Monday, 27 September 2010

Monatto

Mentre ero giù nel grande supermercato del centro, ogni tanto ci vado per fare provviste un po' più varie che non il solito pane, il consueto succo d'arancia, l'abituale insaccato, e mi facevo rapire da un'altra ragazza in viola (che sia la moda di quest'anno?), mi sono tornati in mente, non so come, i monatti.

Assurdo: ero proprio li a rimirare questa bella ragazza in soprabito viola e stivaloni neri di pelle, lucidi ed eleganti, quando, sarà stato il color morte di quell'abitino, mi sono immaginato venirmi incontro tra la folla un Monatto, con la bacchetta sottile stretta in mano.

L'ho riconosciuto subito, anche se nascosto dietro una maschera da beccamorto, con il naso infilato in una protuberanza piena di spezie ritenute miracolose. e il corpo sterile riparato dalla sua tunica scura e impermeabile.

Monatto: 'Ciao Gio'.
S'avvicina silenziono, guardandosi attorno, quasi volendo assicurarsi di non essere sentito da nessuno.
Gio: 'Ciao Monatto, come va?'.
Gio è tranquillo: non ha problemi con nessuno, neppure con i temibili Monatti.
Monatto: 'Io bene. Sono sopravvissuto al contagio, e ora sono immune'.
La peste ... tutti perdono la ragione per la peste.
La smarriscono prima del contagio, per paura di moririne e quando poi ne sono immuni non la ritrovano: e si dimenticano spesso i freni inibitori, e si lasciano vincere da passioni travolgenti, le peggiori talvolta.
Gio: 'Bene per te, sono contento'.
Gio si è già annoiato della conversazione.
Un attimo di silenzio.
Il Monatto si fa quasi magnanimo e caritatevole.
Monatto: 'Sono qui per te, lo sai vero?'.
Gio per un attimo di desta dal torpore. Sorride e guarda serafico il suo interlocutore.
Gio: 'Che vuoi da me?'.
Circospetto, sottovoce, aggiunge ...
Monatto: 'Sono qui per prenderti e portarti al lazzaretto: sei infetto'.
Gio ridacchia divertito.
Gio: 'Ma io non sono mai stato così bene in vita mia.'.
Avviciandosi, nel suo portamento artefatto e ora un po' intimidatorio ...
Monatto: 'Ma io sono convinto che tu sia ormai infetto, anzi: spacciato. Dai, non fare scenate, non cercare di prendere la pistola'.
Ecco: di nuovo Gio si sta spazientendo. Monatto, non avrai altre possibilità, questo vuole intendere dicendo ...
Gio: 'Amico mio, ti confondi'.
Il Monatto si fa coraggio ... si fa via via più minaccioso.
Monatto: 'Sei stato esposto al contagio a lungo: non puoi non essere infetto!'.
Gio pregusta il gioco ...
Gio: 'Stai giocando con il fuoco Monatto, non equivocare sul rispetto che ti devo in quanto spazzino, non confonderlo per infinita pazienza.'.
Il Monatto vuole pure darsi un contegno, vuole un'alta giustificazione per il suo basso lavoro di carogna dedito a sminuzzare carogne.
Monatto: 'Sempre così siete: vi rifiutate di accettare la realtà. Ma adesso basta: se non verrai con me con le buone, userò la forza. Voglio i tuoi tesori, e sono pronto a tutto per mettervi le mani sopra, a tutto!'.
Gio sorride, si avvicina il momento del divertimento.
Gio: 'Finalmente la verità! Ma dimmi: donde ti viene questa sicurezza grande uomo? Cosa ti fa pensare che la tua forza, misero cencioso che non sei altro, possa vincermi?'.
Monatto sta perdendo la pazienza, e la lunga conversazione, i toni ora concitati. potrebbero incuriosire altri Monatti.
Monatto: 'Alla peggio dirò che sei un untore, e sarà la folla inferocita a sistemarti'.
Siamo al gran finale.
Gio: 'Idiota. Io sono davvero un untore, e ho una bella sorpresa per te: un nuovo morbo, cui tu, patetica nullità, non sei immune, e che ti condurrà alla tomba prima che cali la notte. E non ti salveranno le tue sciocche spezie, e ti verranno a cercare altri Monatti, e piangerai, e maledirai la tua presunzione e l'ingordigia'.
Gio con uno scatto s'avventa sul suo Monatto, gli stringe i polsi, quindi incide con le unghie la sua pelle: ne sgorga del sangue, che al contatto con la pelle di Gio si fa verdognolo.
Monatto impallidisce, e ancora non si rende conto forse che è già la fine ...
Monatto: 'Untore! All'untore gente!'.

Ma non fa in tempo a continuare che subito la voce gli si mozza, la gola si riempe di sangue e muco, ed è a terra paonazzo, e non riesce più a respirare.

Hai giocato con il fuoco Monatto: tu, pupazzo, burattino, ti sei rivoltato al drammaturgo e ora non puoi che versare lacrime, le tue ultime, e tremi, e vuoi fuggire ma non hai forze.
Già gli altri Monatti ti sono intorno, già ti immobilizzano, ti legano e gettano sul carro, e si dividono i tuoi tesori, quelli che hai rubato a poveri innocenti.

Non giocare con il fuoco, non giocare con me: non sei nulla, Monatto!

Non ho idea di cosa ho appena scritto, lo giuro.
Mi vergogno, per certi versi, del frutto della mia fantasia, e mi rammarico d'aver scritto tanto malamente.
E' una grande allegoria suppongo: il Monatto è la vita qualunque, di chi è ormai immune dalle passioni, dai sogni.
Il Monatto è dedito al consumo delle risorse altrui, incapace di altro che non predare tutto e tutti.
E io?
Perchè io sono un untore?
Lascio la risposta a un domani.

7 comments:

  1. Ho risposto via mail.

    Un abbraccio
    JOh

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  2. Mi sa che l'insaccato è scaduto Gio, dai una controllata in frigo...

    :D

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  3. Una specie di incubo in pieno giorno...
    Fa pensare che l'odio e la malvagità debbano essere combattute da altrettanta malvagità... alla fine non vince nessuno...
    Buona Giornata, Giò...

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  4. Caro Baol, sono le medicine maledette!
    Sono loro le vere untrici, le sirene che da una parte allettano e dall'altra ti fanno impazzire!

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  5. E' un dilemma questo, cara Enrica, come combattere il male, che attanagglia da sempre l'uomo.
    Io scendo dal ring di solito.

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  6. Grazie Joh!
    E ringrazio anche un misterioso Anonimo che ha scritto e poi cancellato il suo commento.

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  7. Lu, per motivi ignoti i tuoi messaggi non vengono pubblicati.
    Oggi ho notato comunque alcuni errori, vediamo un po' come evolve la situazione.

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