Friday, 27 August 2010

Un esperimento



Non sto molto bene.

Niente di serio, ho solo tanto sonno arretrato, sono stati il mal di schiena e lo stress a portarmelo via, e sono un po' triste.

L'esperimento è questo: scrivere senza controllo.
Lasciare da parte ogni cura per lo stile, per la coerenza.

Sto ascoltando dei concerti per Tromba, epoca barocca.

I soliti nomi: Torelli, Vivaldi, Telemann.

Ogni tanto mi trascino dalla poltrona alla sediola del tavolo, e scrivo quello che mi capita in testa.

Inizio alle 21:08

Spengo lo stereo: preferisco ascoltare il turbine del vento, l'acqua scrosciare sul tetto.
Qualcuno deve aver dimenticato una finestra aperta: la sento sbattere ogni tanto.
Mi dà un'idea di abbandono.

Non provo altro sentimento se non il fastidio: per certe persone, per certe circostanze.
Non mi considero all'altezza del mio stesso codice morale: non odio nessuno, ma non vedo l'ora di dire addio per sempre a più d'uno.
Questo è tutto quello di cui oggi è capace il mio cuore, drogato da farmaci e tormentato da ricordi lontani.
Mi è rimasta solo la lucidità: non riesco a neppure immaginare un rapporto a due appagante con una ragazza, per quanto bella possa essere, perchè quello che voglio io non è il corpo della bambolina, quello che si vede subito.
La bellezza non conta nulla: sono felice che tu sia bella, come lo sarei per una figlia, o una sorella.
Mi piace descrivere la bellezza, sognarla protagonista, assieme a te, di chissà quali intrighi e follie.
Mi immagino la tua vita più semplice: potrai giocare con la tua avvenenza, ma non sarà quella un balsamo per nessuno, credimi.
Quello che cerco è ben più celato: ne sono certo, perchè del residuo di umanità che è in me io non lascio trasparire quasi nulla ormai.
E tu devi essere passata attraverso delusioni non minori delle mie per significare qualcosa.
E allora perchè dovresti comportarti in modo diverso dal mio?
Ahimè.
Se esiste una ricetta per consolare la mia malasorte, non la conosco, e di sicuro non ne ho alcun ingrediente.
Mi sento un verme: c'è chi mi considera un buon amico, e per me è il nulla.
Per me ormai è il nulla.
Come l'edera che s'arrampica su un tronco, e finisce per ricoprirlo tutto, e soffocarlo, così il male ha finito per coprire ogni aspetto della mia esistenza, perfino quelli lontani dalle sue radici.
E ormai non è più magnolia, è edera il tutto.
Un'edera che finisce per ricoprire perfino sè stessa, strato dopo strato, mai sazia.

Quante bugie in buona fede hanno insozzato la mia vita.
Quanto nulla mi hanno regalato le persone che hanno creduto di conoscermi.
Gio di qui, Gio di la.
Ma come sei saggio, ma come sei tranquillo, ma come sei ...

Come sono?

Io sono malato, i miei non sono i ricordi di un male remoto.
Quelli possono anche scomparire, come impronte lasciate sul bagnasciuga che il mare, onda dopo onda, divora, dissolve.

Qui si è scritto tutto nel granito, e ancora ogni giorno, uno scalpello lavora paziente, a definire più netta la distanza, più abissale il tragitto che tu dovresti fare per raggiungermi.
Si, tu lo dovresti fare.

Io sono qui, e non posso muovermi.
Nè con l'immaginazione nè con la determinazione.

Deludere: ho riflettuto sull'etimologia di questa parola.
Deriva da 'ludere', giocare.
Prendersi gioco degli altri.
Io non ho mai voluto deludere nessuno, chissà forse a volte invece l'ho fatto.

Ma anche nei giochi dovrebbero esserci delle regole, no?
E se si smette di giocare quando uno vince, o uno perde, io lo dico: o ho perso miseramente, oppure ho vinto il primo premio, e ora sono su un gradino altissimo, e guardo sotto di me i beati ultimi, i semplici, per i quali l'importante è davvero partecipare.

Partecipare alla piccole cose, alla routine, alle cose che si trovano giù in città.

Destino: e poi mi hai fatto conoscere persone sublimi, terrificanti, e la distanza media è sui 500 chilometri.
Destino: come devo chiamarti?
Cinico? Baro? O forse invece equo? Giusto, compassionevole?

La prossima primavera finirò il mio lavoro qui.

Spero di restare poi ancora a lavorare in questa città, che sembra fatta su misura per mille anime diverse, nessuna delle quali è limitata nella sua estensione dalla presenza delle altre 999.

E comincerò un nuovo lavoro.

Per loro io sarò Dr. Gio e basta.
Non parlerò con nessuno di Mozart, Leopardi, Seneca, Democrito, M. Yourcenar.

Le probabilità sono troppo basse, e le aspettative troppo alte.

Ironico.

Mi danno noia i corpi, perchè sono tutti uguali, ma delle anime che ho conosciuto, e con le quali ho confrontato la mia, non sono sazio.
E sono maledettamente intransigente, incapace di accontentarsi.
Perfino da 500 chilometri di distanza ti si vede benissimo.

Si sono fatte le
22:42

Soffia ancora il vento, e adesso arrivano i tuoni.

Come sarebbe bello stringerti sotto le coperte, e baciarti tutta, orecchie, fronte, labbra ... e tutta.
Eh?
Ma cosa stai dicendo?
Ma se prima hai detto ...

Mi sto sforzando di immaginarlo.

E' ben triste il giorno in cui un ragazzo di appena 31 anni si accorge di non desiderare una donna al proprio fianco.
Nulla m'ha dato forza nei momenti difficili come il pensiero di un abbraccio: oggi che non ho interesse per nessuna, sono preoccupato.

Cosa mi terrà in vita la prossima volta?
E forse sono già ora un cadavere.

Sono davvero come l'antiGio, quello che ha avuto tutte le donne del mondo.

Adesso mi serve molto di più per sentire un fremito dentro.

E' tessuto necrotizzato quello che ricopre il mio cuore.
Solo più in profondità, forse, ancora un piccolo nucleo è vivo, e irrorato da qualche goccia di sangue che scende da chissà dove.
Ma troppo è morto in me, perchè una semplice donna, dolce e amorevole perfino, mi possa dare una consolazione.

Il gioco ...
C'è davvero differenza tra chi arriva primo e chi arriva ultimo?

6 comments:

  1. Si, sei solo. Sei malato. Provi dolore.
    In fondo sei vivo... credo. Chissà se questa tua vita potrà mai avere un significato per qualcun'altro. Ci hai mai pensato? Sei vivo per qualcun'altro... sarebbe bellissimo!

    Ti abbraccio e spero che tu possa sentirlo.
    Joh

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  2. Ciao Gio,

    esperimento interessante il tuo diario di bordo degli stati d'animo.Alla base siamo tutti piccole entità ,..soli,sta a noi arredare il nostro mondo e se viene a mancare qualcosa, ci si arrangia ..that's life.

    Credo che la differenza tra chi arrivi primo e ultimo sia poco rilevante .

    Un sorriso,ciao !

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  3. http://www.youtube.com/watch?v=qpUpJGG8iGU&ob=av2e

    Quando Gio ed AntiGio si incontrano si annichiliscono, come la materia...

    "annichilazione" è una parole che, per quanto sottolinei una cosa senza ritorno, mi è sempre piaciuta

    ciao Gio

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  4. Prometto di tornare in condizioni decenti quanto prima ;-)

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  5. Ottimo punto di partenza Gio

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  6. beh, magra consolazione per te sapere che anch'io ho avuto questi momenti e a nulla valgono le parole degli altri a darti sollievo, io posso dirti che intenzionalmente ho voluto scendere il più in basso possibile, toccare il fondo trattenendo il fiato fino a quando il mio orgoglio è diventato così inconsistente da spingermi a cercare aiuto dove sapevo di trovarlo e ho cominciato la mia risalita.
    Ti voglio bene!

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