Wednesday, 11 August 2010

Cascamorti



Continua la storia di Vera. La prima puntata è qui.

Parlo brevemente qui delle mie relazioni con lo stuolo di smidollati, romanticoni, melensi, vanitosi e patetici ometti che hanno sperato di poter mettermi le mani addosso.

'I miei cascamorti' ero solita chiamarli.

Non dovrebbe meravigliare, nè riempire di stizza, la mia scarsissima considerazione del genere maschile: da una parte le mie esperienze sono piene di accadimenti in cui, oggettivamente, emergono i tratti piu' avvilenti degli uomini, e viceversa, in alcuni individui che ho conosciuto queste caratteristiche, perfino se presenti, erano ridimensionate da qualità che li separavano dal gregge.
All'informe amalgama di ormoni e frustrazioni che chiamiamo mondo maschile sfugge ogni tanto qualche spirito libero, qualche anima curiosa.

Di uomini ce ne sono ben pochi, e per nostra disgrazia sono immersi in un mondo di piccoli ometti, tanto da essere quasi invisibili.

La stanchezza, la delusione sopraggiungono, credo, per quasi tutte: alcune allora si legano a quello che capita sul momento, per paura di rimanere sole. Barattano cosi la propria brillantezza per un po' di solidità, per quello schema chiamato famiglia, che pensiamo, a torto, si inserisca nella natura umana meglio che altre condizioni.

Io ho votato la mia vita ad altro: fatico ancora a delinearne ogni aspetto, ne ho un'intuizione piu' che un'idea, ma so per certo che nel mio convergervi non c'è spazio per nessun legame esclusivo, per nessun lucchetto.

Detesto egualmente possedere ed essere posseduta: sono libera per necessità, non per capriccio.

Gli ometti ...

Coi timidi non avevo troppi problemi: quando capivo che uno iniziava a ronzarmi attorno, facevo di tutto, e nel modo il piu' gentile possibile, per far capir lui che non ero minimamente interessata. Potevo allora apparire fredda, aggressiva, scostante: alle volte bastava per levar loro di testa quell'idea idilliaca che s'erano fatti, mio malgrado, di me. Con chi non cedeva, provavo a volte l'arma dell'ironia, o mi dipingevo ancora piu' attratta dalle donne di quanto non fossi.

Fritz mi si fece incontro con un mazzo di fiori, e, facendo finta di non capire, l'anticipai dicendo
'Sono per la tua ragazza Fritz? Va ancora di moda regalare fiori? Se uno si presentasse a me con dei fiori ... beh, con me avrebbe chiuso'.
Andreas mi si avvicino' invece un po' impacciato, e provo' a iniziare a espormi i suoi sentimenti.
'Vera, c'è qualcosa che voglio dirti. Non voglio disturbarti ma ...'
'E allora non farlo, non vedi che ho da fare?'.
Dopotutto, cosi facendo, volevo soprattutto evitar loro la delusione del sentirsi respinti.
Con Gustav feci io la prima mossa: gli manifestai la mia insofferenza per un inesistente corteggiatore, che ai suoi occhi resi ridicolo e inetto, lasciandogli il tremendo sospetto che con altri avrei potuto dire le stesse cose di lui.

Rispondevo, a volte, anche alle e-mail anonime, quelle piene di frasi tanto vaporose da impedire il respiro.

A volte, lo ammetto, sono stata anche un po' perfida: da una parte mi dicevo affascinata, lusingata, dall'altra aggiungevo che non potevo avere nessuna stima per chi non aveva avuto il coraggio di firmarsi.

Con chi era troppo melenso lamentavo assenza di passione, con chi era troppo passionale chiedevo piu' poesia.

Nessuno di costoro mi conosceva, eppure si dilungavano in descrizioni minuziose delle mie virtu', cui ovviamente non potevo credere. Apprezzavo di piu' l'onestà di chi, semplicemente, si diceva vinto dalla mia bellezza, ma mi sembravano tutte cosi scontate quelle lodi già lette centomila volte, quel ripetere a me quello che chissà quante s'erano già sentite dire.

Problemi, comunque minimi, li ho avuti con altri.

Ci sono uomini che sono convinti che i propri sentimenti li rendano unici, migliori, e che le donne per i quali questi sono provati dovrebbero ritenersi fortunate d'essere oggetto dei medesimi, e ovviamente sottomettervisi, in letizia.
Questo è soprattutto tipico in chi non ha nulla dentro di sè, e che solo la passione, o il desiderio, di tanto in tanto, animano, ma violentemente.

Un paio di calci ben assestati sono stati, come extrema ratio, sempre sufficienti a liberarmi di questi deficienti: stento a credere pero' che la mia reazione, l'umiliazione conseguente, siano stati una lezione per questi gentiluomini.
Penso di poter dire che la natura di un uomo, una volta determinata in virtu' di quanto osservato in infanzia, e di quanto vissuto tra adolescenza e giovinezza, raramente possa cambiare.

Mi rinfaccio' anche, qualcuno tra i piu' sciocchi, di essere appariscente, di non fare abbastanza per apparire castigata.
Agli occhi di questi imbecilli sembrava doveroso ch'io lo fossi, visto che non gradivo poi le attenzioni che la mia avvenenza, che ho sempre ammesso di curare, mi procurava.
Peggio ancora, qualcuno giunse a criticarmi per delle libertà che mi prendevo con altri, e la frase 'ma che ha lui che io non ho' suonava per me come un'insopportabile museruola alla mia libertà.

Non volevo rinunciare a nessuno dei doni che la natura m'offriva, e sceglievo, ogni tanto, di concedermi a questo o quello: requisito fondamentale, 'lui' non doveva sembrarmi appiccicoso.

Non cercavo compagni, nè le noie che si portano inesorabilmente dietro.

Volevo, ogni tanto, un po' di divertimento, una distrazione e nulla piu': un gioco, dalle regole chiare, e che durasse poco.

Anche cercando, dubito avrei trovato altro oltre al divertimento.
Non ero, non lo sono mai stata, edonista: tutto quello che, in un rapporto intimo, un uomo poteva offrirmi, si riduceva a quello, e non mi sembrava scandaloso, non avendo altri legami, qualche volta.

Non riuscivo neppure a sentirmi in colpa per il fatto che non mi fosse poi difficile sedurre chi volevo, ma sbagliava Jennifer, una ragazza molto sensibile e bruttina, che si crucciava della sua solitudine, e che paragonava la sua sventura ai miei successi amorosi: in quella ginnastica che ogni tanto facevo non c'era nulla, nulla che non l'avrebbe delusa.
Non l'azione fisica, non le bugie patetiche avrebbero consolato quell'animo gentile.

Le dimostrai cosa veramente desiderava il suo cuore nell'unico modo che m'era possibile.

Con le donne ... beh, con le donne era davvero diverso.

6 comments:

  1. Che con le donne fosse diverso, l'avevo intuito. Per il resto, dove c'è gusto non c'è perdenza. Ognuno sceglie per se... ;)

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  2. Che viaggi interessanti che stai compiendo Gio...
    Le speculazioni che attui sono sorprendenti!
    Non posso che complimentarmi, non è per essere leziosi, ma è notevole la tua capacità di immergerti e affondare in certe menti.

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  3. Mia cara Maraptica, ha ragione Vera: le donne sono centomila volte migliori ;-)

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  4. Cara Dautretemp, ti ringrazio.

    E' davvero bello quello che mi hai scritto.

    Vera racchiude in sè quello che ho letto in alcune persone, sommato al mio modo di vedere il mondo e all'ostinazione di non piegarmi al sentire comune.

    Grazie di cuore.

    Gio

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  5. Complimenti per la tua capacita' di immedesimarti. Vera ha uno spessore e un'unicita' di pensiero che reandono il racconto intrigante. E' bello ascoltare i suoi pensieri e le sue considerazioni sugli uomini.

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  6. Grazie Vittoria, sono davvero parole bellissime.

    A presto,

    Gio

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