Monday, 2 August 2010

Lei e i tre


Un banale incidente in bicicletta, un po' di ritardo ... e guarda cosa le capita!
Ecco il seguito di 'Un incidente in bicicletta'

Lasciai la bici al solito posto, quindi mi precipitai verso l'aula!
Correvo come una matta per quei corridoi semi-deserti: tutti erano già a lezione, tranne me!

Entrai nella grande stanza un po' ansimante: i miei compagni erano tutti in piedi, a gruppetti, a parlare tra di loro.

Come mi aspettavo, quella non era una lezione come le altre, ma un'occasione per conoscersi un po' meglio, scambiare quattro chiacchiere e farsi un'idea delle aspettative e delle capacità altrui.

Con lo sguardo cercai i due ragazzi delle prime file: li trovai, assieme alle due ragazze che s'erano sedute vicino a me il primo giorno, in un angolo, già a parlare di millimetri di mercurio e legge di Hooke.

Ahimè, i miei piani andavano in fumo, e incrociando lo sguardo di uno dei due mi sembrò di intuire che forse anche lui aveva pensato a me come possibile compagna, e che invece gli erano capitate tra i piedi quelle due ochette sempre in orario e perfettine.

Lo ammetto: ero un po' scocciata e nervosa, ma dopotutto quelle due ragazze non si meritavano del tutto la mia furia.

D'altra parte restò tutta dentro la mia testa, e solo per pochi istanti: diventava prioritario, a quel punto, cercare qualcuno, sperando che non fossero rimasti disponibili solo gli altri ritardatari, magari quelli cronici ...

Identificai subito, ancora da solo, Karl, un ragazzotto molto alla mano e piuttosto rozzo che però era sempre a lezione, e non interveniva mai a sproposito quando un professore chiedeva un'opinione a noi studenti. Non mi sembrò assurdo che i suoi modi un po' bizzarri, la sua ironia un po' troppo condita di improperi, il suo modo di vestire al limite della decenza, l'avessero isolato: pure io che non le frequentavo me n'ero resa conto.

Tutti questi particolari per me erano di secondo piano, specialmente in quel momento.

Mi ci avvicinai e senza tanti complimenti gli comunicai 'Ok, noi stiamo assieme. Adesso dobbiamo trovarne solo altri due'.
Come se l'averlo scelto fosse stata la cosa più naturale del mondo, come se non fosse strano che una ragazza, una come me per giunta, rimorchiasse un tizio border line come lui, seraficamente replico' 'Ok, io ne cerco uno, tu occupati dell'altro'.

Erano le prime parole che ci scambiavamo, e avevamo usato un linguaggio davvero informale e confidenziale quasi. Mi piacque quel suo non conoscere formalismi di sorta, quel suo passare dall'inerzia all'azione in un batter di ciglia.

Sapevo bene che lasciandogli carta bianca rischiavo di portarmi a casa un altro del suo stampo, e infatti fu proprio quello che avvenne, e quindi era mio interesse cercare di mediare le cose intruppando qualcuno di più moderato, morigerato, sobrio ...

Una donna magari.

Qualche giorno prima avevo scambiato due parole con Pia, una bella ragazza dai lunghissimi capelli neri, uno sguardo dolce e allo stesso tempo profondo, dai modi gentili e pazienti, eccezionalmente matura. Una persona inquietante in virtu' delle sue qualità: per la prima volta in vita mia, anche se avevamo parlato giusto di musica, m'ero sentita quasi a disagio con lei.

L'istinto mi diceva che una persona simile avrebbe potuto vedermi dentro, avrebbe potuto scoprire i miei terribili segreti: anzi, sentivo che io stessa avrei potuto dirle tutto. Ne ero attratta sicuramente,non in senso erotico, ma addirittura mistico.

Con gli anni mi sono resa conto che avrei voluto dirle tutto: cercavo per certi versi in lei l'assoluzione dei miei peccati, e un amore quasi materno.

Ma non ero pronta: e la sensazione d'aver perso, in quegli anni, una possibilità che il caso mi porgeva generosamente e che io invece evitavo, fu, successivamente, uno dei principali motivi per i quali, con lui, fui io a fare il primo passo, quando, anni dopo, sentii ancora quella stessa sensazione di attrazione per una persona.

Le mie prime parole con Pia ...

Ero in corridoio: canticchiavo una brano barocco di Baldassare Galuppi che pensavo d'essere l'unica al mondo a conoscere, quando lei, che mi veniva incontro, al momento in cui i nostri sorrisi si incrociavano per il solito saluto, accompagno' per qualche battuta il mio canto con il suo.

...

Non la trovavo da nessuna parte: nel frattempo Karl, con un cenno di richiamo, catturò la mia attenzione per farmi capire che aveva trovato il terzo membro del gruppo.
Lo vidi li in piedi a parlottare con Joseph, un suo degno compagno di bevute e concerti heavy metal avrei giurato.
Si concretizzava il mio timore: a quel punto Pia diventava necessaria.

Entrò proprio in quell'istante, in notevole ritardo.

Prima che potesse togliersi la giacca, l'avevo già agguantata.

Non la salutai neppure
'Ehy Pia, perchè non facciamo assieme il corso?'
Mentre si toglieva la sciarpa e la beretta, strabuzzando gli occhioni, abbozzò un ..
'Ecco cosa mi ero dimenticata ... oggi era il giorno della scelta dei gruppi ...'
La incalzai gentilmente
'Allora, stiamo assieme?'
Mi guardò con un sorriso dolcissimo.
'Certo Vera, stiamo assieme'.
A quel punto potevo anche dirle la verità, no? La terrificante verità di un gruppo davvero folle.
'Ecco ... beh, erano rimasti solo Karl e Joseph ... spero non sia un problema per te'
Scoppiò in una risata.
Mi accorsi che era davvero una bella ragazza, e che il pallore della sua pelle era perfetto con quelle labbra, quegli occhi grandi e scuri, e ... con tutto il resto.
Aggiunse con la sua voce mansueta eppure intrigante
'Spero che non sia un problema per loro essere con noi!'.

Aveva detto 'noi'.
Aveva messo l'accento su 'noi'.
Da quanto tempo non ero stata parte di un 'noi'?
Lo ero mai stata?

In quell'istante l'amai, e feci di tutto per non volerlo ammettere neppure a me stessa.

Pensavo solo a una cosa: ci saremmo divertite come matte!

4 comments:

  1. Anche io conosco un Karl allucinante, molto simile a quello che descrivi nella storia! ;) Bizzarro no?!
    p.s. Un gruppo niente male! Vediamo cosa c'esce... ;)

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  2. Mia cara Maraptica, nel disegnare i personaggi di questo racconto, pesco dalla tavolozza dei miei ricordi.

    Pia somiglia molto a quella che qui ho chiamato a volta Giulia, Karl e Joseph ricordano dei miei amici (ma le due oche sono invenzione pura).

    Combatto la solitudine creando dal nulla delle idee: il sogno trae spunto dalla fantasia, e almeno nella dimensione onirica sono ... qualcosa :-)

    A presto!

    Gio

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  3. Il tuo racconto si concretizza lasciando trasparire anche la tua voglia di "trasgressione". Mi piace.

    Vorrei solo commentare la frase in risposta a Maraptica "....almeno sono qualcosa": scrivere "qualcuno" sarebbe stato meglio, "qualcosa" è terribile! Mi spiace vedere quanto possa essere profondo il tuo senso di negazione del tuo essere "vivo". Mi spiace davvero molto. Spero tu possa un giorno rifletterti nel sorriso di qualcuno che riesca a vedere in te quello che tu stai nascondendo a te stesso da una vita.
    Un abbraccio grande.
    Joh

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