Friday, 29 October 2010

Scrivere un diario

Rileggo a volte questo mio diario: ne ho qualche copia a casa, ne tengo una li sul comodino.

E' di una eterogeneità sorprendente: tra i ricordi d'infanzia, i lamenti, i racconti fantasiosi, l'amore, c'è il ritratto del male, quello personale, quello che non ha il nome della malattia, ma il mio.

Quello di cui io sono artefice non meno che vittima.

Penso di ricordare perfino la prima volta che ne ho parlato, traslandolo dal mondo dei sogni a queste pagine.

E lo ammetto: ho meditato un po' circa l'opportunità di dar risalto anche a questo aspetto non trascurabile del mio essere qui, in questo spazio che non è pero' per me una vetrina, ma un confessionale.

Una vetrina ...

Le persone sono vetrine: espongono la merce in bella mostra, in perfetto ordine.
Perchè bisogna vendere, no?
Perchè bisogna pur ingannare l'acquirente sciocco, sedurre l'indecisa massaia.

E' cosi, spesso, nella vita, e non meno in questi spazi di comunicazione virtuale.

Pessimo venditore di me stesso, ho optato ancora una volta per la verità nella sua interezza, o quasi.

Avrei potuto occultare i tratti piu' vili del mio carattere: addolcire la mia terrificante misantropia, limitare la mia ostinazione insopportabile, attenuare la mia tendenza a non dire mai apertamente quello che gli altri non capiscono da sè.

E tacere sui miei incubi violenti: dare di me, insomma, un'immagine meno spigolosa.

Perchè caso mai non lo si fosse capito lo ripeto un'altra volta a chiare lettere: temo di essere una persona difficile, fastidiosa, una di quelle con le quali non si è mai davvero a proprio agio.

E sono il disinteresse per molti e la franchezza spietata con pochissimi, sempre meno, le due facce di questa medaglia.

Sicchè, avrei potuto mentire spudoratamente.

Oppure dire verità parziali: avrei potuto scrivere 3, 4 diari, uno per ognuna delle mie componenti.

Il diario del malato, quello dell'amante delle donne, quello del narratore da quattro soldi, quello dell'ennesimo poveraccio disgustato dalla politica italiana e cosi via.

Ognuna di queste figure sarebbe stata molto piu' facile, avrebbe trovato, qui e nella vita, accoglienza.

Il sofferente avrebbe ricevuto la compassione dei pii, il Casanova incallito avrebbe forse sedotto virtualmente qualche fanciulletta, le mie fiabe avrebbero magari avuto seguito tra qualche distratto avventuriero, e l''appassionato' di Berlusconi avrebbe avuto facile seguito tra i suoi innumerevoli 'fan'.

Ma io non posso mentire: non nel senso che non ne sono capace, ma nel senso che non me lo posso permettere.

A cosa serve la bugia, quando poi la verità emerge subito, precede ogni possibile inganno?

Io sono tutto nello stesso momento, e qui dentro c'è una lotta senza quartiere per una supremazia che è sempre effimera.
Un tessuto straziato da tensioni che non conoscono tregua: ecco cos'è la mia anima.
E se qualcuno puo' credere a questo punto che sia bello essere per certi versi poliedrici ... non lo nego: è questa l'unica vita che voglio.

Ma è incredibilmente difficile.
Non credo d'aver mai conosciuto una persona sola come me.

Eppure c'è chi è malato, deforme, in modo molto piu' severo.
Eppure c'è chi ama le donne piu' di me.
E di scrittori amatoriali è pieno il mondo.
E di gente che non aspetta altro che il vecchio porco sloggi se ne trova a carrettate.

Non cerco assoluzione, per carità.
Anzi, è proprio la confessione che alleggerisce il disgusto che a volte ho per me stesso, o la tristezza che vuole impossessarsi di me.
Scrivere è trasferire ad un altro che non esiste parte del carico.

L'altro giorno ho voluto sgranchirmi le ossa camminando su e giu' per l'edificio.
Siamo all'ultimo piano: guardare verso il basso nel vuoto della tromba delle scale, vengono quasi le vertigini.

Ho preso un foglio di carta che avevo con me, stupidi appunti scritti a mano, e l'ho lasciato cadere.

La sua traettoria era a zig-zag: non aveva nulla di fluido e semplice.
Il foglietto era come frustato dall'aria che aveva intorno, e scartava, a destra e sinistra, avanti e indietro, in modo imprevedibile e secco.

Ecco: è cosi la mia esistenza.

Leggero come un appunto scritto a mano, incapace perfino di seguire la piu' semplice delle leggi naturali.
E indecifrabile.

6 comments:

  1. Ci piace così la tua esistenza Gio, così come ci arriva... impercettibile eppur così sincera :)

    ReplyDelete
  2. ho conservato un pezzo di carta con degli appunti, perchè li sopra c'era un pezzo di vita che appartiene ad un uomo seppur sofferente, solo, malato e misantropo, ma la cui anima risplende... malgrado tutto.

    Non è confortante, tu resti solo ugualmente e la tua vita non cambia ma questo è, è la tua vita, è Gio e nessun altro... unico.

    Ti abbraccio
    Joh

    ReplyDelete
  3. Sei proprio cara Maraptica :-)

    ReplyDelete
  4. Grazie Joh.
    Adesso inizia un lungo weekend: cerchero' di ricordarmi delle tue parole.

    ReplyDelete
  5. carissimo ti descrivi spigoloso, misantropo ma io vedo un uomo dolce e affabile, intelligente e ironico con mille altre virtù di cui forse nemmeno ti rendi conto.
    La solitudine è dentro di noi anche se viviamo in mezzo agli altri e tu sai che anch'io lo sono e anch'io la amo quanto te.
    So che nel mio passato ho esperienze ricche e variegate che tu non hai ma credimi, si desidera fortemente qualcosa che quando la si ottiene perde il suo significato e soprattutto la sua bellezza. smack!

    ReplyDelete
  6. Questo è qualcosa che mi hanno detto in molti, e che temo.
    A presto!

    Gio

    ReplyDelete