Saturday, 25 September 2010

Il sapore e la consistenza - messaggio confusissimo

Saggiare il sapore e la consistenza della carne: è il nuovo capitolo?
No, comunque ...

Mordicchiare con le labbra, addentare dolcemente, incidere solo un attimo, per sentire o far sentire quel minimo di dolore che, essenzialmente, sveglia dal torpore dei sensi più intensamente che il semplice piacere?

E' ovvio: il dolore, minimo per carità, è un vero taboo, non solo perchè è proibito, e quindi inconfessabile ed eccitante, ma soprattutto perchè è davvero per pochi, terra sconosciuta da esplorare nella quale non in molti osano avventurarsi.

Sto improvvisando, niente paura ... ma appunto volevo spendere un pensiero su qualcosa che non conosco e, ahimè, non mi interessa per nulla.

Questo 'ahimè' è un po' la chiave della mia esistenza.

Non sono abbastanza idiota, 'ahimè' da eticchettare come 'perversione pura' una pratica non comune.

Mi guida in primo luogo la curiosità: donde nasce una ricerca così particolare dell'intimità? quale sentimento strano deve provarsi la prima volta che si confessa all'amato, e non dubito che possa amore vero a legare due persone dedite a queste pratiche, il proprio sogno, i propri desideri?
E, secondariamente, credo non si possa comprendere davvero l'uomo ignorando, per pudore, le sue inclinazioni, facendo finta di non vedere quello che non è considerato decente, appropriato, mondo.

Mi vergogno della mia ottusità di adolescente, temo sempre di riscoprirla dentro di me - ecco il senso di quell'ahimè, essenzialmente ciò che non mi interessa finisce per essere considerato solo per caso, solo perchè portato da un'altra persona.
E dopotutto la conoscenza, spesso, mi ha portato a dare risoluzione a ciò che dimorava nei miei sogni: e nell'immagine nitida ho visto meno di quel che m'ero immaginato, e ho finito per degradare la mia frustrazione in semplice dispiacere per un capriccio non appagato o estinguerla completamente.

Ero un giovane ragazzino alle scuola medie: in quegli anni a cavallo tra gli ottanta e i novanta, finiva la vita di Freddie Mercury, vinto dall'AIDS.

L'omosessualità, in questo caso, mi dava fastidio: anche a causa dell'ambiente che frequentavo ai tempi, una scuola media di comunione e liberazione, ero portato a guardare con disgusto quell'uomo così esuberante, quel cantante che non aveva problemi a vivere la sua diversità in modo plateale addirittura.

Non mi rendevo forse conto che ero, o sarei diventato a breve, molto più diverso e singolare di quella rock star?

La cosa buffa è che io non lo conoscevo come cantante: fu poi dopo la sua morte che mi capitò di ascoltare un 'Live at Wembley' in cassetta.
Ascoltai quel disco con altri, senza sapere di chi fosse opera, e mi piacque: pensate quindi la sorpresa di scoprire che era 'un gay', il famigerato Freddie Mercury, il cantante.

Avevo forse tredici anni, e non potevo sapere che la vita sarebbe stata molto generosa con me: m'avrebbe fatto conoscere un numero di 'diversi' meravigliosi, tale per cui mi sarebbe stato assolutamente impossibile non convincermi che nè 'nonostante' nè 'a causa di' di' vadano accostati alle virtu' degli esseri umani.

E nel novero delle persone che più amo sono così finite una ex prostituta zingara, bisessuali, ipocondriaci, autentici casi clinici, vittime di violenze, misantropi.
Accanto, è ben inteso, a persone normali, perfino incolori a volte.

La vita mi ha liberato di un numero di pregiudizi che avrebbero finito per strangolarmi, per togliermi la luce dei tuoi occhi azzurri (spero di ricordarmi il colore ...), per interdirmi il suono della tua voce, meravigliosa oggi al telefono.
E le tue parole, e il tuo affetto.

Questa onestà, che mi riconosco, e che forse dovrei chiamare schiettezza, ha un prezzo, è chiaro: nelle regole non scritte, e che pure tutti conoscono a memoria, di convivenza, sono elencati dettagliatamente gli argomenti che non vanno discussi, le persone che non vanno frequentate.

Non si parla dei Rom se non con sistematico disprezzo, non si parla degli omosessuali se non con mille parentesi di ignobile tolleranza, non si parla del male di vivere se non in senso assoluto, estraneo alla nostra esistenza.

E se pure pago un prezzo, l'aver violato queste leggi mi ha già reso piu' ricco di Creso, e simile al leggendario Re Mida: non diventa oro quello che tocco, quello che giungo a toccare è spesso già oro.

E se una volta sbaglio, mi convinco semplicemente di nuovo che 'Omnia munda mundis' ...

Non devo sentire mio tutto di te per amarti - nè tu devi.

L'amore non è dato dalla comunanza di tanti, o tutti gli interessi, ma dall'intensità con cui ci congiungiamo: per un ricordo, un'intuizione, una medesima paura, un identico sogno.
E il resto è nulla.

PS: non so perchè l'ho scritto.
Forse semplicemente per dirti 'ti amo'.

4 comments:

  1. Cacci pensieri a profusione, senza filtro, senza paura. E così ci piace... vai libero con le dita sui tasti e con la testa ovunque.

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  2. Avendo vissuto a Parigi per diversi anni, ho finito per perdere tutto il romanticismo riguardo agli omosessuali che in questa città, invece che essere i "diversi", sono diventati la normalità sviluppando una serie di pregiudizi e discriminazioni al contrario. Ci sono molti campi oggi in cui non si può lavorare se non si è gay o almeno bisex in quella città e temo che questo atteggiamento, in quegli stessi campi, si stia diffondendo in molte altre grandi città d'Europa. Con la scusa di essere stati in passato vittime di abusi e discriminazione sono diventati una casta privilegiata, arrogante e presentuosa che non è migliore dei loro aguzzini di un tempo.
    La verità, caro Gio, secondo me, è che non c'è un essere umano uguale all'altro in tutto il vasto universo. La diversità va rispettata e le prevaricazioni vanno condannate siano esse di origine sessuale, razziale, religiosa o altro. Non so quando riusciremo ad arrivare ad avere questo atteggiamento l'uno verso l'altro ma è proprio questa, secondo me, la vera civiltà...

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  3. Cara Maraptica, questo è un invito a nozze cui rispondo ... lo voglio :D

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  4. Cara Enrica, sono completamente d'accordo con te anche in questo caso. Il mio discorso esalta il singolo, quell'individualità che non si concede per convenienza a nessuna etichetta.
    L'omosessualità, tra tutte le cose che ho elencato, è una terra di mezzo, nel senso che quello che dici è verissimo.
    Quando senti qualcuno parlare di 'Il mio amico gay' e non di 'un mio amico gay' capisci che ormai, in certi casi, è una moda, uno status symbol.
    A presto,

    Gio

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