Sunday, 1 August 2010

Un incidente in bicicletta


Ecco il seguito di 'Il primo giorno'
Con l'ultima lezione prima della pausa invernale, si concludeva finalmente la parte introduttiva del corso di 'ExperimentalPhysik': l'insegnamento delle nozioni necessarie per saper dove mettere le mani in laboratorio aveva occupato le ore più noiose di quei mesi autunnali all'università, mesi per altri versi invece entusiasmanti.

Se infatti l'astrazione del corso di Algebra, il rigore di quello di Analisi, e non da ultimo la sintesi di questi due in quello di Fisica, m'avevano riempito di curiosità e voglia di dedicarmi davvero alla materia, le lezioni di fisica sperimentale m'erano sembrate davvero sottotono.

Non si facevano che ripetere, ma senza nessuna cura ai dettagli, risultati di algebra, argomenti di analisi e cenni di fisica.

Quel giorno comunque sarebbe stato importante: si sarebbero infatti decisi i gruppi, da 4 persone, per la parte pratica.

Ogni gruppo si sarebbe dedicato, a rotazione, a uno degli esperimenti (isocronia del pendolo, esperimento di Tizio, prova di Caio e blablabla): sarebbe seguita una relazione scritta, sulla quale saremmo stati valutati in sede di esame.

Avevo già addocchiato un paio di studenti, maschi, della prima fila.

M'erano sembrati entrambi molto preparati: uno un po' timido, l'altro, dietro la sua spavalderia, sicuramente ancora più timido. Non sarebbe stato difficile, a quel punto, tirar dentro un 'quarto qualsiasi', magari quella ragazza carina dai capelli rossi, che prendeva gli appunti sempre, anche quando non serviva proprio.

La sveglia suono' alle 8: ormai m'ero abituata all'università, faceva parte di quella quotidianità che dava sostanza, solidità, alla mia vita.

Era una sostanza, ovviamente, soprattutto apparente, ma ero ancora in attesa di capire cosa dovesse venire prima, ovvero l'apparenza di solidità o la solidità stessa.

Il condizionamento della nostra mente è un attore di prim'ordine in quel tragicomico sceneggiato che ci ostiniamo a chiamare la 'nostra' vita, che in realtà di 'nostro' ha ben poco, visto che è contaminata da artefatti, o impreziosita da elementi, che 'nostri' non sono.

L'idea che ho maturato è che queste entità 'esterne' siano calamitate o tenute lontane dall'atteggiamento esteriore molto più che non dalla realtà autentica delle cose: come, e quanto, questa idiozia, questa viltà di fondo dell'essere umano sia cagione di sofferenza resta per me un motivo di odio, anche se un poco addolcita dalla convinzione di una sventura comune, nei confronti dell'umanità.

Colazione, toilette, trucco leggero, ed anche quel mattino ero pronta per uscire.

Presi, al solito, la bicicletta, ma non avevo fatto i conti con le insidie del gelo: passando sopra un binario del tram, persi il controllo della ruota anteriore e caddi a terra. Cercai giusto di cadere di spalla, a quel punto penso sia l'unica cosa da fare.

Non mi feci che un graffio al ginocchio destro: la mia andatura era d'altra parte, ovviamente, limitata, e fu soprattutto un brutto spavento.

Un giovanotto in attesa del tram m'aiutò: raccolse la mia borsa, i libri che erano usciti fuori nella caduta, sparpagliandosi sul marciapiede.
Mi chiese se andava tutto bene, e intanto perdeva il suo tram.

Era un bel ragazzo biondo, alto, forse un paio d'anni più giovane di me: mi sembrava sinceramente preoccupato.
Guardava davvero il mio ginocchio, non il resto, come di solito facevano, e fanno ancora, gli altri.

Lo rassicurai: stavo benissimo.

Lo ringraziai, e poi, prima che potesse dirmi, o chiedermi, qualsiasi altra cosa, lo zitii baciandolo sulla bocca.
Rimase senza parole.
Quindi, senza aggiungere altro, salii di nuovo in sella e me ne andai di corsa.

'Ahhhh! Sono in ritardo' dicevo tra me e me, ma nel sottofondo dei miei pensieri, lo ammetto, quel bel ragazzo restò per qualche giorno, e ancora oggi, a dieci anni circa di distanza da quel giorno, non riesco a pensarvi senza una certa emozione.

M'ero sorpresa io stessa di quella reazione: non m'era mai neppure capitato di pensare di poter baciare un estraneo, figurarsi sulla bocca poi!

La lezione iniziava alle 9, ed io entravo nel cortile del dipartimento che erano già le 9 e 15 ...

7 comments:

  1. Viva l'istinto che prevale sulla mente condizionata!!!

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  2. in questi giorni mi sto proprio chiedendo cosa sia "Normale" e cosa no. Quali siano gli istinti e quali le regole dettate dal comune senso del pudore. Siamo cresciuti in una civiltà condizionante... ho paura che non ci libereremo mai del tutto.
    Evviva la libertà!
    Buon mattino
    Joh

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  3. questo racconto ha emozionato anche me...
    è un gesto romantico ... ed è bello e meraviglioso come tutte quelle cose che facciamo senza che ci sia un seguito.... restano ricordi stupendi!!!
    buon inizio settimana ^_____^

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  4. Dony, ogni tanto ci vuole davvero :-)

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  5. Cara Joh, ammetto di avere qualche difficoltà con il semplice concetto di 'normale' :)

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  6. Grazie, buona settimana anche a te :-)

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  7. Un bacio di getto eh?! Vado a leggere (con ritardo) il seguito...

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