Wednesday, 1 September 2010

L'invidia

Ieri sera rileggevo una vecchia, scarabocchiata antologia latina.
E' piena di vecchie note scritte a penna, qualche disegno stilizzato qua e la, il titolo di una canzone sotto un canto di Virgilio o un'Ode di Orazio.

Mi rammarico di non riuscire piu', in latino, ad andare oltre qualche semplice detto, quelli che, di tanto in tanto, a volte in modo insulso, mi piace declamare ai quattro venti.

Leggevo di Orazio, e l'occhio mi è scivolato su un paragrafetto sull'Invidia (non lo ritrovo ... non vorrei essermi sognato tutto!).

Pare che invidia derivi da 'invidere', ovvero 'sottrarre all'altro' (dovrei rincontrollare, ma appunto non trovo più la nota).

E mi è apparsa, ancora una volta, l'individa, in tutta la sua stupidità, la sua cruda efferatezza.

Sottrarre all'altro qualcosa di cui spesso non sapremmo che farci, essere invidiosi insomma, equivale semplicemente a trascinare un'altra persona nelle nostre medesime condizioni di infelicità.
Mi rallegro: poche volte ho ceduto al fascino maligno della gioia infame, la schaudenfreude di chi gode del dolore altrui.
Ma non basta: dobbiamo, o almeno devo, imparare, di nuovo, a concorrere alla felicità altrui.
Almeno di quella delle persone che amo, e di cui ormai mi sono dimenticato tutto.

E però mi domando: perchè devo essere io, sempre io, a fare il primo passo?
E poi il secondo, e il terzo ... fino a rendermi conto di girare in tondo?

Perchè tu non perdi una buona volta la bussola, e inizi a fare qualcosa di insensato, come ad esempio scambiare quattro parole con me sul balcone?

L'autunno sta per arrivare: non avremo più molte possibilità quando il freddo dei venti, la pioggia insistente, ci terrà sigillati nei nostri uffici, o ammassati in locali chiusi, dove saremmo troppo vicini a centomila altri per poter essere 'Gio' e 'te'.

'Te' di cui so a malapena il nome, e di cui non saprei riconoscere la figura in mezzo ad altre centomila.
Però ho immaginato il tuo cuore gentile e ferito quel giorno in cui ti ho visto piangere in disparte, quando gli uffici si erano ormai svuotati, e solo pochi ritardatari giravano per i corridoi.
E ho pensato alle ore di quel tuo giorno, in cui, afflitta, non attendevi altro che un po' di solitudine per poterti liberare di quel pianto.

A te che hai pudore delle tue lacrime, vorrei donare la mia pazienza.
I tuoi ostinati silenzi combacierebbero con i miei, sai?

Vorrei che tu la prossima volta non fossi sola, e che ci fosse la mia mano stretta alla tua.
E carezzerei i tuoi bei capelli un po' in disordine, e ti accompagnerei a casa, e ti cucinerei un piatto di pasta, e vedrei i tuoi occhi lucidi chiudersi alla notte.

Tutto qui.

6 comments:

  1. Se dovessi assegnarti una parte da protagonista per una commedia... tu saresti Cyrano de Bergerac.
    Non so se questo ti rallegra ma lui è un personaggio a me caro!

    Un abbraccio
    Joh

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  2. Caro Gio,
    l'invidia è la malattia di coloro che hanno perso di vista se stessi.
    Ciascun uomo su questo pianeta è un pezzo unico, raro e, proprio per questo, così prezioso da essere inestimabile. E' inutile provarci, non saremo mai uguali ad un altro. Possiamo avere le sue cose ma non potranno mai renderci uguale a lui.
    Se ciascuno di noi scoprisse chi siamo, non solo potremmo godere di quel senso di completezza che ci manca così tanto, ma saremmo in grado di dare agli altri con una generosità che non potrà che essere contagiosa...
    E' dolcissimo questo tuo modo di amare a distanza, di immaginare l'amore al di là del balcone...

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  3. Cara Joh, non è la prima volta che mi sento affiancato a Cyrano.
    Beh, mi lusinga alquanto ;-)

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  4. Dici benissimo Enrica.
    L'invidia che si ha degli altri fa soprattutto male a noi stessi, perchè appunto perdiamo di vista noi stessi.
    Grazie!

    Gio

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  5. E' vero, l'invidia e' il problema di chi e' talmente insicuro da non poter immaginare di riuscire a procurarsi delle belle cose (soddisfazioni, interessi) e l'unica soddisfazione che trova e' distruggere quelle degli altri.
    Sono davvero ammirata dalla dolcezza e generosita' con cui desidei prenderti cura di una persona soffernte.

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  6. L'ho cercata ancora quella frase, ma senza successo.
    Che mi sia sognato tutto?
    ...
    Ben tornata!

    Gio

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