Thursday, 23 September 2010

Andando a fare la spesa

Oggi ho lazzaroneggiato ignobilmente in ufficio: dopo aver finito ieri una bozza di un articolo, finalmente mi sono goduto un pomeriggio di quasi totale tranquillità, passato non sui conti ma a mettere un po' di ordine a quel marasma che è la mia scrivania nei giorni di lavoro intenso.

Stampe di articoli, grafici, foglietti volanti, e poi bottigliette vuote, un pacchetto di fazzoletti, qualche barra di cioccolato: tutto questo, concentrato in pochi centimetri quadrati, non da certo l'idea dell'armonia, ma forse non è quella un'immagine troppo lontana dell'efficienza autentica.

Scartabellando qua e la, mi è venuta in mano una vecchia tesi di circa 10 anni fa, scritta da un ex membro del nostro gruppo.

L'ho sfogliata distrattamente, quindi ho dato un'occhio agli acknowledgements, ovvero i ringraziamenti con i quali si conclude ogni tesi che si rispetti.

Un cenno ai professoroni, sono ancora li, un sentito riconoscere l'aiuto dato da un'abile assistente ancora tra noi e poi ...

E poi i cenni ai colleghi: alle gite in moto con Karl, alle liete serata passate suonando la chitarra con Sven, ai bei occhi lucidi di Juliet.

Quanto passa in fretta il tempo, e con quale violenza impietosa.

E una pagina ingiallita di una vecchia tesi dimenticata in uno scaffale perpetua, sola, un nome, un legame che il tempo, inesorabile, scioglie.
Presto o tardi.

Ne conosco un paio di quei nomi: Juliet con gli anni è andata a lavorare in America, per tornare poi in Germania.
La vedo ogni tanto in giro alle varie conferenze: anche se non siamo stati mai colleghi, abbiamo lavorato, in momenti diversi, con una stessa persona, abbiamo usato gli stessi dati, o citato gli stessi svedesi esperti di quella speciale tecnica.
E tra la Juliet studentessa di allora e la stimata accademica che è ora, sono passati non solo mesi, anni ... ma anche persone, sorrisi, lacrime e risa.

Tra non molto anch'io lascerò questo istituto: e dei miei nomi, quei pochi, pochissimi cui tengo davvero, e i molti che forse, vigliaccamente, citerò per buona educazione, non resteranno che caratteri su tesi forse mai lette, archiviate, sepolte, in qualche biblioteca per fare numero, massa.

Rimando questo discorso a un tempo futuro, quando, con nomi al solito falsi, parlerò delle persone che ho incontrato in questi anni da ricercatore di me stesso.

A questo pensavo mentre, verso le otto, scendevo a fare un po' di spesa.

La fortuna di avere un piccolo spaccio sotto casa, aperto fino alle undici di sera, è che puoi riempirti la dispensa in cinque minuti: prendi la moto e via!

Ma se capiti li dopo le otto, quando gli altri negozi hanno già chiuso, è spesso pieno come un uovo.
Anche oggi, ad esempio.

Me ne stavo li tra davanti agli yogurth, quando ... oddio come sono monotono ... l'ho vista.

Ve la riuscite a immaginare?

Alta, snella, mora, capelli un po' lunghi legati.
Completamente vestita di viola, un bel viola scuro di quelli da funerale.
Decisamente sportiva, ma non era una tuta, era quasi eleganti anzi: sicuramente non passava inosservata, e non solo per il vestito, ma perchè davvero era bella.
E pensavo ... ma una così graziosa, come diavolo fa a stare in attesa, in una fila?
Come può starsene li ferma, tra quel camionista bavarese che le respirerà sul collo e quel giovanotto carico di birre?

E infatti ...

E infatti lei mica l'ha fatta la coda.

Al momento opportuno si è avvicinata, con le poche cose che aveva, a un tizio che era in coda da un bel po' di tempo.
Gli ha dato tutto ed è uscita dal mercatino, ad attenderlo fuori al fresco della sera.

Beh, curioso.

Lui non era un adone.
Nè sembrava uno di quei milionari che possono permettersi di comprare la compagnia di una donna.

Quindi?
Quindi è vero che pure un uomo bruttarello può avere al suo fianco una bellissima donna (purchè sia il suo schiavo?).
Quindi è vero che l'amore è cieco e va oltre?

Macchè.
Quindi ovvio: era suo fratello.
PS: lo so, nella foto abbiamo una biondina in verde, non una mora in viola.
Ma alla bellezza concediamo di non obbedire alla logica, no?

11 comments:

  1. mi lascia perplessa solo il bellissimo viola funerale...

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  2. Dove è scritto che le belle si innamorano solo di quelli alti 1.85 e belli???? :o))

    Joh

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  3. Hai deciso che fosse il fratello solo perchè non corrispondeva all'ideale "di bello" degno della tizia?! Mi sembra un pò un discorso superficiale ;) Conosco coppie che, a guardarli esteticamente, non trovi logica alcuna. Ma l'amore non ha certo logica in se.

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  4. EuGIOnio...ma passare a prendere un po' di bromuro in farmacia no?

    (se scrivessi io 'ste cose mi operebbero senza anestesia, alle ginocchia, con uno scalpello

    -_- )

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  5. Marisa, ti giuro che era un viola-funerale.
    Mai visto nulla di simile :D

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  6. Ma come Joh!?

    Io sono alto 185 e bello, voglio una siffatta legge ad personam! :D

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  7. Mia cara Maraptica, ovviamente ero ironico.
    E in verità mi è piaciuta proprio come coppia (lei comunque qualche problema di vista l'ha: ti giuro che quel completo viola era assurdo :D).

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  8. Ma caro Baol, è tutto amore disinteressato :D
    Potrei riscrivere il Cantico delle Creature tanto sono puro ;-)

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  9. Hahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahahaahaha...

    ok...ok...smetto...









    Hahahahahahhahahahahahahahahahahahahahhahahahahahahahahahahahhahahahahahahahhahahahahahahahhahahahahahahahahahhahahahaha....

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  10. Marrano :D Prendersi cosi gioco del mio culto della bellezza ;-)

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  11. EuGIOnio EuGIOnio, non prendermi per il culto ;-)

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