Tuesday, 17 August 2010

Assieme

Continua la storia di Vera. La prima puntata è qui.

Quella mattina i primi raggi del sole, filtrati attraverso le tapparelle, mi svegliarono che ancora Jennifer era immersa nel sonno.

La guardai: spettinata, senza occhiali, pudica.



E pensavo che chissà, forse le avrei insegnato tutto.
Le avrei insegnato, senza neppure accorgermene, a curarsi un po' meglio.
Saremmo andate a prendere qualche vestito nuovo, le avrei suggerito un taglio di capelli diverso, piu' giovanile, audace.
E mi chiedevo cosa invece lei avrebbe significato per me, se già la sua presenza tra le mie braccia m'aveva come ridestata da un lunghissimo sonno.

Quella mattina volevo essere io la prima cosa ch'avrebbe visto aprendo gli occhi.

La baciai sulla fronte.

Mugolo' qualcosa, quindi si sveglio'.
Mi guardo' e sorrise.
'Ciao' mi disse.
'Ciao' le risposi.
Si stropiccio' ancora gli occhi, sbadiglio' due o tre volte.
Cercho' la mia mano, la prese tra le sue.
Ce ne restammo li in silenzio, a guardarci, un paio di minuti.
'E adesso?' mi chiese infine.
Eravamo entrambe incredibilmente serene.
Era tutto cosî facile.
Le soffiai un po' sulla fronte, per giocherellare coi suoi capelli.
Chino' un po' il capo, abbasso' gli occhi, ma nel suo sorriso non c'era sottomissione, nè io la cercavo.
Io cercavo solo un ultimo istante di dolcezza. prima di alzarsi.
'Adesso colazione!'.
'Si!'.
Mi stiracchiai, quindi la guardai negli occhi, buffamente severa, e con voce da commediante le dissi.
'Sei pronta?'
Per un istante mi sembro' ancora la vecchia Jennifer, quella dell'università.
Le stavo chiedendo qualcosa, mi aspettavo una risposta, quindi ovviamente si sentiva impreparata.
Un po' impacciata rispose
'Pronta per cosa?'
Ero ben decisa a farle capire che con me sarebbe stato impossibile essere preparati, e che quindi si poteva mettere l'anima in pace. Io amavo l'altra Jennifer, quella della notte.
Con palese indifferenza, dissi ...
'Ein ... Zwei ... Drei!'
Al 'Drei' con un calcione, feci volar via le coperte, e ci trovammo' cosi', al freddo della stanza, mezze nude, a ridere come ... come bambine.

Un ultimo bacio e mi alzai in piedi di scatto.
Le indicai il bagno.
'Dopo di voi madamigella'.
Si alzo' con un'inaspettata grazia: la vidi cercare l'elastico per i capelli.
Lo trovo' infine, ma non fece in tempo a metterselo.
'A questo diciamo addio, stai molto meglio senza. E oggi pomeriggio parrucchiere e sartoria! A adesso march! Un due un due ...'.
Ridendo, improvvisando il passo dell'Oca, se ne ando' in bagno.
Mentre lei si lavava, io in cucina mi davo da fare con pane, marmellata e caffè.

Era la prima volta che preparavo la colazione per due.

Era la prima volta che pensavo per due.

Quello che per milioni di persone è la risposta ad un'esigenza fisiologica, quello che anche per me era stato fino al giorno prima null'altro che assunzione di calorie, quel giorno diventava un rito.

Aspetto' che tornassi dal bagno, e assieme mangiammo' di quel pane ormai un po' raffermo', che pure ci sembro' buonissimo, e in quel caffè di terz'ordine trovammo l'Arabica piu' pregiata.

E mi veniva in mente l'aria di Papageno ...

Ein Mädchen oder Weibchen
wünscht Papageno sich
O so ein sanftes Täubchen
wär Seligkeit für mich.
Dann schmeckte mir Trinken und Essen;

Una ragazza o una mogliettina
Papageno vuole per sè,
oh, una simile piccola tortorella
sarebbe per me un'eterna benedizione
e allora il cibo e le bevande avrebbero
per me un buon sapore

L'avevo canticchiata tante volte quell'aria, e m'era sempre sembrata, dopotutto, sciocca.

Era tutto autentico, ovvio, invece in quell'istante, e trovavo, nella coppia semplice, Papageno-Papagena, piu' verità che non in quella astratta, elevata, eletta, di Tamino e Pamina.

Tra queste e altre entità avrebbe oscillato la mia vita - e oscilla ancora.

Ma in quei mesi in cui sono stata un'amante, innamorata e cocciuta, in quei mesi in cui sono stata aderente all'ideale di Papagena, ...lo sono stata in modo perfetto, forse piu' di quanto non sia riuscita ad essere stata altro.

4 comments:

  1. sinceramente, mi lasci sconcertata con questo racconto ma quando torno a firenze ci sentiamo e ne parliamo a voce... baci

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  2. Mia cara Marisa, è una storia, io la scrivo e basta :D
    A presto!

    Gio

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  3. E' solo una dannata questione di equilibrio. Non importa fatto da chi o da cosa. Basta che ci sia equilibrio nelle sensazioni. Magia allo stato puro ;)

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  4. Non importa neppure 'come' mia cara :-)
    Vera è l'amica ideale.

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