Monday, 31 May 2010

Gio e Franziska, quarta parte

Siamo al presente: dopo aver parlato di Gio e Franziska qui, qui e qui, vediamo a che punto sono le cose adesso.

Franziska ha appena chiesto a Gio dettagli del suo male. Forse inizia a svanire quella sensazione di confusione che segue ogni avvenimento inatteso, e la sua parte razionale comincia ad emergere come preponderante. Dove ti porterà la ragione Franziska?

Gio: E' curioso: la mia malattia è autosomica, cioè non legata al sesso, e dominante, ma nessuno dei miei genitori, o dei miei fratelli, è malato. Semplicemente, sono una mutazione spontanea - originale per forza di cose fin da piccolo embrione preferisco dire. Sai, mia madre quando era incinta di me, lavorava come infermiera in un reparto di radiologia. Una volta mi ha confessato ... 'sai, forse è per colpa dei raggi x che è successo'. In qualche modo era seria, pensava con rammarico a quel tecnico che non applicava con la dovuta serietà le norme di sicurezza. Personalmente io invece trovavo il tutto molto divertente: sono una specie di X-men, ti rendi conto? Pensa: anni fa ho fatto pure dei test del mio DNA, per cercare la forma esatta della mutazione. Beh, dopo anni è arrivato il risultato: la mia mutazione non rientra tra quelle al momento note. Ma penso sia una questione di degrado del campione, una volta un medico mi ha spiegato come si estrae il DNA dal sangue, e mi ha spiegato che i procedimenti di accrescimento, spero si dica cosi, alla lunga alterano il campione. Ora, tornando a noi: ci sono diversi motivi per i quali la mia malattia mi ha allontanato dagli altri, e forse mi allontanerà, anzi, non mi permetterà neppure di avvicinarmi a te. Il primo, il piu' sciocco, è la mia apparenza. Come vedi, sono magro, molto. Non sembro una scultura di Giacometti? Potrei raccontarti di quella volta al museo, nella sezione dedicata proprio a Giacometti. Immaginami vicino uno delle sue sculture, e vedrai anche tu quella signora che, entra nella stanza, guarda la scultura, poi me, poi la scultura, poi me ... e io la guardo, sorrido e le dico 'Yes, I know I'm a masterpiece'. Ora siamo seduti, ma quando cammino tendo ad avere una postura un po' strana, non perfettamente dritta. E poi la mia pelle, un po' pallida e trasparente .... guarda, sintetizzo il tutto con le parole di un mio amico, uno dei pochi. Dopo mesi che ci conoscevamo, mi ha confessato che al momento del nostro primo incontro, mi inquadro' come 'tossicodipendente prossimo alla overdose fatale', e questo solo per la mia magrezza e il mio pallore. E ti garantisco che non mi sono mai 'fatto' in vita mia. Ma la ragione principale, quella non sciocca, è un'altra: ho avuto una vita diversa da quella della maggior parte delle persone, e ho quindi diversi sogni, idee diverse su mille cose. Ci sono cose per me 'sacre', che forse sono 'stupide' per altri, e cose per altri 'importanti' per me non sono che 'nulla'. Penso che il contatto, diretto, con il dolore, leggere la sofferenza nelle altre persone, abbia fatto di me una persona abbastanza empatica, e mi aspetto che tutti siano capaci di leggere, almeno un po', dentro gli altri: con il tempo mi sono reso conto che non è cosi, e questo è terribile. Cosi adesso sono giunto a credere che la solitudine non si misuri con il numero di persone che abbiamo accanto, ma con la loro distanza. Alle volte mi sento davvero solo tra gli altri, e mi domando: dove sono i miei simili? Un amico, che mi conosce da piu' di dieci anni, mi ha dato una risposta qualche settimana fa: 'Gio, non esistono!'. Ha ragione? Spero di no! Ti posso dire che ho deciso di impegnarmi, almeno per un altro poco, a cercarli. Questa è la ragione per cui sono qui.
Franziska: Non so che dire. Gio, dammi un po' di tempo per riflettere. Non sono sicura di ... beh, sono solo confusa. Dammi un po' di tempo, ok?
G: Certo. Ora vai pure: te l'avevo promesso, no? Lascia che sia io ad offrirti questo caffe. A presto Franziska.

Franziska raccoglie le sue cose. Gio osserva i suoi movimenti. Non c'è fluidità, c'è un'ansia, anche se trattenuta si vede, e gli occhi sono tenuti bassi fino al momento dell'ultimo saluto.

Penso che dopotutto sono io il colpevole, io e i miei sogni.
Perchè devo proprio sognare te, Athena?
In uno dei tuoi mille nomi: Alice, Marguerite, Giulia ...
Perchè proprio tu, tra tutte le dee quella che mai s'è concessa a uomo o Dio?

5 comments:

  1. E siamo arrivati al presente, ma ci sarà (necessariamente) anche un futuro, che potrà essere il nulla, oppure qualcosa di inaspettato. Potrà essere qualcosa di bello, indesiderato, o l'ennesima delusione. Ma sono convinta che valga sempre la pena esser se stessi. Un abbraccio

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  2. Io sono molto contento di me stesso :-)
    A presto Maraptica

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  3. AnonymousJune 01, 2010

    giò a volte mi sento davvero in simbiosi con te...il sogno..mi piacerebbe che tu riuscissi a trasmettermi la tua pace e serenità.
    sei nei miei pensieri, mi sento bene "stare qui con te"
    io non sono mai stata contenta di me stessa però ugualmente e nonostante tutto ora sono felice.
    bacione.
    viola

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  4. Cara Viola, un misto di saggezza e rassegnazione, la convinzione che va molto meglio di quanto non potrebbe, la consapevolezza di essere solo e sofferente per gli stessi motivi per i quali sono, dopotutto, contento di me stesso :-)

    A presto!

    Gio

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  5. Perché probabilmente la vita sceglie di essere così, di metterci davanti delle cose quando non possiamo averle...

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