Monday, 11 October 2010

A casa



Sono tornato a casa.

Qui è tutto come l'ho lasciato, ovviamente.

Nelle vetrinetta i CD sono ancora in disordine come sempre, il letto è sfatto, manca il detersivo per i piatti e la segreteria telefonica dice 'Nessuna chiamata'.

Apro il frigorifero: come temevo, gli Yogurt stanno scadendo, e quel mezzo dado ormai è da buttare.

La polvere, quella si, ha coperto un poco alcune superfici.

Un tempo, con il dito, mi divertivo a scrivere nella polvere.

Un 'ciao mamma' sulla cornicie di un quadro a casa dei miei genitori, quasi impossibile da vedere e che chissà dopo quanto tempo che l'avevo scritto mia madre lesse, o un nome.

Il 'suo' nome.

E ora lei non esiste, la polvere non è più una gioco, ma solo una gran seccatura.
E così sarà la neve, e le foglie non comporranno più un nome che il vento cancellerà, e quella lavagna sarà semplicemente per annotare sciocchi appunti, o inutili memo.

Tu ...

Riempivi tutto: tanto più ti sognavo, tanto più dilatavi il mio universo.
Tutto era un pretesto per pensarti, per desiderarti.
E tutto quello che ho immaginato, ora esiste solamente come vuoto.

Nella mia mente ho visto centomila città che avremmo attraversato: ora sono centomila catacombe popolate da spettri.
Leggevo poesie, opere teatrali, canzoni, e tu eri in ognuna l'eroina, l'amata, la sventurata: ora mi sento fissato con severità da ognuna di quelle figure, come volessero sdegnate punirmi dei miei errori.

Non c'è una sola molecola del mio corpo che ti sogni, non una cellula che ti desideri.

Tutto è precipitato: ora è solo indifferenza nella migliore delle circostanze, fastidio quando mi rendo conto di come mi sono ridotto a causa dell'indifferenza altrui, tua anche, ovviamente.

E se sono felice di riuscire a fare a meno di te, ancora mi dispero per non essere capace di ricominciare da capo.

Per quello, probabilmente, dovrò aspettare 'la mia nuova vita', quella nella quale nè tu nè altri non avrete neppure il minimo ruolo di collega, o di vago conoscente.

Nel frattempo, per distrarre la mente, continuerò a tenere gli occhi aperti, a cercare i più malinconici tra quelli che per caso incontrerò, e confrontare il mio vagabondare con quello di chi non ha alcuna meta, e non è irretito da null'altro che il vuoto indotto dalla stupidità.

Quando li trovo, non aspetto più di cinque minuti prima di dirlo.

L'ho fatto ieri, ad esempio.

Da un po' chiacchieravo con una ragazza: occhi svegli e un po' sfuggenti, lievemente stanca e dentro - ne sono convinto - incandescente.
Ne saggiavo l'equilibrio con qualche parola che forse a un primo incontro non si usa spesso, la sorprendevo con un umorismo inatteso e che pescava nel piccolo e nell'immenso.

La sfidavo guardandola dritta negli occhi, per poi voltarmi all'improvviso e cercare quelli di una sua amica per farne mia complice in qualche trama a suo danno.

Gio: 'Bene, adesso parliamo di cose serie. Sono molto contrariato da Sergio'
Elisa: 'Come mai?'
Gio: 'Ma come: ti conosce da 15 anni e non ci ha mai presentato prima? Ma che razza di amico è?'.

E voi?

Quando avete un buon amico, un'ottima amica, non li presentate agli altri buoni amici, alle altre ottime amiche?

Io non sempre: è ovvio che non posso mettere assieme l'acqua e il fuoco, e io conosco acqua e fuoco.

Ma quando intuisco una chimica comune, o per lo meno non incompatibile, mi sembra naturale farlo.

Ora, immagino che i miei amici mi vedano alcuni come azoto liquido, altri come calce viva: io stesso non mi presenterei a molti dei miei amici, figuriamoci a degli sventurati che il caso non ha voluto mettere sul mio cammino.

Eppure ... non so, a volte resto un po' stupefatto.

Curioso.

E' nato tutto così il mio fastidio di cui parlavo sopra.

Perchè alle volte sembra davvero naturale avvicinare o unire due destini: mettere assieme i capi di una stessa fune, sembra obbedire a una legge di natura.

Ma, evidentemente, c'è chi non mi ha considerato sensato al punto da escludermi coscientemente, e invece avallare, propiziare qualcosa che ho dovuto imparare a considerare diverso da me.

Ecco: è nata così la mia consapevolezza, quella cruda e di cui non mi dimenticherò mai.
L'essere stato 'escluso' ha messo la firma in calce alla mia espulsione dal 'mondo'.

Sono le azioni, molto più della parole, a enunciare la verità.

PS: ovvio che con Sergio non ho nessun problema, nè con altri che potrebbero leggere queste righe.

12 comments:

  1. Per esperienza personale Gio, butta il dado, per favore butta il dado; una volta ne ho lasciato uno nel frigo, è andato a male, beh, se l'inferno ha una puzza è quella lì!


    Comunque, la risposta alla tua domanda è: dipende da quanto mi piace la mia amica :D

    ps
    la parola antispam per 'sto commento è proci O___o

    ReplyDelete
  2. E le amiche? Perchè le amiche non mi presentano le loro amiche? :D
    E poi via ... essere gelosi di me è IMPOSSIBILE.

    Vabbè, torno nell'abisso :-)

    Ciao caro, e grazie del consiglio :D

    ReplyDelete
  3. Caro Gio,
    io lascio che tutto faccia il suo corso... A differenza di quel che capitava un tempo, adesso ho relazioni piuttosto esclusive con i miei amici, forse perché ciascun rapporto è molto più profondo e non ho mai concepito le confessioni di gruppo... Ci sono cose di cui parlo solo con certe persone e di cui non accenno con altri e viceversa. Ho presentato i miei amici gli uni agli altri ma, non ci crederai, la conoscenza tra di loro non ha mai attecchito, non hanno mai cominciato a cercarsi o frequentarsi e sono rimasti individui... Non so dirti perché ma forse è solo il fatto che sono tutti molto diversi gli uni dagli altri. Come mai sono tutti amici miei... è un altra storia...
    Buonanotte!

    ReplyDelete
  4. Cara Enrica,

    per me è due il numero perfetto.
    In tre si può ancora andare d'accordo, ma è difficilissimo.
    Io non ho mai cercato 'il gruppo': l'ho al limite considerato per discussioni dotte o stupide, quasi triviali nelle quali indagare la scienza, o ridere a crepapelle.
    Ma per l'oggetto del mio amore - l'uomo - non voglio che due occhi nei quali specchiarmi, un cuore al quale sussurrare.
    Eppure ...
    Eppure mica esisto solo io al mondo.
    Non posso significare poi molto per l'altra persona, ne sono ultra consapevole.
    Per questo io ho già in testa che X dovrebbe incontrare Y: io servirò al limite da contatto, ma poi saranno loro a costruire o meno.
    E se pure non accadrà nulla, non sarà tempo perso.
    Mi godo la mia assenza di gelosia come un privilegio quasi divino :D
    Faccio attenzione a tenere a freno il mio perenne senso di inferiorità rispetto gli altri, forse proprio evitando di 'essere li' mentre loro due sono assieme, ma sento moralmente l'obbligo di 'donare' la conoscenza di un 'amico' a chi amo :).

    ReplyDelete
  5. Non so, qualcosa mi sfugge...
    Non sarà che gli amici in qualche maniera invece ti temano (nel senso che sanno che hai dei gusti "difficili") oppure semplicemente non ci pensano?
    Credo sia solo il caso a mettere in comunicazione due persone. Capita di incontrarsi, così, un giorno qualunque. Bisogna però essere "aperti" a questo incontro...

    Ti abbraccio
    Joh

    ReplyDelete
  6. Perchè non tutti gli amici possono diventari amici di tutti. Che ne dici? Si capisce? Anche l'amicizia a volte, è una cosa che va tutelata. Mica si da via come il pane! ;)
    Dado, yogurt... c'è molto da rivedere nella tua alimentazione! Eh eh eh...
    ;)

    ReplyDelete
  7. Fidati Gio, ho ancora nel naso quella puzza!!!

    Le amiche che non presentano le amiche sono terribili ma, comunque, non mi fido proprio di quelli che sembrano soggetti di cui non si potrà mai essere gelosi!

    ReplyDelete
  8. forse, Joh, davvero 'non ci pensano'.
    Sembra pure peggio :D

    ReplyDelete
  9. Certo Maraptica, infatti mica parlo di 'standard'.
    Ma a volte, credimi, è davvero scontato.

    ReplyDelete
  10. Allora devo attuare grossi cambiamenti Baol :D

    ReplyDelete