Saturday, 7 August 2010

Capodanno!


La sua storia.
Il capodanno, a Berlino, è un evento spettacolare.



Ci si raduna, a decine di migliaia, presso la porta di Brandeburgo, simbolo un po' ambiguo di potenza e ricchezza, di gloria tardo illuminista e di nefasti accenni sciovinisti, che nel corso dei secoli ha fatto da sfondo alle diverse fortune degli Hohenzollern e di un popolo unico, capace di infatuarsi per l'idee piu' criminali e allo stesso tempo di imporsi una durissima disciplina, e pagare con il sangue la scelleratezza delle proprie scelte.

Ho letto molto di quella che per anni è stata la mia città: sulla strada dell'armata Rossa, lanciata per l'attacco finale verso la Berlino ormai in fiamme, ritrovavo, nelle donne armate di Panzerfaust a caccia dei carri sovietici da far saltare per aria, o forse della morte, la mia stessa rassegnazione, la mia identica furia.

E mi sorprendeva come l'eroismo, autentico, potesse dimorare perfino in criminali di guerra, come in quell'asso dell'aviazione nazista, fanatico anche dopo la fine del conflitto, fino alla sua morte fieramente orgoglioso della propria ideologia, eppure capace di rischiare la propria vita per salvare altri piloti di caccia abbattuti oltre le linee nemiche, e di continuare anche con una gamba amputata a combattere sul fronte orientale.

Mi trovavo a mio agio in un popolo che non fuggiva l'onere di doversi di prendere le proprie responsabilità, e che trovava nel fondersi di diritti e doveri, nel sentire cioè come dovere quello di avvalersi di determinati diritti, la soluzione per prevenire altre deviazioni verso il male.

Quella notte, mentre i Berlinesi affollavano le vie dei fuochi e delle luci, e la festa era nell'animo di tutti, io giravo in bicicletta per le vie della periferia: volevo cogliere quel vuoto magnifico che si crea solo in queste circostanze, quando i piu' sono attratti dal vortice di un evento dopotutto privo di significato, eppure capace di mobilitare milioni di persone.

Cercavo un'emozione, e sapevo bene di non poterla trovare la, in mezzo alla gente allegra e spensierata.

Sdraiata su una panchina, vicino un parco, c'era una vecchia clochard addormentata: gonfia, avvolta da grosse coperte ruvide, con due borse di plastica legate al suo bastone, era il ritratto perfetto di quel senso di emarginazione che sentivo dentro di me.

Mi fermai ad osservarla nel silenzio del suo sospirare affannato.

Il ghiaccio di Berlino e l'alcool avevano consumato quella pelle ormai lucida e lassa, cui non avrei saputo dare un'età. Il vento le aveva scompigliato i capelli grigi e sottili, che scendevano giù. disordinati, sulla fronte, sotto una grossa cuffia un po' logora.
In un lieve tremore della sua mano immaginai il suo sogno di stringersi a qualcuno.

I miei sogni ...

Capitava che mi svegliasi abbracciata al cuscino, ma non volevo ammettere di cercare il contatto fisico con un altro corpo.

Avevo escluso il sesso dai miei desideri: non ne traevo nessun piacere particolare, e mi sembrava addirittura ridicolo tutto quello riguardava il corteggiamento.

Con chi aveva provato un approccio, ero sempre stata molto fredda e distaccata: ignoravo, come forse molti fanno, che ci potesse essere ben piu' che non il semplice rapporto sessuale nell'avvilupparsi di due corpi.

Ho imparato solo con gli anni ad identificare il sesso come mero mezzo per raggiungere questa comunione particolarissima, che semplicemente lo stato mentale di beatutudine e disinteresse che segue l'orgasmo rende piu' facile conquistare.

Io non volevo il godimento di un istante, volevo il calore dell'abbraccio, quello stringersi senza alcuno scopo altro se non quello di donarsi a vicenda, completamente.

Penso nasca qui il mio preferire le donne agli uomini nell'eros: nell'esperienze, che pure ho avuto, i miei amanti si sono sempre rivelati incapaci di andare oltre l'azione meccanica e il divertimento.

Forse la mia avvenenza ha impedito loro di vedere piu' che non l'aspetto della bambolina provocante, e di sentire il battito del mio cuore, o di capire quello che i miei sospiri volevano intendere.

Stretta al corpo di una donna invece sono riuscita a risalire, o ridiscendere a seconda dei punti di vista, verso uno stadio primitivo, ove si smarrivano i miei pensieri, e tutto quell'insieme di sistemi di difesa che avevo eretto fin da bambina.
Non era Vera quella abbracciata a Jennifer, o Anke, o Juliet, e quindi, quando tornavo in me stessa, non me ne sentivo totalmente appagata, ma per quella mia immagine la passione è stato il primo angolo di consolazione, benchè appunto limitato a una mia emanazione momentanea soltanto.

Me ne tornai a casa verso le tre di notte: attorno a me erano ancora feste, cori e colori.

Quella notte mii addormentai abbracciata al cuscino.

2 comments:

  1. La cosa che piu' amo degli eventi spettacolari sono le strade lasciate vuote da chi si ammassa nel centro dell'attenzione...

    ReplyDelete
  2. Carissima Dony, volevo descrivere meglio quel passaggio, ma ho deciso di rimandare il momento a quando l'intero episodio verterà su quell'attitudine che tu, io e Vera sembriamo condividere :-)

    Un abbraccio

    Gio

    ReplyDelete