Friday, 24 September 2010

Fradicio

Sono uscito presto anche oggi: erano da poco passate le sei quando scendevo le scale allegro e stanco.
Proprio all'ingresso, ho trovato una nostra collega, una ragazza molto carina e non ho ancora capito se timida o intimidita, che aspettava dei suoi colleghi per andare assieme a fare un po' di sport.

Abbiamo chiacchierato un po': mentre parlavamo dell'estate scorsa, eravamo usciti assieme ad altri per giocare a calcio e frisbee una volta, mi sono reso conto che ho passato quasi due anni lavorando vicino a lei, e che stupidamente solo un paio di volte sono andato oltre un 'hello', o un 'privet' di circostanza.
E dire che mi piace: mi piace perchè è Russa, è ovvio, e quindi viene da un mondo diverso dal nostro, e di cui non so nulla e di cui potrebbe dirmi di tutto.
Non sono solo i suoi capelli corvini, la sue labbra rosse affogata nella vaniglia a piacermi: sono anzi più i suoi silenzi, il suo essere diversa in pubblico o quando si è li, all'entrata, e ci si incontra per caso.

Cercavo di andare oltre i suoi occhi, il suo taglio di capelli un po' bruttino, maledetto parrucchiere: la sua voce, ecco su cosa mi volevo concentrare!

Abbiamo parlato di ginnastica aerobica, pallacanestro e quanto sia bello lavorare quando fuori c'è brutto tempo, o di piccoli incidenti motociclistici.

Poi è dovuta scappare, a cercare gli altri colleghi, compresa forse la Russian Girl di cui favoleggio ogni tanto.

Tra me e me pensavo che il week end non poteva davvero iniziare in modo migliore.

Dal lavoro a casa sono davvero pochi chilometri, ma quando il cielo decide di prendersi gioco di te, si arriva a casa fradici e infreddoliti.

Mentre guidavo nella pioggia, e la visiera era punteggiata da goccioline d'acqua, e s'appannava a ogni sosta, pensavo ...

Ecco, mi sarebbe piaciuto tornare a casa e trovare un camino, e un po' di legna da ardere: e allora mi sarei tolto gli abiti umidi, e con accendino e vecchi giornali pronti alla mano, avrei costruito un'effimera architettura di tronchi e legnetti, e v'avrei dato vita, per un istante, con la fiamma.
E avrei sentito gli odori, i suoni del fuoco.
Avrei visto i riflessi della fiamma danzare sulle pareti della casa, e avrei carezzato le ceneri fredde, finissime, come facevo da bimbo.
E quando la fiamma avrebbe finito di divorare la legna, le braci avrebbero accompagnato l'ultime ore della sera come un'amante al mio fianco dopo la foga dell'amore.

...
Le braci ringhiano quando l'acqua le aggredisce.
...

Questo pensavo da bimbo, quando magari si decideva di spegnerle prima di andare a dormire.

Le braci ringhiano, e speri sempre che sotto la cenere continuino a vivere anche di notte.

7 comments:

  1. Le braci ringhiano... da piccola ci trovavo un dolore acuto in quel suono. Mio nonno spegneva il fuoco e io gli chiedevo di lasciarlo morire da se... mi manca terribilmente il camino!

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  2. non ho mai sopportato spegnere il fuoco prima del suo tempo naturale.... e se c'era una cosa che mi rinfrancava la notte erano le braci luminose del camino nella cucina....

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  3. Anche a me manca.
    Per fortuna che quando torno a casa è sempre li, e il babbo mi chiede, d'inverno, di accenderlo mentre lui finisce di cenara :-)

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  4. Dici bene: il tempo naturale.
    Sembrava davvero uccidere il fuoco, dopo tutti i suoi doni ormai 'scomodo'.
    Ciao :-)

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  5. Mah, secondo me quello che ti attira sono i cromosomi XX...

    :D

    comunque visto che parli di braci ti regalo una canzone (che mi sa che ho già messo da qualche parte)

    http://www.youtube.com/watch?v=bj5OGZj21Jg&feature=related

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  6. Ricorda Baol, la X è il punto dove scavare, no?
    E allora, con XX bisogna scavare, e scavare ... fino al tesoro ;-)

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  7. Attento quando scavi troppo eh :P

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