Sunday, 29 August 2010

Gita al faro



Non me ne voglia la somma Virginia Woolf, ma il sogno di stanotte parla di una gita al faro.
Gita un po' movimentata, con finale a sorpresa, ma comunque una gita.

E' stato il solito mio modo di concepire i sogni a costruirlo, pezzo dopo pezzo.

Ho iniziato l'avventura nel sonno profondo: li si sono succeduti i primi avvenimenti, poi, forse, in una situazione di dormiveglia, nella quale ero più razionale, ho riveduto alcuni dettagli che mi sembravano assurdi.

Ho connotato meglio i primi due personaggi, ho aggiunto dei particolari, ho escogitato un modo migliore per risolvere il mistero.
Ma tutto questo processo è avvenuto ancora in forma di sogno.

E' un sogno in terza persona.

Un villaggio sperduto sulle rive di un lago, una sottile lingua di terra, umida e molle, che s'insidia nelle acque fino a ragrumarsi in un isolotto, dove un'alta torre abbandonata, un tempo meccanismo di difesa contro le invasioni dei barbari, s'innalza fino al cielo.

Le luci nelle case del villaggio sono già quasi tutte spente quando Lola e Jeff, lei ragazzetta sciocca e facilona, lui un ex marinaio con una gamba di legno, si lasciano alle spalle l'abitato per andare incontro al proprio destino ...

La mattina spazza via le nubi dense della notte: Lola e Jeff sono spariti, ma nessuno sembra preoccuparsene.
Dopotutto perchè dovremmo preoccuparci di qualcun altro?
'Sono grandi e vaccinati', ad intendere 'sono liberi di andarsene quando vogliono' ma a significare davvero 'non mi importa nulla di quei due'.

Neanche a Lisa interessa di quei due in modo particolare, eppure la sua curiosità è viva.
Che senso ha andarsene dal paese, per giunta nel cuore dell'inverno?
E poi dove, se nulla esiste attorno al villaggio?

Scesa fino alle rive del lago, Lisa nota, sulla fanghiglia, il segno del moncone di Jeff.
Ne segue l'ombre fino alla torre: è indubbio, i due sono entrati li.
Forse per fare l'amore in santa pace: ma perchè non tornare?

Qualcosa di sinistro, spaventoso eppure irrisestibile attrae Lisa: la torre ormai in rovina, il portone logoro, le grosse pietre sporgenti, il sibilo del vento tra le feritoie fanno di quella rocca un attrazione cui non si riesce a sottrarre.

Ha deciso: seguirà, la notte, i loro passi, ma non entrarà dalla porta principale ...

Calata la notte, Lisa s'avventura fino alla torre.

Con le sue corde, i suoi attrezzi, inizia una salita difficile e faticosa lungo una delle pareti esterne della torre, quella illuminata dalla luce delle luna.

Dopo tanto faticare, arriva infine alla terrazza superiore della torre.

Lo spettacolo che l'attende è terribile: i corpi di Lola e Jeff, orrendamente mutilati, dilaniati, sbranati, giacciono per terra, vicino a un grosso pentolone: qualcuno li ha divorati, e anzi, li sta divorando, visto che ancora molto dei loro corpi è li.

Un pensiero che dura un attimo, e Lisa ridiscende la torre.
Torna nella propria casa, prende qualcosa, quindi ricomincia la salita.
Che strano, adesso non le costa nessuna fatica ripetere quel tragitto, e non ha neppure paura.

Eccola di nuovo sulla terrazza.

Dalla sua bisaccia trae delle polveri, le lascia cadere nel pentolone pieno delle interiora dei due poveretti, quindi, veloce come il fulmine, se ne torna donde era venuta.

Passa un giorno tranquillo, ma già pensa alla notte, quando finalmente scoprirà il mistero.

Ancora una volta, al calar delle tenebre, se ne esce dalla sua casa con i suoi attrezzi da salita.
Ancora una volta arriva in cima alla torre.
Sulla terrazza, accanto ai resti di Lola e Jeff, giace ora anche il corpo senza vita, avvelenato, del loro carnefice: una misteriosa creatura dalla pelle bianchissima, dalla testa sproporzionatamente più grande del corpo, gambe sottili e piedi lunghissimi.

L'astuzia umana ha vinto sulla bestia, e io me ne torno nel sonno profondo contento d'aver fatto vincere Lisa e perire il mostro venuto da chissà dove.

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