Monday, 13 September 2010

Appunti di viaggio

Ho scritto un po' di appunti: scarabocchi su fogli di carta volanti, ghirigori su biglietti del treno o scontrini. Finiti nello zaino o stropicciati nel portafogli, eccoli ora qui sulla mia scrivania.

Dovrei essere al lavoro, domani arriva un collega dalla Germania per discutere di un progetto, ma il pomeriggio è ancora lungo, e potro' lavorare con calma oggi, che alcuni colleghi sono fuori per misure ed esperimenti varii.

Sono arrivato a Monaco nel tardo pomeriggio: ho cercato subito alloggio nel solito Hotel, quello proprio fuori dalla stazione, a sinistra, dove di mi fermo ogni volta che capito per questa città.

Ma a quanto pare Settembre non è il mese ideale, per un turista di passaggio, per visitare la città: i costi sono alle stelle, e gli alberghi pieni di turisti alla ricerca dell'ultimo sole dell'estate, di un po' di buona birra tedesca, di un po' di spensieratezza.

E di gente ne arrivava davvero parecchio con il mio treno: ormai prossimo alla HauptBahnhof di Monaco, proprio davanti a me, in fila per scendere dallo scompartimento del treno, avevo tra le altre due belle ragazze.

Una alta, bionda, gonna corta, stivali in pelle fin sotto il ginocchio.
Bellissima ma annoiata, distratta, e troppo sofisticata per far capolino in un sogno.
L'altra era pure bionda, ma non cosi alta.
Portava dei pantaloni lunghi bianchi, attillati, una maglietta verde, ed era vispa, attenta, viva: e i suoi occhi erano tutti per quella piccola fatina dai capelli d'oro che si teneva stretta alle sue gambe.
Quella giovane madre che s'allontanava per chi sa dove, era piu' bella perchè animata dall'amore per la sua figlioletta.
Ed era quello l'amore che trascina tutto dietro di se, quello che muove le montagne, quello puro, unico, che ci rassegniamo a volte non possa esistere tra adulti.

Ma non tutto si esaurisce in quel sentimento estremo, che ha il suo seme nel sangue, a quel legame che esiste in virtu' di una somiglianza e di esperienze troppo intime per poter essere replicate: è nelle affinità, nell'adagiarsi terso di due anime che si possono scoprire, piu' che ritrovare, sensazioni egualmente intense e commoventi.

E li la parola non avrà che uno spazio limitato ai pensieri, ai ragionamenti, alla conoscenza.
Si spingerà forse fino alle nostre intuizioni, ma già li sarà inopportuna, impacciata, goffa e non riuscirà mai a esprimere le nostre sensazioni.

Ho girato 4 Hotel prima di trovare una stanza: quindi, sistematomi in un buon albergo, lasciati zaino e valigia in camera, mi sono buttato nel cuore della metropoli, in direzione di Marienplatz.

Ho camminato un paio di ore: sono entrato dalla porta delle Fiabe, nome che non si trova sulle guide turistiche ma che a me sembra davvero opportuno per quell'arco traversando il quale ci si ritrova nella grande zona pedonale, e poi mi sono lasciato condurre fino alla Rathaus, splendida com'era colorata dal rosso di mille fiori.

La musica di una piccola orchestrina Jazz, pianoforte, clarinetto, contrabbasso, era il sottofondo ideale per quel tardo pomeriggio, tranquillo, passato a camminare per una bella città.

Ho preso il metro' per tornare.

Prima di tornare in superficie, l'incontro di un istante con un vecchio, chino sotto il peso di una scala, sporco di vernice, un sofferente che avanzava lentamente, con gli occhi bassi, mi ha dato la visione piu' ovvia e dolorosa del prezzo da pagare per avere la pulizia, l'ordine, l'efficienza al costo di pochi euro.

E la stessa immagine l'ho rivista poco dopo: una donna già anziana, dalla pelle allungata dagli anni e dalle preoccupazioni, in un'uniforme inguardabile, sgargiante, luminosa, verde e gialla, a un chiosco di caramelle, su un sedile scomodo, non riparata dal freddo o dal vento, serviva clienti adolescenti o poco piu'.

Mi sono fermato a guardarla: mi hanno intenerito i suoi capelli secchi e sottili, sporchi, schiacciati sotto quel cappellino da teen-ager a spicchi verdi-gialli, il suo incedere un po' incerto, la sua andatura vagamente sciancata.

E ho sperato in cuor mio che a casa sua, dove quel cappellino e quell'uniforme entrano solo per finire in ripostiglio, avesse un tesoro, qualcosa da amare e del cui amore nutrirsi.

E' cosi che io vedo gli altri.
Ed e' perchè è cosi che io vedo anche me stesso che so quanto, un tesoro, possa dare forza.

13 comments:

  1. non so gli altri, ma ci sono anche per me delle cose che rappresentano un piccolo tesoro. Non che sia attaccata alle cose, tutt'altro. Poche cose significative che in parte mi rappresentano. Ecco.. in quelle cose, io mi riconosco.

    Ben tornato!
    Un abbraccio
    Joh

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  2. Rileggendo questo mio messaggio mi rendo conto solo di una cosa: devo ancora riprendermi ;-)

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  3. Perchè?.... ti sei perso?
    ;o)
    Joh

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  4. Disgraziato, tu lo chiami l' ultimo sole di settembre, gli altri lo chiamano Oktoberfest!
    Hai ragione, nemmeno io ho mai capito perchè si chiama Oktoberfest quando lo si fa in settembre, inizia a giorni.....
    Lu

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  5. Per Diana, ma non potevi dirmelo :D
    E dire che lo sapevi che sarei passato per Monaco!
    Mi hanno chiesto 159 Euro per una notte in una singola (era il terzo hotel, e decisamente ho cercato altrove ;-) ).

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  6. PS: l'opzione 'ultimo sole di settembre' mi sembra piu' carezzevole anche adesso che mi hai detto la cruda verità ;-)

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  7. Questo mi ricorda di quella volta che sono andata a Vienne per un concerto... e dopo aver faticato per trovare una stanza ho realizzato che il quel fine settimana li c'era la finale degli europei di calcio! :P

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  8. Ma perché i nostri amici non ce le dicono prima queste cose?
    Non lo sanno forse che siamo un po' distratti e tendiamo a dimenticarci di questi piccoli, insignificanti, particolari?

    ;-)

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  9. Caro Giò,
    A Monaco ci sono stata in inverno, poco prima e poco dopo Natale. E proprio a Marienplatz mangiai il gelato al mandarino più buono che abbia mai mangiato. Passai lì anche Capodanno e mi sono stupita di come i tedesci potessere passare da un atteggiamento strettamente professionale e distaccato (sembrano non essere capaci di provare pietà e compassione)ad un atteggiamento di totale abbandono al piacere.

    Sì è vero, è molto importante, poter avere un tesoro da amare...

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  10. Tutti abbiamo isogno di amare qualcosa, qualcuno. E' la necessità per la sopravvivenza. E' la ragione che ti "spinge" avanti. Che ti fa trascinare quel carretto, portare quella scala pesante. E' ciò che tutto traina!

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  11. Enrica, io i tedeschi li adoro per entrambi i motivi che hai citato.
    Perfino l'indifferenza non mi sembra detestabile in questa vita.

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  12. Cara Maraptica, c'è questa perfetta simmetria tra passato e presente: si possono amare i ricordi come i sogni.
    Ed egualmente possiamo soffrire memorie passate e speranze mai future.
    Un abbraccio

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