Saturday, 2 October 2010

Pensando al futuro

Torno alla storia di Vera. L'ultimo episodio è qui, mentre un'elenco completo si trova qui. Qui ne parlo in termini generali.

Una mattina dell'autunno di 4 anni fa, all'alba, mentre ancora la città dormicchiava e le strade deserte si riempivano solo dell'odore del pane, io uscivo di casa con uno zainetto sulle spalle, un biglietto di andata e ritorno in tasca e una strana frenesia addosso.

Non ero particolarmente agitata per il colloquio: sapevo che ci sarebbero stati altri candidati per la posizione per la quale mi presentavo, ma da una parte ero piuttosto sicura di me, e dopotutto se pure non m'avessero presa avrei potuto cercare altrove, magari proprio a Berlino, fuori dall'accademia, un lavoro qualsiasi.

La mia frenesia era legata piuttosto all'idea del cambiamento in sè, che prima o poi, li o altrove, sarebbe intervenuto nella mia esistenza.

Dopo anni di omogeneità, di ritmi collaudati e che non si traducevano in monotonia solo per i miei saltuari colpi di testa, tutto sarebbe dovuto mutare.
Non potevo certo pensare di tirare avanti ancora di espedienti, o di vivere in una stanzetta, no?

E poi, timidamente, mi domandavo se, tra colleghi più maturi, non avrei forse trovato qualcuno cui confidare qualcosa di me. Quei segreti che neppure con Jennifer o Pia ero riuscita a condividere, e che mi bloccavano di fatto con entrambe, li avrei potuti confessare, e forse qualcuno m'avrebbe potuto dare quell'assoluzione che, oggi credo un po' scioccamente, bramavo.

E non voglio neppure tacere che dopotutto ero una ragazza di ventitre anni, con tutti i normali desideri di quell'età, e tanti, troppi baci non avevo rubato a labbra innamorate, e troppi abbracci perfetti avevo solo confusamente sognato per sfuggire quelli qualsiasi, beceri che avrei potuto concedermi ogni giorno, per non averne traccia nelle mie fantasie.

L'altro, il corpo ... continuazione in carne dell'anima a volte, semplice ossessione quasi sempre: non ne ero insensibile, per quanto spessissimo castigassi i miei desideri.

Così qualche volta, quando volevo un diversivo per passare le infinite ore del sabato sera, cercavo incontri occasionali, di quelli da cui vuoi scappare quando tutto è finito.

Non avevo più avuto storie dopo quella con Jennifer, solo qualche avventura insignificante, di cui a oggi un po' mi vergogno.

Non per l'idea del 'peccato', ma perchè mi avvicinavo a quei corpi clandestini come in apnea: mi sarei potuta unire al più eccellente dei poeti, alla più appassionata delle letterate, e non me ne sarei accorta, perchè appunto, a priori, mi alienavo. Soddisfavo il bisogno, scappavo e solo poi tornavo in me.

Negli anni d'università in effetti non mi ero risparmiata nello studio, ma non avevo coltivato molte amicizie, nemmeno al dipartimento: un po' distrattamente, forse perchè già di mio lavoravo, non avevo sentito neppure l'esigenza di dover iniziare a pensare a cosa fare dopo.

L'aver fatto la tesi con un gruppo sicuramente tra i piu' avanzati scientificamente parlando, ma composto da persone prive di ogni capacità manageriale, m'aveva forse nociuto per certi versi, e quindi proprio per questo ero pronta ad ogni scelta: non dovevo favori a nessuno, avrei giocato le mie carte con la tranquillità di chi sa di non puntare nulla di così importante.

Nelle ore di quel lungo viaggio, mentre riguardavo la mia presentazione e limavo qualche dettaglio lavorando al mio portatile, e il treno sferragliava correndo veloce nella campagna tedesca, pensavo al mio futuro.

4 comments:

  1. Pensare al futuro...
    Ora come ora, che ansia!!!
    Buona domenica Gio!!!

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  2. Anche a te Dony!
    Spero ti abbiano tenuto un po' di compagnia le mie storie in questi giorni :-)

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  3. La prendono vero?! Ne sono quasi certa... ;)

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  4. Ovvio :D
    E sarà li a Heildeberg che ci incontreremo ;-)

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