Thursday, 8 July 2010

La voce del mio cuore

Andiamo per ordine.

Nel pomeriggio di ieri ho ricevuto una telefonata in ufficio: una nostra studentessa, ragazza simpatica con la quale specialmente un paio d'anni fa lavoravamo spesso assieme, mi invita a una serata di musica rinascimentale in una delle 'kirche' del centro.

Amo, in effetti, quelle musiche un po' spoglie e irrigidite in schemi quasi geometrici, a volte soavi e leggere, addirittura a tratti voluttuose, quando accennano a temi d'umano affetto, e viceversa austere e solenni, verticali, quando si rivolgono piu' in alto, dove risiede quel padre che, secondo me, se davvero è a nostra immagine e somiglianza non puo' disdegnare neppure le atmosfere leggiadre di cui godiamo anche noi.

Io comunque non credo minimamente a quel padre, eppure amo la musica sacra, perchè sicuramente è espressione di quei tentativi, tutti umani, di levarsi dalle debolezze di cui sono contaminate le nostre carni non meno dei nostri spiriti. Detesto la cocciutaggine, il fanatismo del monoteista, il suo concentrare tutte le virtu' in un solo essere, il non riconoscere la possibilità dell'esistere, del coesistere di diverse saggezze: eppure c'è una forza quasi animale nella convinzione, nella 'fede', che spinge, innegabilmente, a compiere prodigi, anche, e questo mi interessa, nel campo dell'arte.

Il credente dopotutto non è diverso dall'amante: c'è il passionale, quello metodico, e poi chi cerca la sicurezza di un rapporto solido.

Quindi la poesia come il dedicare la propria vita per gli altri, la prosa come l'insegnamento e l'indagine scrupolosa, la liturgia come l'etichetta meticolosa e pedante, sono espressioni di questo 'amore', e delle sue distorsioni.

Torniamo a noi: ultimamente ho il fulmine di traverso.

Ho chiesto al mio collega, autentico amante della musica, se per la sera sarebbe stato libero: nel caso lo fosse stato, avrei suggerito lui di andare al concerto, mentre io me ne sarei stato a casa, ovviamente.

Trattasi in questo caso di logica: lui ama la musica piu' di me, 'conviene' all'umanità che lui vada, non io, dato per scontato che l'opzione 'andare assieme' non la prendo neppure in considerazione.

Terrificante parlare cosi di chi è stato il mio miglior amico per molto tempo, e che ancora oggi considero uno dei pochi 'non dormienti' che conosca.

Il fatto è che io non voglio detestarlo, odiarlo, sentirmi infastidito da lui: e questo capita, alle volte, se stiamo assieme.

Questo è il risultato del 'male' sulla mia esistenza: notevole.

Dato un suo precedente impegno non avrebbe potuto assistere allo spettacolo, e quindi decisi ad andare io al concerto.

....

Arrivo un po' in ritardo, a causa di un improvviso impazzire del mio navigatore, ma tranquillamente entro i tempi: con la mia amica ritiriamo i nostri biglietti, quindi ci sediamo in sesta o settima fila.

Nascondo il casco sotto la panca, appendo la giacca da qualche parte e aspetto l'inizio del concerto chiacchierando con la mia amica: del suo lavoro, dei suoi studi, dei suoi concerti.

La sala si va riempiendo ... entrano i coristi: si inizia!

...

Accompagnano un liuto e delle percussioni che non riesco ad identificare: piacevolissima specialmente la prestazione d'una cantante, solista, dal timbro etereo e ottima capacità di tenere la note, particolamente acute.

La sua voce era come un raggio di sole che penetra le nubi dense di pioggia: emergeva dal sottofondo del coro con grazia, se ne differenziava in senso qualitativo piu' che quantitativo.

Pur carattarizzata da simili diversità, quella canzonetta godeva di una sorprendente unità nel complesso, tanto che dopo pochi istanti di ascolto si riusciva, cosa che sempre amo nell'ascolto, a prevedere l'andamento della musica prima ancora di ascoltarla.

...

Ma tutto questo esula dal tema del titolo: la voce del mio cuore.

Si, ancora una volta ieri la voce del mio cuore ha messo in imbarazzo, incuriosito, forse infastidito.

E' estate anche qui, e si va in giro vestiti in camicia: i maglioni restano nei cassettoni, negli armadi, al limite negli zaini.
Anche per me ora è tempo di abbigliamento leggero e ... e allora ecco che la voce metallica del mio cuore arriva all'orecchio altrui.

Ah, mia cara valvola St. Jude, quante persone abbiamo messo in imbarazzo assieme.
La St. Jude, a quanto pare, è una delle valvole meccaniche piu' rumorose che esistano: ho letto di gente che ha accusato problemi a dormire, tanto puo' essere fastidioso quel ritmato (hopefully!) tic-tic-tic ...

Non mi sorprenderebbe scoprire che ja St. Jude è la prima causa di divorzio tra gli ultra ottantenni dello stato del Missouri!

Mi ricordo di quella volta in ascensore ... Tic - Tic - Tic ... e quel professorone che si fa scuro in volto, preoccupato, pronto a chiamare aiuto immaginandosi già la mia morte ...

Torniamo ora in quella chiesa spoglia, riformata, dalle pareti grigie, dall'acustica solo discreta e dalle comode panche imbottite ...

Tic - Tic -Tic ... è la voce del mio cuore che si sente nelle pause, quando tutti zitti si aspetta che riprenda la musica.

E quando inspiro profondamente, TIC-TIC-TIC mi guarda spaventata la mia amica, che poi sembra pero' ricordarsi di quella volta che gli avevo raccontato ...

Ma lui no, lui non mi conosce.

Il tizio seduto davanti a noi, un elegante borghese che mi immagino al volante della sua Mercedes, si volta quasi indispettito: mi guarda, sorpreso di non vedermi battere ritmicamente sulla panca con le dita, o sul pavimento coi piedi, o giocherellare con il mio telefonino ma invece trovandomi immobile, completamente immobile, perfettamente allineato all'etichetta.

Passano 10 minuti.

Altra pausa.

Tic - Tic - Tic ...

e lui si volta ancora: si concentra. Cerca di immaginarsi il timer di chissà quale ordigno nascosto nel mio zaino, cerca, è palese, una scusa qualsiasi per chiedermi lumi, ma è troppo perfettino per concedersi quello strappo all'etichetta, che vuole che a un concerto, tra estranei, se proprio si deve parlare di qualcosa, si parli di musica.

Insomma, a ogni pausa si voltava, cercava di darsi una ragione ... ed io impassibile, disinteressato, gli occhi fissi all'altare, o al limite in direzione della mia amica.

Beh, è stato very very funny.

8 comments:

  1. Ho una gran voglia di dirti una cretinata del tipo: "ma al mattino suona assieme alla sveglia?"!! :o)))))

    Mi piace quando sei spiritoso confido nel tuo sense of humor!
    :o))
    Joh

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  2. Il sarcasmo e l'ironia sui propri "problemi" è una cosa che adoro, ma mi sa che te l'avevo già detto! ;) Insomma tieni il tempo ai concerti eh?! Utile...

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  3. Ma quanto simpatico sei?! :D
    Posso immaginare la scena benissimo, anch'io mi sarei divertita tanto e in più avrei avuto uno sguardo di sfida quando il signore si girava!
    Eccomi finalmente, credo che d'ora in poi, mi troverai più spesso tra i tuoi lettori, come fino a qualche tempo fa. E dal racconto, vedo che non devo chiederti come stai :)

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  4. io non sono così sicura che tu ti diverta in queste circostanze o forse credo di aver colto qualcos'altro fra le tue parole, quello che fa sì che tu mi senta simile a te...

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  5. Cara Joh, ogni tanto mi diverto ancora ;-)

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  6. Cara Maraptica, di materiale per essere ironico sui miei 'problemi' ne ho a tonnellate ;-)
    Non credo che smettero' tanto presto!

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  7. Mia carissima Selene, sono felice di rileggerti :-)

    Attendo tue notizie allora :)
    Il tipo era veramente confuso poveretto :D

    Gio

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  8. Cara Marisa, in effetti ero anche un po' preoccupato e spiaciuto: preoccupato perchè mi pareva d'essere piu' rumoroso del solito, spiaciuto perchè comunque quel signore mi pareva seriamente scosso.

    Pero' ero sicuramente anche divertito: prova a rivivere la scena, immaginati quel tipo che si gira non pensando 'ma chi è questo mostro?' ma 'oddio, ma che diavolo è questo ticchettio? sta per scoppiare una bomba?'

    :D

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