Tuesday, 8 June 2010

Racconti attorno al fuoco


Il vecchio sciamano chiamo' a sè i bambini. Li dispose a semicerchio attorno alla fiamma incerta del fuoco che a fatica bruciava legna fradicia, cortecce muschiose, rametti ancora umidi e verdi. Le sue vecchie mani, piene di piaghe e doloranti, erano riuscite a stento, con un vecchio pugnale, a strapparne agli alberi della foresta già sommersa dalla neve.

Il suo pensiero corse subito ai grandi falo' che solo pochi anni prima, all'accampamento, propiziavano la stagione della caccia, ai balli, al suono di tamburi, delle giovani sqauw dai visi dipinti, alle maschere degli stregoni, ai riti di iniziazione dei giovani, ai caldi teepee di pelle di bisonte e soprattutto ai genitori, ai fratelli maggiori di quei bambini, ormai unici superstiti, assieme a lui, della sua tribu'.

Trasse da un sacchettino di cuoio che teneva appeso al collo una manciata di una polverina grigia, la getto' sul fuoco.
Una fiammata turchina s'alzo' dalle braci, ma non tento' neppure di leggere nella danza della fiamma il proprio futuro, o quello dei piccoli impauriti che teneva con sè.

Li, nel freddo di un inverno che era appena cominciato, contava solo il presente: la riserva di cibo, ormai scarsissima, la morsa del gelo, insopportabile nonostante le pelli, la consapevolezza di essere l'unica speranza, quasi sicuramente vana, per quei piccoli cui lui stesso aveva dato un nome alla loro nascita.

Chissa, forse avrebbe dovuto accompagnarli a uno a uno nel regno delle ombre, o forse sarebbero stati loro a vederlo morire, e allora sarebbero stati preda dello spirito della foresta: soli e impauriti.

Mentre questi pensieri traversavano la sua mente, continuava incessantemente a lavorare con la lama: per prima cosa non avrebbero dovuto perdere quella fiamma, che voleva dire calore e protezione dalle belve della foresta.

Quei rametti ancora verdii schiumavano a contatto con la fiamma, ma ormai le braci erano ardenti e vive, e neppure il respiro della foresta, tutt'intorno la piccola radura dove s'erano rifugiati, minacciava piu' di soffocare quella lingua gialla e rossa che cresceva piano piano di intensità, e rischiarava ora i visi smunti, magri, spaventati dei piccoli.

Hunoi, questo era il suo nome, prese quindi a intonare una nenia per i bambini.
Nessuno dei piccoli capiva il significato di quella lingua, perfino piu' recondita della loro stessa, che pure moriva con loro, ma la dolce voce dello sciamano, i vapori di quella polvere misteriosa che aveva gettato sul fuoco, li addormento' serenamente.

Quando già il sonno stava calando nella mente del vecchio, un rumore, come di passi leggeri nel nero della foresta, lo desto'.
La mano del vecchio strinse di piu' il pugnale che ormai non abbandonava piu'.

'Uomo o bestia che tu sia' penso' 'solo uno di noi due sopravvivera'.

Ma dal buio si levo' una voce conosciuta.
Una voce di giovane donna.

'Hunoi, sei tu?'
'Chilaili? Per Manitu, sei Chilaili?'

6 comments:

  1. L'ambientazione e i personaggi non mi fa certamente pensare alla città eterna. Ma mi piace un casino. Sai cosa mi ha ricordato? Un libro molto bello chiamato "Se fossi una strega" di Rees, che in realtà è il II di una serie (il primo si chiama "il viaggio della strega bambina"). Bhè, è una stupenda storia, se ti capita, leggilo. Aspetto il seguito, ovviamente :)

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  2. Grazie per l'incoraggiamento, Gio, vorrei avere piu' tempo per leggere i tuoi splendidi post, e presto ne avro', dato che e' previsto un nuovo ricovero, stavolta piu' lungo, per cui portero' con me il portatile...
    Un abbraccio.
    Dony

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  3. Sei troppo gentile Doni.
    Quando vuoi, scrivimi.

    Un abbraccio

    Gio

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  4. AnonymousJune 08, 2010

    ciao carissimo ho ascoltato il tuo consiglio: ho appena completato un blog carinissimo se ti interessa fammi sapere!
    però solo in forma privata!

    Tante persone non sanno il significato,l'essenza della vita...è triste ciò, poi mi scoraggio e mi isolo: la tua-nostra sensibilità anche se comprende non potrà fare nulla...nulla...
    grazie splendido uomo!
    viola

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  5. Certo Viola :-)

    Guarda, io ultimamente sono sommerso di lavoro e non capisco più nulla, sono confusissimo. Forse la gente che non capisce 'quel significato' è semplicemente sempre 'sommersa' da qualcosa, di inutile, e se ne ubriaca tanto da dimenticare tutto.

    Ma non sono certo splendido io mia cara :-)
    Riserva questi bei complimenti per chi se li merita davvero!

    A presto allora!

    Gio

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  6. Cara Maraptica, ho preso nota :D
    Per l'avventure sotto le mura teodosiane dovrai aspettare un po' ;-)

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