Saturday, 14 August 2010

Tremavi


Continua la storia di Vera. La prima puntata è qui.

Presi ancora io l'iniziativa.

Guardai l'orologio di Jennifer: con la mano, le ruotai delicatamente il polso per vederlo meglio, volevo instaurare un primo contatto, e quindi dissi:

'Si sono già fatte le sette di sera!'

Lei casco' dalle nuvole.

'Le sette' replico' 'ma è tardissimo! Devo anche fare la spesa, non ho nulla a casa da mangiare!'.

Si alzo' di colpo dalla sedia, e inizio' a mettere le sue cose in ordine.

Mentre finiva di radunare libri, astucci e quaderni, io volli tentare un'ultima volta.

'Jennifer, scusa per prima, t'ho in qualche modo infastidita, vero?'

Lei ormai era quasi pronta.

'Non preoccuparti Vera, è che io ...'

Non volevo, non ancora, che si mettesse sulla difensiva, quindi continuai

'Sai, volevo proprio sfogarmi un po', e pensavo che tu mi avresti capita. E' che sono cosi' sola ....'

Ero stata volutamente lagnosa, volevo che lei si sentisse pienamente giustificata a perdere la pazienza, la sua solidissima pazienza, con chi, ai suoi occhi, doveva apparire come una capricciosa principessina.
Raggiunsi il mio scopo: prima che la sua educazione, la sua consueta calma potesse trattenerla dal dire quel che davvero voleva dire, sbotto':

'Senti Vera ... Sola Tu? Ma cosa dici? Tu che sei bellissima? Sola tu che sei sempre circondata da ragazzi? Sola tu che fai girare la testa ai passanti? Ma che ne sai tu di cosa vuol dire essere sole?'

Ma poi si rese conto di essere stata un po' brusca, e, arrossendo, continuo'.

'Scusami, scusami tanto Vera. Non so cosa mi sia capitato, di solito non sono mai cosi'.

Adesso era il mio turno.
Eravamo entrambe in piedi, vicino alla porta d'ingresso.

'Jennifer credimi, ogni volta che uno ci prova con me, o che uno si gira e mi fa un complimento, io mi sento un oggetto. I ragazzi mi vogliono solo per mettermi le mani addosso, a nessuno importa davvero chi sono. Non importa a nessuno di Vera. Tutti cercano solo di ingannarmi, non capisci come mi sento?'.

Ero sorpresa io stessa di quello che dicevo: non era mai riuscita ad essere, con me stessa, cosi esplicita, a definire con tanta semplicità la mia situazione.
Continuai.

'E quelle poche volte che sono andata con questo o quello, non ho trovato niente. Niente ti dico'.

E mi venivano quasi le lacrime agli occhi - questo non era previsto, ma ormai i miei piani stavano saltando, e non volevo essere null'altro che un'onda che si infrange su una roccia, la frantuma, e ne porta i frammenti con sè, nel fondo dell'oceano.
Di nuovo l'emotività si impossesso' di Jennifer.

'Ma Vera, almeno tu hai avuto qualcosa. Io niente. Io sono sempre ignorata, sono trasparente'
'Jennifer, nulla di quello che ho vissuto io avrebbe significato davvero qualcosa per te, ne sono sicura'.
'Non ti posso credere'

mi disse, chiaramente aveva già pensato a quello che avrebbe poi aggiunto ...

'Se davvero per te non fosse nulla, non avresti mai neppure quelle avventurette di semplice sesso'.
'E' questo che cerchi Jennifer? Non ci credo. Io ogni tanto posso accontentarmi di quello, ma non tu, non ci credo. Tu cosa cerchi Jennifer?'.

Ormai eravamo, entrambe, allo stremo.

'Io cerco ... non sono cose di cui parlare Vera'.

Mi feci un attimo coraggio.
Le misi una mano sulla spalla, l'altra attorno al bacino.
La spinsi un po' verso la parete.

'Hai ragione' dissi 'Non sono cose di cui parlare.'
'Ma cosa fai Vera? Fermati'

Ma ormai l'avevo messa con le spalle al muro.
Non volevo, ovviamente, farle alcuna violenza.
Ma ero pronta a capire se la sua resistenza era quella del disgusto o quella, vana, della decenza.
Non c'era convinzione nel suo divincolarsi, non voltava lo sguardo altrove, non urlava.

Cercai le sue labbra con le mie.
Le trovai.

Mentre ci baciavamo, e lei lasciava cadere la cartella, la sua giacca ai nostri piedi, pensavo a quanti sciocchi erano stati tutti quelli che non l'avevano vista, e quanto detestabili tutti quelli che m'avevano preferito a lei, solo per una questione di centimetri, circonferenze, spavalderia.

M'era bastato un pomeriggio, poche ore passate assieme per trovare la sua fragilità irrisestibile, la lotta tra le sue diverse anime, quella passionale, furibonda, sofferente e quella quita, educata, paziente, meravigliosa.

E in quel momento, tutto quello era li assieme, ed era tra le mie braccia.

Senza dire una parola, la presi per la mano.
Tornammo in camera.

Lasciai che si sdraiasse sul letto.
Poi mi stesi al suo fianco.

Mi guardavi, Jennifer.

Eri impaurita: non dalle circostanze, non dallo scandalo.
Tu temevi che fosse un'illusione, temevi di capir male.
Non sapevi se crederci davvero o no: ti sembrava davvero impossibile essere amata, e adesso che lo eri, e in modo diverso da come avevi forse sognato, eri smarrita.

Eri tra le mie braccia, e tremavi.

'Adesso ci sono io, Jennifer' e ti baciai sul capo.

Ti stringevo teneramente tra le mie braccia e le mie gambe, e piano piano i tuoi sussulti, i singhiozzi si facevano via via piu' flebili, e tornavi a guardarmi, e a cercare tu le mie labbra.

Su quel letto, dove tante volte avremmo fatto l'amore, quella sera fu soprattutto un lungo, tenerissimo abbraccio.

2 comments:

  1. L'ultima scena è di una tenerezza disarmante. Quando due anime si incontrano è emozione allo stato puro! ;)

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  2. Che bella la tenerezza :-)
    A presto!

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