Saturday, 18 September 2010

L'eterna canaglia mediterranea



'L'eterna canaglia mediterranea'.
Ho trovato questa definizione in 'Care Memorie', straordinario romanzo di M. Yourcenar, il mio scrittore preferito.

Li viene attribuita, se non ricordo male, ad un furfantello greco che un avo della Yourcenar, non ricordo i dettagli, si era preso briga di consegnare alla giustizia (credendo, follemente, che la giustizia in un paese di autentiche canaglie potesse essere paragonabile a quella di un paese di ipocriti benpensanti).

Ho letto, o meglio, divorato questo libro diversi mesi fa: mi proposi, una volta finita la lettura, di scrivere qualcosa a proposito delle sue denunce ambientaliste decisamente pionieristiche, della malinconia di cui sono intrise tutte le vicende narrate, che si sa benissimo finiranno con la morte, eroica, scontata, vile, crudele, dei protagonisti.

Ho sempre rimandato però perchè, ed è sempre così con i suoi libri, la lettura non finisce mai.

Si vuole sempre tornare a quel capitolo, a quella pagina, a quella sottolineatura in matita, per capire meglio una sfumatura che già a una prima lettura ci ha affascinato, e che, meditandoci sopra un po' più a lungo, riusciremo a cogliere nella sua pienezza.

Ho deciso infine di parlarne brevemente solo oggi: ora che le citazioni, a parte quella del titolo, sono tutte dimenticate, sono sicuro che mi rimarranno solo i ricordi autentici, quelli non pedanti.

Con la sua perfezione stilistica, l'esemplare emotività suggerita per immagini più che espressa in modo esplicito, lasciata immaginare al lettore come per interpolazione, M. Yourcenar, quasi per pudicizia non intendendo soffermarsi su certi particolari, ci rende partecipi contemporaneamente, con continui parallelismi, del proprio viaggio e di quello dei propri avi.

La madre, il padre, quei due fratelli lontani, lo scrittore e l'idealista: in ognuno di questi, perfino nella madre che mai conobbe, trova, o sembra cercare, di che dare un senso, una solidità alla propria esistenza.

Non c'è neppure l'ombra, nelle sue parole, dell'arroganza ridicola di chi da un peso alla propria esistenza basandosi sulla propria genealogia illustre: le memorie sono 'Care', come a dire umane, perfino fragili e oscene, non 'Altisonanti', 'Nobili', 'Didascaliche'.

La solidità su cui poggia una vita sta, nei sinceri, nel riconoscere la propria bellezza di esseri umani, per quanto questa contempli una inalienabile fragilità.

Non ho letto tutto di M. Yourcenar: proprio in questi giorni mi sto dedicando, nelle serate che non sfumano subito nel sonno, a un suo saggio storico, quell'Historia Augusta che ripercorre un paio di secoli di storiografia romana, e che trae più dallo stile dei tempi che non dalle nozioni delle fonti, considerazioni circa il declino di un impero,

Data la mia limitata conoscenza delle sue opere, forse quindi sbaglio ad affermare che in 'Care Memorie' M. Yourcenar dia del 'tu', come in nessun altro lavoro, al lettore.
Il lettore è quel 'caro diario' cui molti di noi hanno scritto almeno una volta i propri segreti.

L'impressione di avere una relazione intima, riservata, diretta con l'autrice è eccezionale, specie se si viene dalla lettura di altre sue opere, come ad esempio le 'Memorie di Adriano' o 'Alexis', pure scritte in forma di dialogo-epistola, ma in cui il destinatario non ci possiamo illudere di essere noi.

Ed io che ho avuto le sue confidenze, non posso che presentarvi questa mia amica, che saprà parlare ai vostri cuori con un linguaggio pacato e misurato, per questo più sorprendente, emozionante e disorientante, specialmente per noi mediterranei, abituati alle esagerazioni, ai parossismi, alla lirica, alla dicotomia 'amore passionale - nulla'.

Non c'è bisogno di esagerazioni quando c'è di mezzo l'umanità.
Noi non ce ne vogliamo convincere, perchè scioccamente ci sembra non sia abbastanza: e allora via con inni al Sole e alla Luna, via con le divinità, via con i titoli, le ricchezze, gli idoli di pietra ...
Ma davvero non serve altro che imparare a veder l'anima nelle persone, e nei loro comportamenti celata, sotto le mentite spoglie dell'ipocrisia, nostra e loro, l'oscura e immensa semplicità dei sentimenti,

Ecco perchè io voglio guardare le persone negli occhi, senza essere distratto dai sensi, dalle sensazioni contingenti, limitato dall'ignoranza dell'abitudine.
Ma qui si andrebbe decisamente fuori tema.

Su tutto mi viene da pensare che questo libro inizia raccontando l'episodio della nascita di M. Yourcenar: sono passati da allora 100 anni, e il mondo è cambiato, non gli esseri umani.

PS: mi scuso per la pessima qualità di questo scritto: vi tornerò sopra con calma.

No comments:

Post a Comment