Friday, 13 August 2010

'Sfogarsi fa bene, non credi?'



Continua la storia di Vera. La prima puntata è qui.

Eccoci li, a camminare finalmente assieme, e parlare un po'.

Come sempre, si cominciò dalle cose più stupide: come ti trovi con quel professore, hai già data l'esame di X, hai per caso le dispense del corso di Y.

Ma io volevo parlare d'altro, e tu, che forse lo sapevi, proprio per questo continuavi a passare di argomento in argomento pur di non lasciarmi arrivare al punto.

'Senti', la interruppi mentre si lamanetava della calligrafia illeggibile di qualcuno, 'perchè non vieni a casa mia sabato pomeriggio? Ho preso gli appunti del corso di Analisi, e possiamo riguardarli assieme, c'è qualcosa che credo di non aver capito. Magari possiamo fare qualche esercizio?'.

Esitò qualche istante, infine accettò.

Se non fosse stata sotto pressione, agitata, insomma, se fosse stata a mente fredda, sicuramente sarebbe riuscita a formulare una di quelle scuse che tiriamo fuori, quando, pur volendo accettare un invito, la paura ci frena.

Ecco che allora, in questi casi, devi avere la fortuna che l'altro insista un po', e che riesca a proporti l'invito sottilmente, in modo che tu non lo possa davvero rifiutare.
Fortunatamente, quel giorno, non ci fu bisogno di nessun trucco da grande stratega: avendo già in partenza dirottato il tutto sullo studio, già era incline ad accettare, e una mia successiva, naturale, rassicurazione, in forma di mio vago bisogno d'aiuto, la convinse.

Camminammo assieme fino alla stazione del metro'.

La guardavo, e pensavo che se si fosse curata un po' di più, se si fosse lasciata crescere un po' i capelli, se avesse buttato in soffitta tutto il suo guardaroba, specialmente quei terribili occhialoni, non sarebbe stata per nulla una brutta ragazza.

Già forse mi preoccupavo per lei, e dire che fino a quel momento non avevo davvero un motivo valido per tenerla nel mio cuore.

Quella ragazza chiusa, timida, impacciata e perfino un po' buffa sarebbe stata la prima persona ad entrare nei miei sogni, la prima cui avrei pensato con tenerezza quando non eravamo insieme, l'unica, poi, di cui mi sarei preoccupata tanto da rimproverare aspramente per certe debolezze.

Quella sera a casa comunque, mentre ascoltavo l'arte del Violino di Locatelli, un regalo che m'ero fatta per il mio ventesimo compleanno, per me lei era ancora una persona che m'aveva incuriosito soprattutto da un punto di vista comportamentale.

Di una cosa ero sicura: poco, al pari del dolore, riempe e condiziona una vita bizzarra.
Lo sapevo per esperienza personale, e aspettavo, come ho già detto, qualcuno con cui misurarmi, e forse curarmi.
E della sua bizzarria era ormai piuttosto convinta.

Sabato pomeriggio, come convenuto, ci trovammo' a casa mia.

La mia modesta stanzetta la sorprese: lei che era piuttosto benestante, non si poteva certo immaginare che si riuscisse a vivere in 25 metri quadri 'cucinino-stanza-bagno' che, per quanto con la mia fantasia avessi cercato di rendere gradevoli erano, oggettivamente, poveri.

Presi la sua giacca, la feci accomodare su una poltroncina, io presi invece la sediola della cucina, e le offrii da bere una tazza di the.

Era impaziente di iniziare a studiare.

Per un'oretta circa lasciai che fosse lei a dirigere le danze: volevo che si sentisse a suo agio.
Finsi addirittura di non capire, qualcosa, così da darle la possibilità di spiegarmi un concetto nella sua interezza.
Ne apprezzavo la pazienza, e, benchè non brillantissima, la trovavo dotata di una buona capacità di analisi, cui si affidava, quasi alla cieca, per rendere i problemi complessi somma, concatenazione, di problemi più semplici.
Lo ammetto: io non sono molto paziente, e proprio per questo stavo bene con lei.
Invece di liquidarmi con un 'Ma Vera, possibile che tu non capisca?' (io l'avrei fatto temo), mi guardava pensierosa, forse perfino pensandolo, di avere a che fare con una sciocca, e quindi 'Scusami, forse non mi sono spiegata bene. Intendevo dire che ...'.

Un esercizio sulle equazioni differenziali concluse la prima parte del nostro incontro.
Avevo preso delle brioches deliziose per merenda: un'ottima scusa per un'altra tazza di te e due parole che non riguardassero condizioni iniziali ed esistenza e unicità, no?

'Vai spesso al Museo?'
La sorpresi.
Non se lo aspettava, l'avevo illusa a tal punto che forse s'era ormai convinta che avremmo solo parlato di fisica e matematica.
'No, cioè ... a volte.'
'Per me è stata la prima volta quando ci siamo visti. Volevo un luogo tranquillo per fare due chiacchiere con Jurg'.
Si portò la tazzina alle labbra, le lenti dei suoi occhialoni si appannarono.
Continuai.
'Lo conosci?'
'Jurg? No, cioè ... un po''.
'M'era parso di capire che ci provasse con me, e volevo evitargli una possibile delusione. Tu come fai quando vuoi far capire a un ragazzo che non ti piace?'
'Ma io ...'
'Io mi metto pure nei loro panni, ma loro, a volte, sembrano non fare nessuno sforzo per mettersi nei nostri, non credi?'
'Io ... io non lo so'.
'Si vede che tu sei fortunata e hai incontrato solo dei gentiluomini, e continuai 'Io ne ho avuta poca di fortuna: tutti cascamorti'.
Ero stata volutamente un po' ironica, e lei prese coraggio un attimo.
'No, niente cascamorti per me ...'
'Non ti perdi nulla. Prendi Jurg ad esempio'.
'Ma Jurg non è un cascamorto'.
Ecco.
Qui ti volevo mia cara.
Questa volta fui io a avvicinare la tazzina alle mie labbra.
Bevvi un sorso di the e continuai.
'Ma allora lo conosci?'
'Beh, l'ho visto a lezione. Non mi sembra uno stupido.'
'No, non dico stupido: dico cascamorto, uno che non potrebbe mai farmi sentire felice'.
Era confusa.
'Ma non capisco ...'
'Hai mai avuto un ragazzo che ...'
Non mi lasciò finire la frase.
'No, non ho mai avuto un ragazzo'.
'Beh, neanche io a dir la verità'.
'Tu? Non ci credo. Tu che sei ... tu che sei così bella?'
'Bella? Grazie, come sei gentile. Però no, ho avuto solo cascamorti, o piccole storie'.
'Piccole storie?'
'Sesso quasi occasionale, praticamente nulla'.
'No, io non ho mai avuto proprio mai un ragazzo'.
'No? Un motivo in più per rivedere al ribasso la mia considerazione degli uomini!' le dissi, guardandola dolcemente.
'Vera scusa, ma mi sento un po' a disagio a parlarne ... continuiamo a studiare?'.
'Va bene, anzi scusami, ma volevo solo sfogarmi un po'. Alle volte fa bene, non credi?'.
Nelle due ore seguenti, la sua testa era altrove.
Quell'esercizio semplicissimo ci prese tutto il pomeriggio, fino alle 7.
Aveva perso, la mia Jennifer, tutta la sua lucidità.
Stava pensando, ne sono certa, a quello che le avevo detto: a quel 'volevo solo sfogarmi un po'. Alle volte fa bene, non credi?' cui non aveva replicato.

3 comments:

  1. La sta distruggendo sta povera ragazza!!! Verma malefica e furgetta... ;)

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  2. Vera!... (dormo ancora...) pardon :)

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  3. Mia cara, è tutto amore :D

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