Wednesday, 30 June 2010

Camminare in città



Le ho cercate, da adolescente, le radici dell'unità.
Non ne ho trovata alcuna.

Passeggiavo, settimana scorsa, nel cuore della città che mi ospitava.

Nei pomeriggi sonnecchiosi giravo per le vie del centro: vecchi palazzi signorili color della sabbia, d'un barocco sul quale il logorio del tempo ha gettato l'ombra decadente di un'altra epoca, più vicina alla nostra, e poi il rincorrersi di viuzze aperte su facciate bianche di chiese, sulle quali s'aprivano mille piccole botteghe d'artigiani, ma anche negozi alla moda, ristoranti rustici o bar, locali di un lusso comunque moderato, più eleganti che non appariscenti.

Pensavo alla promessa fatta ad un'amica: ti porterò un regalo da quella terra del Sole, dove all'ombra delle palme immense i vecchi si riposano, respirando lentamente, aggiustandosi di tanto in tanto i cappelli di tela, parlando un dialetto troppo diverso dal mio perchè riesca ad andare oltre una vaga idea dei loro discorsi.

Sono entrato in una bottega di commercio equo e solidale: da più di dieci anni, ormai, sono cliente fisso della bottega della mia città natale per i regali di Natale.
In quelle stanze fresche e non molto illuminate, tra stoffe e maschere, bastoni decorati e strumenti musicali, bellissimi ma un po' ingombranti per il viaggio, lungo e scomodo, che m'attendeva per tornare a casa, ho trovato più di quanto non cercassi.

Al momento di saldare il conto, ho scambiato quattro chiacchiere con il negoziante: è bello ritrovare subito, lontano da casa, la cordialità e il ritmo lento delle parole forti e sensate della solidarietà, che proprio dalla loro forza traggono quella serenità che spesso si trova in chi aiuta il prossimo.

In una piccola rosticceria aperta da poco, con un'offerta speciale per i primi clienti ben in vista in cartelloni colorati, che i giovani commessi, cercando con me di tenere a bada quell'accento invece così bello, prontamente illustravano, ho rivissuto per un istante l'ebbrezza e la paura dell'inizio di un'avventura, ricordato cosa significa assaporare, per la prima volta, il senso di responsabilità nei confronti nostri e non solo.

A quei giovanotti, che sugli scalini attendevano i clienti, e che m'hanno elencato un gran numero di salse per il mio hamburger, alla fine liscio come sempre, auguro di cuore tanta fortuna.

Nelle pause, mentre gli altri riposavano sui bei divani, sgranocchiando uno snack o sorseggiando una tazza di caffè, o gustando un succo d'arancia, tra una discussione e l'altra sul lavoro, ho anche scambiato quattro chiacchiere amichevoli.

Ho parlato con una bella ragazza che sta pensando al suo futuro: e l'enigma, che va oltre il semplice dilemma, del proprio futuro interessava quella fanciulla, laureata, forse più di quei ragazzi in grembiule, operosi non meno di lei, e forse più pronti, più adeguati a quella realtà contraddittoria, e un po' amara.

Per me, così solitario, non è stato difficile partire, lasciarmi tutto alle spalle: non avevo radici, non c'era nulla che mi tenesse legato a Silvia, o a nessun altro.

E' una forma difficilmente credibile di incoscienza, di voglia d'avventura, che ha m'ha fatto prendere questa via: ma quando non si parla in prima persona singolare, ma sempre con un 'noi', immagino la pena, la sofferenza di una decisione così drastica come quella di abbandonare il proprio paese, le proprie abitudini, per ricominciare tutto da capo.

Ci sono radici che sono facili da trovare: affiorano in superficie, alle volte è anche facile inciamparvi.

E poi ci sono radici che scavano nel profondo della terra più nera e dura, e li sfiorano altre radici, che chissà dove nascono, e chissà cosa tengono in vita.

Queste le ho trovate.

12 comments:

  1. E bellissimo che tu abbia trovato le tue radici più profonde. E mi viene da farti un sacco di domande che so che non risponderesti e quindi faccio a meno.
    Invece mi sento di chiederti dov'era questo posto...? E perché la Callas?

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  2. E se qualcuno di noi le radici non le riuscisse nemmeno ad intravedere? Se fossero così profonde da non poter essere scoperte mai completamente? Ecco, io a volte mi sento così. Prigioniera della mia terra, innamorata di essa e arrabbiatissima per non riuscire a salutarla. Forse si vive anche di tormenti.

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  3. Ci sono alcune radici che ti accompagnano ed altre che si creano strada facendo... credo che tutto dipenda da come abbiamo vissuto le nostre esperienze nel passato.
    Anch'io non sento legami con qualcosa di particolare: ho sensazioni che mi fanno sentire "a casa"... e mi fa bene.
    Buona giornata amico Gio.

    Joh

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  4. Le radici portano linfa ma strangolano anche...

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  5. Cara Enrica, per 'privacy' posso solo dirti che questa città è in Italia.

    Che strano 'scrivere' o anche 'leggere': dopotutto non c'è una 'logica ferrea' in quello che esprimiamo, ma una sorta di 'logica dell'istante', valida proprio in quella combinazione di situazioni che siamo 'noi' al giorno X.

    Perchè Maria Callas?

    Perchè quando ho visto questa foto, appesa a una parete, ero in uno di quei giorni 'X', in una situazione di tranquillità, concentrazione e beatitudine per certi versi, e mi sono reso conto che io 'una Maria Callas' l'ho conosciuta, esiste, vive qui vicina, anche se ormai non la vedo mai.

    E non so come mi sento: un po' malinconico, eppure fortunato d'averla conosciuta almeno un po': mi rammarico più che altro della vanità del tutto che ci separa sempre dagli altri.

    A presto,

    Gio

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  6. Cara Maraptica, io sono l'ultima persona adatta a dar consigli 'pratici': però posso dirti che io stesso mi sono trovato in una situazione molto simile alla tua.

    La mia soluzione è stata drastica, ma efficace.

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  7. Cara Joh, mi viene in mente un passo meraviglioso delle Memorie di Adriano, che dice (circa ...)

    'Non appartenendo a nessun luogo, non mi sentivo interamente straniero in alcuno'

    Ovviamente lei lo dice molto meglio ;-)

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  8. E' vero Baol, e secondo me dobbiamo agli altri non meno che agli altri la possibilità di 'respirare' a pieni polmoni.

    Si fa male agli altri, partendo: è ovvio.

    Ma seguendo le proprie aspirazioni, non soffocandole, quando si torna 'a casa', si è sereni, e non stanchi.

    A presto!

    Gio

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  9. si guarda con gli occhi.
    tutti noi.
    ma si vede con il cuore.
    pochi di noi.

    love, mod

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  10. E' beato chi quel cuore sente palpitare mia cara :-)

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  11. io nelle botteghe di commercio equo e solidale compro i regali per i miei nipotini! e la tua Callas l'ho usata come sfondo del mio desktop perchè un po' di concetrazione in questi giorni mi serve proprio. Sempre un piacere leggerti!

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  12. Io l'ho conosciuta 'la mia Callas'.
    E' quella che, da qualche parte, ho chiamato 'Giulia'.
    Chissa cosa le sta passando per la testa in questo istante.

    A presto Angela, è sempre un piacere reciproco.

    Gio

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