Tuesday, 6 July 2010

Una panchina affacciata sul nulla


Ieri sera, dopo 10 ore di ufficio e con i fulmini nello spirito, infilando la chiave nella serratura di casa mia già mi beavo dell buon profumo di Violetta che il lucida-pavimenti che avevo usato il giorno prima garantiva di far permanere per giorni.

Entro e inspiro profondamente ... ma di Violetta nessuna traccia.

Al posto suo, anzi, un odoraccio di morte e marciume - e quindi subito le preoccupazione (mi sarà mica morto un passerotto in casa? avro' per caso dimenticato di gettar via i resti della mia cena? donde viene questo puzzo metifico e asfissiante?)

Il colpevole fu trovato solo a serà già inoltrata: li in un angolo, in un catino, giaceva ormai defunto lo straccio, eroico, che m'aveva servito nella mia opera di purificazione.
Come in ogni battaglia, anche nelle piu' vittoriose, ci sono vittime, cosi' nella mia offensiva contro lo sporco ce n'era stata una: il fido panno verde compagno di tante avventure.

Senza tante cerimonie lo presi, lo misi in un sacchetto dell'immondizia: avevo già deciso di tumularlo in una fossa comune, un bidone della spazzatura sotto casa, proprio come tanti eroi veri senza nome.

Indossato il cappellino di tela bianco e azzurro, recuperato il telefono e avvoltomi in un foulard, scesi: erano già almeno le dieci, e il fresco invitava a fare quattro passi.

Sbarazzatomi di quel cadavere putrescente, eccomi dunque seguire un po' la 'Strasse' dove vivo: avevo in mente di accompagnare il ruscello che scende dalla collina, tagliando perpendicolarmente la mia via.

Avvicinandomi, sentii l'amichevole suono del fluire dell'acqua, il gorgoglio, lo zampillare e lo sgocciolare sulla roccia: li, nascosta dalla vegetazione piu' folta, scorre l'acqua vivace e giocosa che per prima mi innammoro' di questo quartiere, quando, per caso, vi capitai piu' di 3 anni fà, all'inizio della mia avventura da queste parti.

Salendo per qualche decina di metri il corso del ruscelletto, giunsi infine a un ponticello che lo traversa: me ne stavo li tranquillo, pensando agli affanni della nostra esistenza, alla stupidità umana, alla parte che di queste anche a me spetta, quando lo squillo petulante del mio cellulare mi riporto' alla realtà.

Ricominciai a camminare: lungo un vialone incrociai un ragazzo con due cani.
Da lontano, sembravano piuttosto grandicelli ... e senza guinzaglio.
Mi fermai, abbastanza tranquillo, e lasciai che quei due levrieri, allertati dalla mia presenza, se ne abituassero.

Continuai a camminare: a improvviso un colpo di vento, lo sbatacchiare di imposte, il mormorio delle fronde ricche di foglie mi lasciarono intendere che quell'idea del 'sublime', che sempre, sempre cerco, l'avrei potuta almeno carezzare seduto su quella panchina al belvedere, da dove, nel buio di un parchetto sul ciglio della strada, si vedono le luci della città, giungono ovattati i suoi suoni.

Affrettai il passo, sistemandomi un po' il foulard attorno al collo: in pochi minuti ero li.

C'è chi entrando in una chiesa, si fa il segno della croce in segno di rispetto, spegne il cellulare e lascia fuori i pensieri cattivi, o almeno li seppellisce sotto una tonnellata di ipocrisia.

Io trovo gli stessi riguardi per una sciocca panchina, un ponticello inutile, una via deserta illuminata d'arancione.

E, soprattutto, per la solitudine, per il dolore che ne è causa e per quello che ne è conseguenza.

9 comments:

  1. Eppure quanta bellezza e quanta poesia in una panchina illuminata d'un tenue arancione...
    Trovo ci sia molto più "spirito" nel silenzio di una stradina che in una cattedrale affrescata.
    Adoro le panchine solitarie.
    Joh

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  2. Cara Joh, io stasera conto di tornarci su quella panchina.

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  3. PS: Joh, i tuoi ultimi commenti non vengono pubblicati!
    Dev'essere un errore di blogger.

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  4. Che bella serata hai trascorso ieri sera e invidio la frescura di quella panchina, io invece rantolo in questa brutta afa di luglio.
    Se dovessi morire adesso ho scelto il mio epitaffio:
    "Sono morto tante di quelle volte ma come questa, mai!"
    Ti ho scritto la frase originale attribuita da Wikipedia ad uno sconosciuto attore etrusco.

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  5. AnonymousJuly 06, 2010

    PS: I commenti non vengono pubblicati, ahime, se non scritti da anonimi o comunque senza log al proprio account.

    Ringrazio Marisa e Joh :-)

    Gio

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  6. Bellissimo Giò.
    Provo anch'io un grande rispetto per certi scorci che mi sono cari e davanti ai quali spesso mi commuovo... La bellezza è bellezza e contiene più spiritualità di molte chiese a volte...

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  7. Cara Enrica, andiamo decisamente d'accordo.
    Io sto per tornarci proprio adesso, su quella panchina, per 'pregare' a modo mio :-)

    A presto

    Gio

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  8. Si Gio! E' da ieri che non riesco a pubblicare i commenti nè sul mio blog nè su quelli degli amici.... e succede anche ad altri.
    Siamo stati cattivi? :o))
    Un abbraccio
    Joh

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