Friday, 24 September 2010

Poterselo permettere

Mi viene in mente un antico detto latino, tra i piu' semplice e noti:

'Primum vivere deinde philosophari'.

Il suo significato appare ovvio: prima vivi, poi dedicati alla filosofia.

Ci si puo' interrogare tuttavia circa un messaggio implicito insito in questo detto: è necessario vivere, ovvero essere in condizioni di agio, per poter fare della filosofia?
Oppure si riduce davvero questa massima a un vago consiglio, a un ammonimento pragmatico per scongiurare un mondo di dotti lazzaroni?

Dopotutto se è vero che 'Mens sana in corpore sano', nessuno ha mai esplicitamente suggerito che in un corpo malato, come a dire in un'esistenza tribolata, la mente non possa essere agile, capace, saggia.

Ne ignoro la ragione, forse va ricercata nell'esempio di mio padre, o in un'attitudine ancora piu' remota, o forse semplicemente nel caso: ma in tutta la mia esistenza, forse perfino da bimbo, dopo che la malattia calo' su di me con la sua irruenza, mi sono dedicato un po' troppo alla filosofia, che a seconda dell'età e delle condizioni possiamo chiamare anche sogno, speranza, poesia.

Si, lo so: in qualche tragedia Greca un qualche vecchio, eccelso, poeta ammonisce un giovane a non unirsi a Socrate.
Socrate, nell'idea tragica di questo sommo cantore, condurrà lontani dalla poesia, e per duemila anni, dicono i critici, non si potrà piu', l'uomo, liberare dal suo carisma.

Ma se è vero che il messaggio di Socrate non è poetico, lo è la sua esistenza.
La poesia nasce dal contrasto, e puo' nascere in ogni istante, ovunque: è in una goccia di sudore sulla fronte di un malato, nella veemenza di un'accesa discussione.
E cade con la pioggia che ci sorprende nella notte ed è i tuoi occhi grigi e infiniti.

Io facevo filosofia quando non vivevo, quando forse non me lo potevo permettere, perchè ero somma di parti troppo diverse tra loro perchè non ne patissi tremende, laceranti sofferenze.

Componenti di me morivano, ma non si rassegnavano al loro destino.

E adesso ... adesso mi sono allontanato talmente dal senso comune, dalle esigenze naturali, dai desideri scontati ... che me lo posso permettere.

Finalmente sono 'uno'.

E mi permetto tutto: Socrate, Giacomo, Schubert, Schiele ...

E quei mille volti che inseguivo un tempo senza mai trovarne che l'ombre, quelle mille voci che popolavano i miei sogni e si dileguavano all'alba, non mi tormentano piu, perchè non è piu' il desiderio che mi muove, non l'istinto che ci rende schiavi della selezione naturale.

Il 'tu' di un tempo era motivo di squasso e lacrime, era promesse sussurratemi da me stesso, era delusioni.

'Tu' ora sei luce e quiete.

4 comments:

  1. E non ti sembra un buon traguardo?

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  2. Magnifico mia cara :-)

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  3. Non so bene cosa c'entri, ma leggere questo post ascoltando "vita nostra" di Morricone, mi dà belle sensazioni.
    No, non che voglia paragonare la mia vita alla tua. Non avrebbe senso, ognuno ha la sua di vita.
    Si possono trovare alcuni punti in comune, certo, con altre persone, ma nulla di più.
    Ma in comune abbiamo la vita, quello è sicuro.

    Prosit

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  4. Prosit a te, caro Marco :-)

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