Monday, 25 October 2010

Un incubo terrificante

L'intero incubo ruota attorno a una semplice immagine.

E' stato davvero un sogno terribile, e ho meditato se scriverne o meno: diversamente da altri, pure orribili, non ha una trama articolata, ma si condensa tutto in un attimo, senza che ci sia un 'prima' strutturato, nè un 'dopo' risolutivo.

E' un incubo che denuncia soprattutto la mia, la nostra impotenza di fronte al male.
Non conosce etica.

Sarebbe facile vedervi i frutti del seme di recenti notizie di cronaca che giungono dall'Italia fin qui, veicolate dai giornali web e così via, eppure credo che invece mi sia stato suggerito da un video di youtube di una canzone di quasi vent'anni fa.

Sconsiglio la lettura alle persone troppo sensibili - io personalmente ne sono ancora un po' scosso.

Sono in un grande supermercato della mia città natale, un luogo che non esiste e cui da sfondo fanno però le montagne che chiamo per nome e che sono le prime a darmi il benvenuto quando, ormai sempre più raramente, torno a casa.

Mentre mi aggiro per i varii reparti, la mia attenzione è attirata dalle grida di disperazione di una giovane donna: il suo bambino piccolo è sparito.

Immediatamente una grande confusione: arriva il direttore del centro commerciale, dispone subito che tutti cerchino il piccolo, mentre la madre viene accompagnata in una delle salette riservate al personale.

In qualche modo pure io, che non capisco quale ruolo abbia nell'organigramma, li seguo.

Il direttore è rassicurante: spiega che è impossibile che un bimbo lasci l'edificio senza essere visto, perchè le entrate sono sorvegliate da un numero di telecamere, e nessuno può entrare o uscire senza venir identificato.

Nè, questo è sottointeso, nessuno può portar via un bambino senza essere scoperto.

Mentre i tecnici controllano i nastri, altri passano al setaccio l'interno del supermercato.

L'atmosfera ... io la trovo assurdamente rilassata.

Quelle tazzine di caffè sui tavoli, quelle brioches smangiucchiate, quelle chiacchiere da bar mi danno la nausea, e denunciano una superficialità cui non voglio rassegnarmi.

Io sento che qualcosa di terribile sta accadendo.

L'approsimazione con la quale i tecnici osservano i nastri mi disorienta.
A un certo punto chiedo di rivedere alcuni fotogrammi di una sequenza.

Mi deridono.

'Ma non vedi?' dice uno 'è solo un vecchio'.

E' vero: è un vecchio che se ne esce portandosi dietro un trolley ... ma in pochi frames vedo come una lieve protuberanza emergere sulla sua superficie frontale, come di un pugno, o di un cranio di chi si dimena, disperatamente, forse con le ultime forze.

Cerco di convincere i tecnici, gli agenti di quello che ho visto, ma nessuno sembra badare alle mie parole.

Mi sveglio incapace di sopportare quell'orrenda visione.

Ecco il video della canzone di cui dicevo all'inizio.

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