Sunday, 18 July 2010

Eravamo piccoli



1500 lire: una cifra favolosa per noi due.

Era quanto c'aveva dato la mamma, cosa eccezionale, per la gita con l'oratorio su in montagna.

Mia sorella le teneva in un vecchio borsellino di pelle nera e viola: quelle due banconote, grigia quella da mille con la severa figura di Giuseppe Verdi, verde quella delle cinquecento lire, per noi erano un tesoro.

E d'altra parte una partita ai videogiochi costava un gettone da 200 lire, e un ghiacciolo, al baretto, 300 lire: con tutti quei soldi avremmo potuto prenderci di tutto, no?

I ghiaccioli alla menta erano i miei preferiti, e ogni tanto ci scappava anche qualche caramella, che però il papà non doveva sapere mangiassi, visto che per lui erano 'tutte porcherie'.

Quanto ero ghiotto di quelle caramelle: chissà forse mi sembravano così buone perchè erano proibite, e si sperava sempre che la perpetua, che le vendeva, non facesse la spia, e andasse a spifferare tutto.

Porcherie!

Guai poi, d'estate, a fare come gli altri, che per il caldo inzuppavano i loro cappellini nell'acqua e se li rimettevano in testa tutti gocciolanti.

'Non vorrai mica prenderti una broncopolmonite!' tuonava il babbo, e quel parolone 'bronco-polmonite' era già in sè stesso un malanno.

Non eravamo ricchi, e si tirava un po' la cinghia sulle cose superflue, che si trattasse di giocattoli o merende per l'intervallo a scuola, la parsimonia era la parola d'ordine in casa nostra - non ho ancora capito per oggettive ristrettezze economiche, o per atteggiamento.

Si affittavano i vestiti del carnevale all'oratorio, si riciclavano i vestiti di cugini (noi eravamo i più piccoli nipoti), le biciclette da amici di famiglia (delle pesantissime, terrificanti saltafoss, o delle imbarazzanti 'Graziella' prima della mia meravigliosa BMX) e i fumetti, e le collezioni di francobolli da chissà chi altri.

Ma quel giorno ci sentivamo ricchi, e liberi di scegliere altro che non la colazione al sacco che avevamo con noi.

Una gazzosa, una di quelle da 33 cl, nelle bottigliette di vetro.
Ecco quanto valevano quelle 1500 lire al bar della funivia, su in montagna.
Il tizio alla cassa rise perfino di noi, del nostro stupore.

Quella fu forse una delle prime volte, avrò avuto 6 o 7 anni credo, che 'mi vidi dell'esterno'.

Mi vidi umiliato da un adulto che non mi conosceva, per la mia ingenuità: vidi la fragilità nostra, il nostro essere fuori luogo, vincolati alle regole di un altro, arrogante per giunta.

L'ambiente familiare nel quale crescevamo, la sicurezza percepita tra le persone del paese, perfino a scuola, ove noi due eravamo per tutti 'i figli del dottore', o 'i nipoti di', non esisteva in un ambiente appena adiacente.

Cocente scoperta: eravamo 'nessuno' ...

Non so quando l'ho deciso, ma già quel giorno se ne poteva intuire qualcosa probabilmente.

Ho voluto, ho cercato almeno, da un certo punto in poi, che a umiliare me stesso, a farmi soffrire per la mia incompetenza, la mia inconvenientissima vaghezza, non fosse che un solo maledetto arrogante figlio di buona donna: me stesso.

Orgoglioso, sicuramente, ma altrettanto severo nei miei stessi confronti.

Forse ho abusato di questo diritto che mi sono riconosciuto.
O forse mi ha tenuto in vita, questo insensato non voler soggiacere a un destino che non fossi io, in qualche modo, a plasmare.

Se le sofferenze di tutta la vita si sommano assieme, e il loro totale è un macigno che ci portiamo appresso in ogni istante, ho perso, perchè inevitabilmente il mio atteggiamento le ha moltiplicate, ne ha create di non necessarie.
Se invece del dolore passato non resta che l'ombra, diluito nel tempo dall'alternarsi di brevi istanti di gioia, quella che a fatica si costruisce e svanisce in un istante ... beh, la partita non è ancora decisa.

16 comments:

  1. Ho sentito il profumo delle caramelle gommose che vendevano in oratorio ed il sapore del ghiacciolo, quello più grande, quello ripieno al gusto di albicocca che costava 200 Lire, il rumore della Graziella sulle pietruzze della strada e quelle mille Lire che sembravano un capitale nel nostro portafoglio.
    In effetti bastava veramente poco per fare la differenza sociale... da più grandicelli bastava anche la marca di una maglietta che tu non avresti mai potuto acquistare...

    Un abbraccio
    Joh

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  2. E' necessario anche questo per crescere, per capire i propri limiti e per sbattere forte forte il muso contro la realtà. Che all'inizio ci si rimane di un gran male ma, poi se ne capisce tutto il significato. E per il dolore, si... si è ancora in ballo. Sempre.

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  3. 1.000 lire...mi ci compravo un pezzo di focaccia più grande della mia faccia, quando ero piccolo, dal panificio vicino alla pineta dove giocavo...ora con l'equivalente sì e no mi danno un pomodoro e mi fanno fare un'annusata alla focaccia...

    Alla fin fine il peggior censore che possiamo incontrare siamo noi stessi.

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  4. Si parlava delle Timberland, delle Superga, o di un nome che non ho più sentito da allora: Najoleari, o qualcosa di simile.

    A presto Joh

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  5. Maraptica, in effetti non mi sono stancato di ballare ;-)
    Fino ad oggi, dopotutto, ne è valsa la pena.

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  6. La mitica Focazza :-)

    Sicuramente c'è chi non fa sconti a sè stesso.

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  7. Ho molta nostalgia delle vecchie 1000 Lire! Ci si compravano un sacco di cose. Ho anche letto il tuo post del 17 Luglio, mi hai fatto troppo ridere, troppo spiritoso! :D

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  8. Tra le pagine di un vecchio diario nascosto in qualche parte, ho nascosto una vecchia banconota da 1000 lire :-)

    Senza risate, mie o di chi ho di fronte, non credo avrei molta voglia di vivere ;-)

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  9. ..e le magliette della fruit of the loom??? E le postine di pelle comprate di fronte alla Statale?..
    :o))
    Joh

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  10. Io faccio sempre sconti a gli altri...ma non sempre mi viene reso pan per focaccia (tanto per tornare in argomento...)

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  11. vero gio!!!
    e il profumo del locale delle caramelle?

    profumo d'infanzia...

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  12. Cara Joh, queste fruit of loom mi sfuggono :D
    Ma i vostri commenti mi stanno facendo riflettere sul senso di 'ricordo' in generale :-)

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  13. benvenuto nel club Baol ;-)

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  14. Ehy Fede, ogni tanto ti degni di venirmi a trovare, eh? :D

    Ma se parliamo di profumo nulla era simile a quello di quella piccola azienda dolciaria giu' vicino al lago ... che ormai è chiusa, e di cui non ricordo neppure il nome!

    PS: costei è la mia 'dolce' sorellastra che tante volte m'ha picchiato da bimbo :D

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  15. Dovremmo fare delle T-shirt del club, che dici?

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  16. Mozione T-shirt approvata!

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