Sunday, 25 July 2010

Per aspera ad astra! (ovvero: riflessioni su un Canto Notturno)



No, no.

Per aspera ad aspera, questa è la realtà dell'uomo, e il Sultano del Brunei e un mendicante di Nuova Dheli si scoprono contigui quando messi di fronte alla forza delle leggi della natura: non solo a quelle scontate del tempo, del ciclo continuo di nascita e morte, ma soprattutto a quelle più sottili che ci portano a volte la, sul ciglio dell'abisso, 'immenso, orrido, ov'ei precipitando il tutto obblia'.

Leopardi li intende la morte, questo 'supremo scolorar del sembiante', non ci sono dubbi in proposito.

Io l'ho inteso però in modo diverso: l'abisso non è la morte, è la conoscenza, la consapevolezza della propria natura umana, fragile, incerta, inquieta.

In tale conoscenza si precipita, senza possibilità di risalita.

Al raggiungimento di tale abisso, paradossalmente, accosto benissimo anche il verso

'E dove il tanto affaticar fu volto'

Perchè non sentiamo forse noi come prima necessità quella di capire l'uomo, di capire noi stessi?
E questo ci costa sforzi immensi, esperienze dolorosissime.
E una volta che abbiamo capito, anche solo intuito, non è forse vero che ...

'Che sia questo morir, questo supremo
Scolorar del sembiante,
E perir della terra, e venir meno
Ad ogni usata, amante compagnia.'?

Ecco il risultato delle nostre fatiche, delle nostre vite.
E' il venir meno ad ogni usata, amante compagnia.

Friedrich Nietzsche disse 'Quello che non mi uccide mi rende più forte'.

Non nego che ci sia qualcosa di condivisibile in tutto questo: si impara, soprattutto, a ridimensionare, a ridere di alcune follie, si scopre una strana forza ancestrale alle volte.

Ma per me l'insegnamento vero è diverso.

Quello che non ci uccide ci rende semplicemente più soli.

13 comments:

  1. Quello che non ci uccide ci alza il livello di sopportazione...

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  2. Ma ci isola anche dagli altri.
    La vita è un susseguirsi di dicotomie ;-)

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  3. E tra la teoria di Nietzsce e quella di Gio, non posso che confermare la seconda...

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  4. 'na livella insomma...

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  5. Caro Giò, temo che la vita sia molto più brutale, calda e veloce di quanto siamo disposti a vederla e che l'uomo sia molto meno fragile di quello che crediamo... E' tutto ciò che non ci ha ucciso e che noi abbiamo sconfitto che ci rende più forti...
    Buona giornata Giò.

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  6. io ho oltepassato la soglia del dolore, non so come ma bisogna andare avanti...
    baci
    chiara larissa

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  7. Carissima Dony, sono sicuro che capisci bene cosa intendo :)

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  8. Ahime Baol, ignoro cosa significhi 'livella' :D

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  9. Cara Enrica, è vero: siamo piu' forti.
    Ma il prezzo pagato è la solitudine.
    Merce di scambio, ecco cos'è.

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  10. Chiara bentornata ;-)
    Si va avanti, certo :-)
    Irragionevolemente, come natura comanda.

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  11. Ciao Gio, devo darti ragione sulla solitudine. Cio' che non ci uccide ci rende piu' forti ma anche piu' duri, piu' diffidenti, piu' spaventati, piu' addolorati, piu' irreggiungibili e piu' distanti da chi non si e' mai trovato nelle situazioni in cui ci siamo trovati o in cui ci troviamo noi (uso il "noi" nel senso generale di persone che si trovano ad affrontare varie esperienze").
    E' vero quello che hai detto ed e' anche molto profondo.

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  12. Eh si, purtroppo è vero.

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