Tuesday, 28 September 2010

Vera è ...

Ricomincio a raccontare la storia di Vera.
L'ultimo episodio è qui, mentre un'elenco completo si trova qui, invece qui ne parlo in termini generali.

Non mi convinsi mai che con Jennifer sarebbe durata a lungo: non lo desiderava io, e forse lei, così timida quando si trattava di sentimenti, propri o altrui faceva poca differenza, in cuor suo un po' lo temeva.

Nè io nè lei, inoltre, eravamo omosessuali, lo sapevo bene.

Stavamo bene assieme, e sono convinta che quei gesti folli, come andarle incontro, in un'intervallo tra due lezioni, e giocherellare un po' con il suo maglione, o passarle una mano tra i capelli, o darle un pizzicotto a un fianco, ripetendo cioè gesti che, nell'intimità, precedevano quelli dell'amore, le dessero delle autentiche scosse di vitalità.

Era la sua vergogna, il doverla in qualche modo gestire, che faceva battere all'impazzata quel cuore che, finalmente, si scaldava, gemeva, prendeva coscienza del proprio diritto di esistere.

L'avrei svezzata a furia di baci improvvisi nei bagni pubblici o nei camerini dei negozi, tenere carezze sul vagone del tram, e scosse adrenaliniche, sempre, ovunque.

Nei pochi mesi in cui siamo state amanti, credo d'averla liberata di molte paure, e d'averla accompagnata, consapevolmente, fin là, dove le nostre strada per forza di cose si sarebbero divise perchè ne avrebbe trovate di nuove.

Non ho mai rimpianto il giorno del nostro addio: per quello io avevo profuso i miei sforzi, sollecitato il suo coraggio, discusso per ore e ore sulla convenienza di tenere un po' di più anche alle apparenze, perchè è sempre dalle apparenze che si inizia un rapporto umano, perfino quello più platonico.
E tra le apparenze, è ovvio, non annovero solo la bellezza, il portamento, la grazia, ma anche una certa brillantezza di spirito, un'ironia sottile, un minimo di narcisimo.

La Jennifer che avevo stretto tra le mie braccia la prima volta era intimorita dal mondo: per lei, che si sentiva inadeguata per tutto, tutto era irraggiungibile, interdetto.

E invece la Jennifer che mi scrive ancora oggi, e che mi parla del suo uomo, 'il meno incolore degli ingegneri Verissima, credimi!', e che mi racconta dei paesi che visita con immagini vive, di una nitidezza che io non saprei eguagliare, e che amo ora più di prima, ha finalmente il giusto rispetto della propria persona.

Forse in quei mesi le mentivo, dimostrandole molto più coraggio di quello che non avevo, una sicurezza di me che non esisteva, una forza che avevo invece smarrito da tempo.

E forse molti dei rapporti umani non si risolvono che in un dolce mentirsi reciprocamente: un farsi forza a vicenda, un sorreggersi l'un l'altro, sapendo che chi oggi ci aiuta, un domani avrà bisogno di essere rincuorato, e che chi oggi, disperato, riceve i nostri doni, un domani sarà prodigo con noi.

Con lui sarebbe stato diverso.

Ci saremmo ritrovati a precipitare in un abisso infinito ma senza fondo: e se la speranza di salvezza non c'avrebbe mai consolato, avremmo dimenticato, per la prima volta, il significato della parola che perseguita gli individui.

La solitudine con lui sarebbe stato qualcosa di cui avrei sempre parlato al passato.

6 comments:

  1. Si crede di essere "intimi" nei rapporti, ed invece spesso non si manifesta che una parte di noi stessi. Difficile è correlarsi mantenendo le nostre peculiarità: a volte ci si adegua, per luoghi comuni o semplicemente per timore.

    SIamo ben lontani da rapporti liberi e profondi.
    Un abbraccio
    Joh

    ReplyDelete
  2. Ero ansiosa di leggere il seguito, ci speravo insomma... Spero di non perdere troppi passaggi alla mia partenza. In tal caso mi metto sotto al ritorno e recupero ;)

    ReplyDelete
  3. Dobbiamo cercare la nostra Vera Joh :-)

    ReplyDelete
  4. Quando parti Maraptica?
    E soprattutto: quando torni? :)

    ReplyDelete
  5. Parto domani e torno domenica. Sto via poco. Ma visto la frequenza con cui posti!!! :)

    ReplyDelete
  6. A presto, avventuriera :-)

    ReplyDelete