Monday, 18 October 2010

Un Dio marcia con noi

Ritrovata oggi una lettera spedita dal generale Aulo Plauzio a sua moglie Pomponia Grecina all'indomani dello sbarco delle legioni romane sul suolo britannico. Ecco la traduzione della prima parte.

Amatissima moglie mia,

l'oceano ci ha spinto ai confini del mondo, per portarvi le aquile imperiali, per estendere l'opera ordinatrice di Roma anche a quest'isola misteriosa e inospitale che chiamiamo Britannia.

Al comando di Quattro legioni non temo nessun avversario se non quello che alberga nel cuore dei miei uomini, riluttanti ad affrontare un nemico sconosciuto, e forse non fatto solo di carne ed ossa.

Il nemico è spaventoso perchè ignoto.

La vista della nostra immensa flotta deve aver però atterrito questi barbari, che fuggono alla battaglia per darsi all'imboscata, e per studiarci meglio.

E tuttavia, questa gente che pure teme il nostro numero e le nostre armi sembra diversa da ogni altra: i nostri perlustratori ci parlano di riti bizzarri, di cani colossali da guerra, più grossi e corpulenti dei mastini che ci accompagnano dal continente, e io sospetto l'inganno, immagino ci vogliano trascinare lontano dalla costa, lontani dall'unica via di fuga sicura per noi.

Ignoro i motivi per i quali il Divo Claudio abbia voluto muovere un simile dispiegamento di forze per la conquista di una terra che non sembra fertile nè ricca di risorse naturali.

Sembra così diversa questa dalle altre spedizioni: se hanno un senso ovvio quelle contro i Germani, le cui incursioni facciamo bene a temere, o quelle contro l'impero dei Parti, il più temibile tra i nostri nemici e ostacolo ai nostri traffici con il remoto mondo che si estende oltre la Battriana, questa sfugge alla mia comprensione.

Ma io sono solo un generale, e non discuto gli ordini del mio Imperatore.

Questo mio messaggio, che traverserà il mare, le alpi e giungerà a Roma nella nostra casa, vuole però informarti di qualcosa di diverso che non il solito svolgersi dei fatti.

Già in passato ti ho scritto delle imprese che, da semplice ufficiale prima, da generale poi, ho affrontato.

Sai che sono un uomo prudente, e più saggio di molti altri.
Sai che credo agli Dei, e che però li ritengo vivere, come insegna Epicuro, in mondi lontani dal nostro, e che di noi gli immortali abbiano poco interesse.
Sai che non mi può ingannare con la magia dei ciarlatani, sai che mi fido della lama della mia spada molto più che non dei geroglifici dei maghi egizi o dei riti propiziatori dei Parti, che pure sono giunti perfino da noi a inquinare le menti degli oziosi.

Ebbene moglie mia ... ascolta le mie parole ricordando chi te le scrive.

Un Dio marcia con noi!

4 comments:

  1. Stupenda, emozionante. Da brivido!

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  2. A volte mi sorge il dubbio che Dio mi accompagni lungo il cammino contro il nemico...ho l'impressione che mi lasci in balìa dell'avversario, e che ci prenda anche gusto ad abbandonarmi...eppure sono piu' credente di Aulo Plazio...
    Condivido che sia l'ignoto a spaventare, piu' che il nemico in se'.
    Perche' e' oscuro, e non sappiamo quali insidie possa nascondere.
    Solo la consapevolezza puo' permetterci di gestire la paura.
    Arriva un momento nella vita in cui non rimane che buttarsi, perche' e' impossibile percorrere la propria strada rinchiusi dentro la gabbia che ci fa sentire protetti...
    E solo superando la paura per l'ignoto possiamo cercare, e scoprire, lo scopo e il senso della nostra vita.
    Buona giornata!

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  3. Io non credo in alcuna divinità, ma se quella del Vangelo esiste, è come un buon padre, no?
    E allora ama di piu' i suoi figli sofferenti :-)
    E non è onnipotente, altrimenti farebbe di tutto per te Dony!
    L'onnipotenza di Dio è solo un'invenzione dei teologi, vili uomini di marketing.
    Un abbraccio,

    Gio

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