Monday, 26 July 2010

Una sera di tanti anni fa.


Ero una ragazza di quasi vent'anni: da tempo non vivevo più con i miei genitori, ma quella sera ero con loro, come ormai capitava rarissimamente.

L'indomani si sarebbe dovuti andare a un matrimonio di un cugino - un'occasione terrificante per me, ma non quanto dovermi sorbire per mesi e mesi gli insulti, le minacce velate, di mio padre e i lamenti, melodrammatici, di mia madre.

Ho odiato fin da piccola queste prediche sulla 'famiglia', e ho sempre avuto la nausea di quella parola 'disonore', che mi sentivo appicciata addosso, e che trovavo così ridicola tra tutta quell'immondizia.

Nella mia famiglia tutto era disonorevole per me: l'efferatezza di mio padre, a malapena capace di leggere eppure a capo di un grosso mandamento, l'aria da grande signora di mia madre, gonfia in pellicce rosse non solo del sangue di qualche povera bestia.

I momenti più felici della mia infanzia erano stati quelli passati lontano, lontano dai pericoli di casa, nei collegi svizzeri, o nelle case segrete di insospettabili complici di mio padre.

L'essere una ragazza m'aveva risparmiato il dover seguire le sue orme: nei suoi piani sarei forse stata la sposa per avvicinare un'altra famiglia, allargare le zone di influenza, generare nipotini.

In seguito al tradimento di alcuni picciotti che aveva causato la morte di un mio zio, mio padre s'era ossessionato alla sicurezza: soprattutto faceva cambiare di continuo i suoi guardaspalla, agendo in modo tale che nessuno di loro potesse sapere con chi si sarebbe trovato assieme.

Tutto inutile.

Qualcuno di più potente di lui aveva deciso che doveva morire.
E infatti così fu.

Eravamo a cena: mio padre a capotavola, mia madre alla sua destra, io dall'altro lato del tavolo.
Ai lati della porta d'ingresso Salvo e Cosimo, tra i più fedeli uomini di mio padre, da sempre al suo fianco nelle sue 'imprese'.

Imprese di cui quel porco non si faceva scrupolo parlare: così l'uccisione di un imprenditore che non pagava era qualcosa di cui vantarsi per settimane, la puntuale riscossione del pizzo un esempio della sua efficienza di cui si sarebbe rallegrato Don Pasquale.

Beh, mi ricordo esattamente come avvenne.

Stavo mangiando un ottimo filetto di manzo - ci trattavamo molto bene in quella casa.

D'un tratto, a un cenno convenuto, Salvo e Cosimo si avvicinarono a mio padre. Mentre Cosimo, un tizio corpulento e decisamente più forte di mio padre, lo immobilizzava, tenendo premuto il suo volto sul tavolo con tutto il suo peso, incurante delle sua bestemmie, Salvo prendeva da dietro un quadro un pugnale e gli tagliava la gola mentre quello si dimenava come un animale.

Continuavo a gustare il mio filetto con una calma straordinaria: mi spiaceva solo di non essere stata io ad uccidere quel verme maledetto.

Seduta al mio posto, bevevo un sorso d'acqua e li osservavo mentre Salvo, mandata sul pavimento con un pugno quella gallina di mia madre, che s'era alzata gridando istericamente e cercando una ridicola fuga verso le sue camere, faceva un cenno a Cosimo.

Morte per soffocamento ... mani serrate a stringere un collo grondante di collane e collanine ... chissà a cosa stava pensando quella puttana nei suoi ultimi istanti di vita ...

Sicuramente non alle povere vittime di violenze anche peggiore di quella che ora pativa, violenze di cui lei era stata tante volte la prima istigatrice.

'Bene, e adesso sei rimasta tu signorina: non abbiamo nulla contro di te, ma devi morire anche tu'.

Era evidente: la loro ansia, il loro piano era stato tutta dedicato all'eliminazione di mio padre.

Una sua reazione, girava spesso armato, era da mettere in conto: morto lui, quella faccendo si limitava ad un ordinaria pratica da macellai, cui quei due bastardi erano ben abituati: uccidere due donne.

Con magnifica calma mi alzai dalla mie sedia.

Li guardai mentre respiravano affannosamente, ancora un po' stanchi e agitati.

La mia tranquillità forse li sorprendeva, o addirittura li divertiva.

Salvo mi guardò ancora ansimante, e uno strano pensiero gli traversava la mente.

'Adesso ti ammazziamo, e poi ce ne andiamo a puttane per tutta la notte. Forse pero' prima ci divertiamo un po' anche con te ragazzina'.

Sorrisi, insirai profondamente con il naso, strinsi i pugni e mi levai il tovagliolo.
Mi misi in posizione.

'E non esserne tanto sicuro idiota'.

D'improvviso Salvo si fece scuro in volto.

E così, mentre Cosimo frugava tra i due cadaveri, strappava collanine, cercava documenti varii, Salvo mi venne addosso.

'Iaak'

Salvo di certo non s'aspettava il mio calcio rovesciato: lo colpii alla tempia, e crollo' privo di sensi a terra come un sacco di patete.

'Allora Salvo, che ne dici del mio Gyaku Mawashi Geri?'. Non mi aspettavo alcuna risposta, e aggiunsi sarcastica: 'Mah, sei già svenuto? Che delusione!'.
Quindi mi risolsi all'altro.
'E tu, eroe, adesso è il tuo turno Cosimo, vieni qui, vieni che t'ammazzo come cane. Dai, ho voglia di farla finita con tutto questo schifo, adesso!'.

Sorpreso dalla piega inattesa che avevano preso le cose, Cosimo fece per rialzarsi, ma prima prese il coltello che aveva appena finito di usare per uccidere mio padre.

'Oh davvero? Ma che bella idea' sussurrai.

Si avvento' addosso a me con il pugnale, ma lo disarmai facilmente.

Quei bastardi avevano l'abitudine di terrorizzare dei poveretti, gente che ne aveva forse rispetto oltre che paura, non certo una Karateka cintura nera come me.

Da anni m'allenavo, in segreto, nei Dojo delle varie città in cui vivevo ...

'Questa mossa invece si chiama Tanto Jutsu' gli mormorai all'orecchio mentre lo tenevo stretto nella mia presa, il pugnale ormai nella mia mano.

'Allora, che te ne pare del mio karate? Ho avuto degli ottimi insegnanti, non ti pare? Me lo daresti il sesto Dan?'

Il porco non sembrava gradire nè la mia tecnica nè la mia ironia.

Stanca di dare una lezione di civiltà a un simile individuo, che non faceva altro che schiumare rabbia e maledirmi, lo finii tagliandogli semplicemente la gola.

Prima di andarmene conficcai il pugnale nel cuore di Salvo, che tardava ancora a risvegliarsi.

Mentre i cadaveri si freddavano in salone, io mi davo da fare: la combinazione della cassaforte era quello che mi interessava.
Ovviamente mio padre era troppo idiota per ricordarsela a memoria, e infatti gliela trovai addosso.

Svuotai la cassaforte.
3 milioni di euro: una bella cifretta per le piccole spese, vero padre?

Con una borsa piena di quei soldi, scesi fino in paese.

Tirai giù dal letto Don Angelo, il prete, un uomo che lottava da sempre contro la malavita, e che forse si spavento' non poco nel vedermi comparire alla sua porta.
Gli consegnai il denaro e gli dissi di restituirlo ai legittimi proprietari.

Il giorno dopo mandai a Don Pasquale una lettera: gli promisi che non cercavo vendetta, e che poteva fare quel che voleva degli affari di mio padre.
Poteva considerarmi morta - e così fece.

E così, anonimamente, leggevo sul giornale, sul treno che mi portava lontana, del misterioso massacro di San Vito, degli investigatori che ipotizzavano una strenua lotta tra mio padre e le sue guardie del corpo contro degli assalitori esterni.

Quel giorno partii per Berlino: da allora non sono mai più tornata a San Vito, nè mai vi farò ritorno.

Io sono morta per quel mondo.

8 comments:

  1. Un racconto dei "giorni nostri" direi. Nulla è cambiato ed ho paura che molto tarderà a cambiare. A volte mi vergogno di essere italiana, ultimamente spesso...

    Potresti usare la fine di questa avventura per iniziare una serie di raqcdconti imperniati sulla vita di questa ragazza... una giovane "robin hood" dell'era moderna. Cosa ne dici?
    Un abbraccio
    Joh

    ReplyDelete
  2. Qaunto sarebbe bello se le cose andassero di norma così! Ma è uno storia no?! Il lieto fine ce lo possiamo permettere! ;)

    ReplyDelete
  3. Cara Joh, l'Italia è un paese dalle contraddizioni estreme.
    Ultimamente ho scritto alcuni 'episodi iniziali' che penso di continuare in futuro.
    La ragazza che ripensa a questo episodio ha ora 30 anni: in quei 10 anni chissà quante ne ha combinate ;-)
    A presto

    Gio

    ReplyDelete
  4. Esatto Maraptica, viva la fantasia :-)
    Viva un mondo (possibile?) migliore del nostro!

    ReplyDelete
  5. Gio!! Dov'è la maglietta sponsor???

    :o))
    Joh

    ReplyDelete
  6. Dobbiamo pensarla con stile, mica possiamo improvvisare ...
    O forse invece possiamo? :D

    ReplyDelete
  7. Butta giù quello che ti viene in mente: ci fidiamo! :o))

    ReplyDelete
  8. Quando hai tempo potresti passare da me?
    C'è una cosa per te...
    Bacio =)

    ReplyDelete