Tuesday, 25 May 2010

Sta scherzando mister Gio

Simo: Gio?
Gio: Dimmi.

S: No, non capisco, spiegami tutto da capo.
G: Oh Diana delle foreste, ma allora sei tonto!
S: No, semplicemente spero di sbagliarmi.
G: Senti ... hai presente una luna storta che si riflette nelle acque agite di un lago? Ecco, quella luna, storta al quadrato, l'ho io oggi.
S: Motivo?
G: Te l'ho detto: mi sono troppo abituato a me stesso, e non sopporto piu' la compagnia di piu' di una persona alla volta. Perfino la giovialità dei miei 'amici' mi sfibra, esaurisce: paradossalmente sopporto meglio la vacuità di un discorso triviale di qualcuno che non conosco. Comunque sia, arrivo a un certo punto e me ne devo andare, punto. Non sto neppure ad inventare una scusa, non c'è nessuna apparenza da salvare.
S: Abituato a te stesso? Sei tanto presuntuoso?
G: L'abitudine è un'abberazione in ogni caso, e nel mio caso non c'è nulla di cui vantarsi. Non si esaurisce certo all'ombra di una sciocca presunzione la mia inquietudine, e tu che mi conosci da anni dovresti saperlo. E' un semplice dato di fatto: quello che un tempo, anche solo una sua proiezione parziale, sarebbe bastato a rendermi felice, quello che un tempo sognavo, adesso mi infastidisce. Cerco, mi impongo di cercare qualcosa di diverso al quale aggrapparmi: un nuovo sogno, una bandiera. Ma ogni tentativo fallisce, subito e miseramente. Piu' mi rendo conto di come tutto mi annoi, e deluda, e piu' mi sento solo.
S: Ma continui a cercare, no?
G: Ma continuo a cercare, il che fa di me uno stolto sognatore circondato da incubi, un avido amante di anime ormai sepolte, e meditabondo, girovago senza meta.
S: Quindi?
G: Quindi mi sento pure un idiota. E per i miei canoni etici, un verme: io, infastidito dalla serenità e dalle pene altrui, irriconoscibile! E tutto ...
S: Cosa?
G: Tutto innescato cosi scioccamente, eppure in modo irriversibile.
S: Ma Giulia?
G: Giulia ... Giulia è come me: egualmente sopraffatta e nauseata dal nulla, di cui ognuno di noi, io per primo, siamo carichi.
S: Ok, pero' non capisco quando parli delle 'delusioni' come momenti di euforica comprensione.
G: Certo: dobbiamo gioire di quello che ci delude: non potremo mai averne davvero mancanza, no? Non potremo rammaricarci del passato che ne è stato privo, del presente avaro, del futuro incerto. Ogni delusione non fa che ridurre il peso dei nostri rimpianti. Dopotutto è la mia teoria del 'consumo'.
S: Oddio ...
G: Certo: io ti dico che la persona che hai di fronte a te ha passato anni di travaglio e infatuazione per chi, al contatto, sarebbe stata subito consumata, in modo deludente, e dalla quale quindi mi sarei liberato all'istante.
S: Non avresti che raggiunto prima lo stato pietoso in cui sei ora, ci hai mai pensato?
G: Si, ma per quanto ridicola, goffa e patetica sia la mia situazione, non è tremenda quanto lo sono state le lunghe notti passate pensando a Silvia, o Elisa. Tu non mi hai visto - non ho lasciato vedere a nessuno la mia debolezza di allora.
S: Secondo me stai semplificando tutto in modo sciocco. Dimmi la verità: come stai? Come pensi di andare avanti cosi?
G: Game over. Ci vediamo.

6 comments:

  1. "Oh Diana delle foreste"???!!?
    ma...ma....allora "ekkekkazzo" non si usa più?!

    marò giò, quanto detesto quel tipo di "perché".

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  2. Mia cara Modesty Rules (io l'ho sempre inteso cosi ;-) ) l'utilizzo di 'ekkekkazzo' è stato abrogato: al suo posto abbiamo introdotto una sterminata serie di improperi contro varie oscure divinità ormai indifese ;-)

    Quanto pure io detesto quel tipo di 'perchè' ... specialmente quando li sento rimbombare nella mia mente senza nessun interlocutore (che almeno si potrebbe punzecchiare, no?).

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  3. E come si fa ad evitare di porselo quel perché?

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  4. Caro Baol, nell'ultimo libro che ho letto, Care Memorie di M. Yourcenar, c'è una risposta alla tua domanda.
    Adesso devo giusto rileggerlo da capo, sottolineare tutto quello che devo per forza di cose mettermi in testa di questo capolavoro e poi ne scrivero' qualcosa :-)
    PS: la risposta NON ti piacerà ...

    A presto!

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  5. "...non c'è nessuna apparenza da salvare." Plaudo, taccio e me ne vado

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