Sunday, 31 October 2010

Lo straniero

No, non intendo parlare di Camus e del suo inquietante romanzo.
E se pure dovessi farlo, non dovrei scrivere molto più che una parola, 'onestà' per riassumerne il messaggio terrificante.

Si: il protagonista di quella vicenda famigliare, sentimentale e tragica è soprattutto squallidamente onesto.
E' onesto nel desiderio, la fame non si distingue poi dal possesso del corpo della donna, nelle esigenze primarie, la confessione dell'omicidio per stanchezza e nulla più: per questo sconvolge, irrita, allontana da sè via via tutti, istituzioni, amici, la sua amante.
Ma non voglio parlarne: rimando a un altro giorno, quando magari mi sarò rinfrescato un po' la memoria e non starò improvvisando in modo ignobile.
Ultimamente non scrivo: divago.
Il che per altro non è che una fedele rappresentazione di quello che accade nella mia esistenza recente: non vivo, schivo la vita e le sue umiliazioni.
Ma non voglio parlare neppure di questo.

Carezzavo oggi l'eventualità, finito il mio lavoro qui, di andarmene da questa città perfetta.

Capiterà tutto nei prossimi mesi: in primavera, se tutto andrà come deve.

Mi consolo.
Non mi spaventa più nulla: l'esperienza di questi anni mi ha liberato, da una parte, da alcune paure concrete.
Il freddo lo sopporto facilmente: quindi temperature fino ai 10 gradi sottozero non saranno un limite.
Il cibo, la casa: sono capace di gestire, modestamente, entrambe le cose.
E se non stiro, posso sempre mandare le mie camicie in lavanderia.

Madrid, Dublino, Copenaghen, Berlino, Vienna: nell'area idealmente compresa tra queste città e i confini dell'Italia, dove non posso proprio tornare, non avrei problemi a trasferirmi.

Lo farei domani.

Non ho radici, se non quelle di sangue, che mi tengono legato alla famiglia, quelle che una distanza così modesta non metterà in se.

E quindi: l'esperienza di questi anni mi ha liberato anche da molte paure dell'animo.

Ho ben chiaro cosa voglio fare della mia esistenza: la superficilità caratterizzerà i miei rapporti con le persone qualsiasi, quelle che si trovano per caso al lavoro, per locali.
Quindi che io sia qui o a Berlino, non cambierà nulla: anche li ci saranno le bellissime ragazze russe, le orientali seducenti, le latine appassionate.
Ci saranno le caffetterie nelle quali rifugiarsi quando soffia il vento polare, i negozi di musica nei quali cercare una registrazione particolare di Django, o i fiumi placidi da seguire pensosi.
Di tutto quello che ho capito in questi anni, difficili ma fecondi, non ho più bisogno: perchè il loro retaggio resterà un tesoro prezioso nella mia memoria.
Inestimabile il suo valore, ma per il peggiore dei motivi: eppure sono riconoscente a chi mi ha, più o meno consapevolmente, impartito questa drammatica lezione.

Qui ho finito: ho sprecato qualcosa forse, mi sono scottato ... ma sono soddisfatto.
Conoscevo le mie speranze, nulle, e ho ottenuto più di quanto non fosse lecito, sensato attendersi.
Ma adesso basta.

Mi sento benissimo.

4 comments:

  1. Così come le tue paure sono sparite andando in quella città, affronterai e sconfiggerai anche gli altri demoni... lo so...

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  2. Sai cosa?!
    È per questo che voglio andarmene dal posto in cui vivo...
    Anch'io non ho intenzione di rinunciare al mio io isolato e sistemato in un luogo astratto che basta a se stesso.
    Ma qui dove vivo ho poco spazio per perdermi, non c'è abbastanza vento per volare via, non ci sono abbastanza volti per immaginare mille storie... Ogni volto qui, narra una storia già sentita mille volte, che so già come va a finire! Qui non c'è spazio per la fantasia.... non c'è nemmeno un negozio di dischi dove rintanarsi!
    Scusa la lunghezza, ma non è la prima volta che probabilmente... mi hai ispirato un altro post :)

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  3. Non c'è alternativa, questo è certo.

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  4. Non vedo l'ora di leggere le tue parole.
    Come al solito d'altra parte :-)

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