Tuesday, 5 October 2010

Di nuovo me stesso

E' una giusta lezione di umiltà, quella che il farmaco mi ha dato, per la seconda volta in poche settimane.

L'umore, che consideriamo espressione dello stato dell'anima, si riconduce spesso a semplici equilibri fisologici turbati o indotti da agenti esterni esprimibili in asettici termini chimici: ormoni, principi attivi, concentrazioni.

E se pure sono convinto che ci sia una predisposizione, comunque fisica ma almeno nostra, indipendente da altro che non sia la nostra struttura fin dalla nascita, perfino il ruolo della memoria mi sembra influenzato dalla meccanica piu' che da noi stessi, dal caso e dalla necessità delle leggi fisiche piu' che dalla nostra volontà di fissare qualcosa che sentiamo di amare, o di lasciar evaporare qualcosa di inutile.

Attitudine, memoria: elaborando sempre l'una l'altra, alterandosi continuamente a vicenda, nella loro somma è immersa quell'anima impossibile da definire, e cosi leggera da essere disarcionata, subordinata a minimi cambiamenti di quello ci circonda, di quello che assumiamo.

Ecco pero': sento ora ritirarsi l'onda lunga dell'euforia indotta dall'interruzione della mia cura.
Poche ore sono necessarie per vivere le diverse fasi del mio disintossicarmi.
Ed emerge di nuovo dalla confusione la mia anima autentica: fino alla prossima volta, ben inteso, quando sarà soggetta, dominata da un qualunque fattore esterno.

Esattamente come già vissuto, torno a vestire i miei panni ordinari, quelli distinti dalle stracciate vesti del patetico morente, e pure diversi da quelli colorati dello stolto che ride in abbondanza.

Torno ad adagiarmi sul giaciglio onesto del pessimismo che tutto nasconde al proprio interno: il destino mio, ma quello di ogni uomo, la solitudine della mia esistenza, e quella di ogni particella dell'universo.

Qui, libero dall'influenza del farmaco che comprime il cervello, lo sento ora irrorato di nuovo dal sangue, e vi giungo, finalmente, vecchio.

Mi tornano alla mente un passo delle Memorie di Adriano e un'intervista a Mario Soldati: due fotografie entrambe perfette se pure diversissime della vecchiaia.

In un passo delle Memorie, la Yourcenar in poche parole descrivere l'ottundersi della mente del vecchio imperatore Traiano: alcuni suoi piccoli difetti, al pari di talune virtu', la vecchiaia ha tramutati in grossolani oscillazioni d'umore, triviali scompensi di una ragione ormai persa.

La vecchiaia ha mutato le passioni di un giovane in grottesche ossessioni, e il genio è stato destituito dal capriccio ridicolo.

Mario Soldati visse invece una vecchiaia diversa, che dopotutto è quella che io, a 32 anni, sto pure vivendo, da almeno un anno e mezzo.

Un giornalista chiede: "Cosa significa vecchiezza per Mario Soldati a 75 anni?"

La risposta è schietta e autentica.

'Eh si lo so, purtropo non si è piu' giovani. Ma per fortuna non si è piu' giovani! Ci si è liberati da tanti ossessioni.'

E continua aggiungendo lo scopo della vita:

'Io voglio dire quel proverbio, antichissimo proverbio, credo ci sia in tutte le lingue: quando sei nato tutti intorno a te ridevano e tu solo piangevi. Beh, lo scopo della vita è questo, che quando tu muori tutti attorno a te piangono, e tu solo rida.'.

Ecco: non credo di essere già contaminato dalla vecchiaia di Traiano, ma sono vecchio nel senso di Soldati.
Sono libero dalle ossessioni: forse solo in cerca di nuove, ma sicuramente ora libero, e quindi spaesato perchè, anagraficamente, sono ancora giovane.
Piu' solo di prima, quando ero escluso: ora sono io a evitare con attenzione scrupolosa quasi tutto, quasi tutti.
Non gioco piu', e non posso essere deluso ('deludere' ... letteralmente 'farsi gioco di').

E quello che pure provo non lo riesco piu' a ricondurre agli usati sentimenti: io, che ne ero colmo, che provavo amore destabilizzante, totale, io che ero commosso dalla tenerezza, io che ero fuoco per un batter di ciglia, e furia per una smorfia, sono ora immobile, come ortogonale a tutto cio' per cui ho palpitato fino a ieri.

Questi fattori esterni ormai non hanno piu' presa sulla mia anima: mi domando se sia questo un traguardo, come inteso da Soldati, o una sconfitta.

Forse compongo con la mia esistenza un'espressione di bellezza, o di poesia?
Forse nel mio sconcerto rivive l'animo sconsolato di un altro piu' grande, ritrovando le cui orme, le opere, mi sentiro' accompagnato in questo viaggio verso la fine?

Mi capita poi ogni tanto di trovare in un incontro imprevedibile, perchè io mica potevo immaginarti, o in una cena organizzata all'ultimo minuto con un amico, quell'attrazione gravitazionale che agisce perfino a distanza infinita.

Ma non so darne un nome preciso: la vita ha cancellato diagrammi, elenchi, disegni, e di nuovo eccomi qui, con la mia tabula rasa.

Una cosa sola ho capito: questa attrazione misteriosa è l'ultima legge di natura cui sono soggetto.

6 comments:

  1. E finchè senti quella... (misteriosa che voglia essere) sei vivo. E lo sei Gio, si legge parola dopo parola, lettera dopo lettera. Autentico o soggetto a cura farmacologica, sei vivo molto più di tanti che credono di esserlo ;)

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  2. Caro Gio,
    Mi hai fatto venire in mente come una mia amica, ex tossicodipendente, facendo una conferenza a dei bambini spiegò che cos'era una droga e come questa influenzasse le sensazioni: se ne assumi una piccola quantità, le difese del corpo l'attaccano ed al momento della vittoria c'è una sensazione di euforia. Quando ne assumi in quantità maggiore o accumuli piccole quantità, le difese del corpo tentano di aggredire la sostanza ma soccombono ed avviene l'apatia e se la quantità è davvero massiccia si muore.
    Sì credo che sostanze esterne o condizioni fisiche alterano gli stati d'animo attraverso reazioni chimiche. Rimane il fatto che ciascuno di noi reagisce ai medesimi fattori in modi differenti. E questo è un piccolo sintomo dell'unicità degli individui.
    Quella cosa impalpabile, incomprensibile, impossibile da spiegare e da misurare che qualcuno chiama anima, altri il sé ed altri con nomi differenti è il nucleo, l'essenza di noi. E' ciò che rende gli individui diversi l'uno dall'altro in modo così totale che anche due corpi con lo stesso esatto DNA rimangono comunque separati, distinti ed unici.
    E per quanto riguarda l'età, se fosse vero che abbiamo vissuto migliaia di vite prima di questa... quanto vecchi potremmo mai essere? Quanto potremmo aver vissuto, scoperto, amato, odiato, desiderato...?
    Perdona il lungo commento... non ho potuto farne a meno...
    Buonanotte caro amico.

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  3. Non so definire la vecchiaia e non so definire la giovinezza. Ogni stadio sdella vita ha la sua peculiarità. Noi viviamo. A volte ne siamo consapevoli, a volte no.
    Abbiamo la facoltà di pensare e di provare dei sentimenti e quando questo accade in maniera introspettiva ci rende più sensibili rispetto ad altre persone.
    Se dovessi dare una misura alla tua vecchiaia da 1 a 10.... beh, direi 3. I vecchi, quelli veri, spesso non hanno più voglia di vivere e questo non mi pare il tuo caso. Tu hai bisogno di "vita"... e la stai cercando "come la vuoi tu", con le medicine o meno, purchè sia vita.
    Questo non fa di te un vecchio....

    :o)
    Un abbraccio
    Joh

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  4. Vivo ... sepolto vivo ;-)

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  5. Se pure non abbiamo vissuto migliaia di vite ... ne abbiamo avute esperienze indirette.
    Di questo sono convinto.
    Grazie Enrica :-)

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  6. Joh, se ci si lascia andare va solo molto peggio.
    Questo non lo ignoro :)

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