Sunday, 5 September 2010

Giocare

Ieri mi sono davvero preso cura di me.

Sono sceso in città che erano già le nove, nove e mezza: prima destinazione l'ufficio, che è in centro, ma giusto per lasciar li casco e giacca, meta intermedia un locale qualsiasi per rifocillarmi un po', e segreto fine uno dei musei della città, uno di quelli ieri aperti anche la notte.

In ufficio ho trovato un collega al lavoro: tante volte ho passato i miei weekend a litigare con il cluster, a correggere dettagli o scrivere reports, ma ieri è stato decisamente diverso.

Camminando per la via della vita notturna, davanti a un locale per omosessuali, ho notato due tizi a un tavolino confabulare tra loro, quindi voltarsi per guardarmi meglio: no, niente fascino misterioso, mi capita spesso che avventori un po' brilli di locali più o meno decenti (quello era decente) si lascino andare a commenti non proprio lusingheri nei miei confronti.
Venerdi sera mi è capitato due volte nell'arco di 30 metri: come si dice?
In vino veritas!

Uno dei vantaggi del non capire molto il tedesco è che invece di prendermela per l'insulto, me la prendo con me stesso per la mia ignoranza.

Ma mentirei spudoratamente se dicessi di non provare molta più pena che non fastidio in questi casi: dell'involucro sgraziato che m'accompagna sembrano curarsi molto più gli altri che non io stesso.
Lo trovo soprattutto stupido.

Ma avevo in mente le belle parole di Enrica: scovare la bellezza in chi mi circondava, e quindi gli occhi portavo per scorgere intenti i graziosi, ma inevitabilmente finivo per vedere anche i triviali.
Una serata, comunque, decisamente a somma positiva quella di ieri.
Ero affamato di bellezza: ne ho trovata moltissima, e delle forme più diverse.

Camminavo pensando a un buon ristorantino dove cenare con pochi spiccioli, e, girando l'angolo, mi ha investito: alta, bionda, capelli corti, sguardo determinato e occhi penetranti.
S'accompagnava a una mezza nullità - perchè chiunque sarebbe stata una mezza nullità al suo fianco.

Un viso talmente splendido, una rappresentazione così esatta di quello che io intendo per 'donna tedesca' che non sono riuscito neppure a vedere se fosse una gonna o un pantalone.
Non ho neppure avuto bisogno di indugiare sulla sua camminata: il portamento ero tutto nell'espressione.
L'avrò visto per ... 3 secondi? E' bastato.
E' bastato, ovviamente, per farmi venire in mente che io una così la conosco, e che una così per me ha un nome, e che 3 secondi, quei 3 secondi, me li sarei portati con me tutta la sera.

Finalmente, dopo aver seguito il fiume fin dove s'incontra con il lago, mi sono deciso ad entrare in un locale: pasta Napoli, l'amato classico.

Al tavolo di fianco al mio, una famigliola: coppia giovane, lui africano forse, lei decisamente mittleuropea, figlioletta che sembrava la sorellina di Aladino.
E qui mi sono goduto uno dei vantaggi del non vedere bene: la bimba stava disegnando su un grosso foglio.
Per un istante m'è sembrato che quelli fossero minute di spartiti musicali, e che lei li colorasse, aggiungendo arte ad arte.
Beh, non lo erano, ma l'idea mi è piaciuta.
Abbiamo mangiato fianco a fianco, ma non ci siamo rivolti la parola: ogni tanto però non ho potuto fare a meno di sorridere alle prodezze di Aladina.
Il padre a un certo punto è uscito a fumare una sigaretta, e alla fine anche moglie e figlia hanno abbandonato il ristorante.
La donna, prima di uscire, mi ha sorpreso con un 'Aufwiedersehen' cui ho replicato, sorpreso ma lieto.
Ho tenuto in esercizio il mio tedesco anche al momento di pagare il conto, quando la cameriera mi ha chiesto se avessi già finito, e se mi fosse piaciuto.
A quel punto stavo meditando di tornarmene a casa: avevo camminato un po', al solito mi doleva già la schiena.
Perchè andare a trotterellare in giro e non rincasare, magari approfittarne per fare un bel sonno?
In quel momento ho ricevuto una telefonata: un caro amico, a spasso in città.
Ho realizzato che se me ne fossi tornato a casa, avrei sprecato quel sabato, e quell'opportunità che viene solo una volta l'anno.

E allora via: si prende in tram e si sale al museo!

Per prima cosa ho visitato una straordinaria esposizione fotografica.
E' stata un'ottima idea quella di cominciare da li: in quelle fotografie, splendide tecnicamente e non solo, ho avuto la più manifesta dimostrazione che qualsiasi cosa può essere oggetto dell' arte.
E' facile vedere l'arte nel grande Pantheon di Roma, nell'Ara di Pergamo, no?
E infatti sono state le prime cose che sono andato a vedere da vicino, per rimanerne perfino deluso in piccolissima parte.
Ma quando, neppure con continuità, ma per il semplice fatto che il tuo occhio è docile, propenso all'armonia in virtu' di quelle sue ovvie espressioni, passi da queste opere di cui nessuno mette in discussione l'arte, a squarci di città, con sprazzi di degrado, a intricatissime foreste, o a scene di vita quotidiana di persone qualsiasi, semplici fiori, intreccio di cavi telefonici di chissà quale sottosuolo ... tutta la bellezza del mondo ti sembra un po' più vicina, perchè vi partecipi nell'atto della scoperta.
E via, perfino tu non te ne senti completamente estraneo.

Con questi occhi nuovi, sono entrato nel museo vero e proprio.
Ho passato distrattamente in rassegna molte opere che invece avrebbero meritato attenzione: certi dipinti li ho liquidati con poche parole.
'Tu di sicuro facevi il farmacista', e discutevo con un olandese del XV secolo, 'tu invece eri il becchino del villaggio' e il tizio, un 35-enne dall'aria inquietante, sembrava annuire.
'Allenta la stretta del tuo corsetto o morirai asfissiata' e lei concordava davvero di non poterne più, mentre la 'Vergine infelice' invidiava quella statua di Marte e Venere abbracciati messa proprio davanti a lei.
Ero infinitamente grato all'autore di quel paesaggio meraviglioso, che mi ha veramente risparmiato la fatica di andare fin li: in quell'umido bosco, sempre ammesso esista ancora, non troverei nulla più di quello che ho visto in quei colori, in quel tratto preciso ma non pedante, dettagliato ma non saturo.
Mi meravigliava trovare Marylin Monroe in un dipinto del XVIII secolo, meno di vedere me stesso in una natura morta.

Ho vagato per quelle sale un po', quindi sono salito ai piani alti, sezione arte moderna e contemporanea.
Non so cosa diavolo sia successo: a un certo punto l'uomo ha deciso, ancora una volta, di dimenticarsi del contegno, e rinvestire l'arte del suo significato di verità, non di insegnamento.

L'espressioni severe, calviniste, svaniscono nei tratti nervosi e imbizzarriti di chi fa di un volto un rincorrersi di linee spezzate, e del decoro del Cristo in croce non c'è traccia nel misero ubriaco ai miei piedi, sfatto, vinto, fradicio, forse ... sicuramente più simile al Nazareno degli ultimi istanti che non quei manichini irrigiditi di tante pale dorate.

Avrei voluto tu fossi stata li con me.

Io non conosco l'arte: passavo da un capolavoro all'altro confuso, intimidito.
Le cadaveriche sculture di Giacometti, corpi smarriti delle teste giganti dell'Isola di Pasqua, mi ossessionano, quelle opulente, quasi etrusche, di non-so-chi mi lasciano interdetto e quasi indifferente.

Voglio tornarci, con calma.

Prima di andarmene, ho voluto dare un'occhiata all'officina: per bimbi e grandi diceva il cartello.
C'ero stato già l'anno scorso, e ricordavo bimbi alle prese con pennelli e colori, asciugacapelli e allegrezza: immaginate una grossa stanza, con tanti fogli alle pareti, e un invito a dipingere.

Li ho visto una donna bellissima.
E lo posso dire: era tutt'altro che una ragazzina.
L'ho vista inizialmente di spalle,e già avevo capito.
Era un membro dello staff, e quindi pantalonacci verde militare, una canottiera viola-blu, spalle scoperte, carnagione un po' scura.
Ne vedevo le belle lunghe braccia, la pelle non era quella liscia delle giovani, ma qualche piccola ruga che vuoi che sia?
S'è girata: forse più vicina ai 50 che non ai 40, e perfezione perchè giocosa, allegra.

Mi sono avvicinato a uno dei fogli bianchi alla parete: non c'erano più pennelli, ma che importa?
Basta un po' di vernice e una mano, no?
In alto il primo tentativo.
In basso il secondo, ottenuto prendendo a cazzotti la mano in modo da far aderire meglio la pelle al foglio.
Uscendo con il mio bel disegno tra le mani, mi sono preso anche il saluto della bellissima padrona di casa.

Una meravigliosa serata, no?

8 comments:

  1. Caro Giò,
    serata interessante che avrei passato volentieri con te... Sebbene la Germania non sia il mio paese preferito... Provo sempre un diffiso senso di tristezza quando vengo in questo paese, chissà perché?
    Io credo che la bellezza sia quella che noi infondiamo alle cose, anche ai corpi, incluso il nostro... non è una questione di banali misure matematiche o colori o perfezione delle forme. E' una questione di luce che viene infusa in qualcosa e che senza quella luce sarebbe il nulla... o poco più. Adoro guardare le persone quando si innamorano perché sembrano risplendere, l'hai mai notato?

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  2. Cara Enrica, è stata davvero una serata piacevole e tranquilla: ti sono riconoscente.

    Il tuo discorso sulla bellezza è esemplare, ed è tutto folle davvero nelle persone che si innamorano.

    Io è da tanto che non ne vedo una davvero scombussolata per amore: sarà che forse a 30 anni (sono coetanei quelli con i quali lavoro) ci si innamora di meno?

    A presto,

    Gio

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  3. Confuso o intimidito, tu le cose non le guardi, le vivi...

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  4. Caro Giò,
    non credo che l'età abbia qualcosa a che fare con l'innamorarsi. Purtroppo la gente ha paura di innamorarsi, hanno paura di perdersi o di perdere l'oggetto del loro amore... e si costruiscono attorno mura altissime e fossati profondi popolati da feroci coccodrilli pur di non farsi raggiungere.
    Pensa quanta energia sprecata quando potrebbero semplicemente vivere.

    Sembrano tanti chirurghi imbalsamati con i guanti di gomma e la testa piena di confusioni sul sesso, gli ormoni, le reazioni chimiche, l'adrenalina ed un sacco di altre sciocchezze...

    L'amore è amore, è la cosa più semplice che c'è perché è la sostanza di cui siamo fatti... tutti. E per tutta la durata della nostra vita...

    Buonanotte, amico mio.
    E che sia una notte di sogni bellissimi!

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  5. Dony, grazie di cuore.
    Io provo almeno ad immaginarmele, per viverle ... vedremo :)

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  6. Enrica, che bello sarbbe il mondo se ci fossero più persone a pensarla - sentirla - come te :-)

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  7. Una serata "completa" direi! Cibo e arte, spensieratezza, un passetto timido di uscita dai tuoi schemi. Sono felice tu sia stato sereno!
    Un abbraccio
    Joh

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  8. Che mistero la vita: quella serata è stato un inganno?
    Un'illusione?
    O qualcosa da coltivare e in cui credere?

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