Wednesday, 26 May 2010

Due ragazze in treno e un'amazzone

Ultima fermata prima di quella cui finalmente scendero'.

Non è stato un viaggio noioso - ho letto per un paio d'ore, quindi ho lasciato scivolare sulla mia retina i meravigliosi paesaggi del nord, dove laghi, e prati, e boschi insieme si mischiano a un cielo oggi azzurro punteggiato di piccole nubi, e alle cime ancora innevate delle montagne.

I ripidi ruscelli alpini, tutti cascate e schiuma, precipitando dall'alto, rimbalzando di
roccia in roccia nella loro discesa irrefrenabile, sembrano idealmente legare il cielo alla terra, e cosi' le lingue di ghiaccio che scendono lungo canaloni, scavati nei millenni nei fianchi delle vette piu' alte.

Il brusio del treno, lanciato di corsa sui binari, quel battere senza ritmo eppure non fastidioso, il chiacchiericcio degli altri passeggieri, qualunque sia la loro lingua è sempre lo stesso, il dolce tepore primaverile ... ti stanno facendo lentamente scivolare nel sonno.

Hai già puntato la sveglia: non c'è pericolo di perdere la fermata Gio, riposati pure, dormicchia un po' ...

Chiudi gli occhi dai! Dormendo, arriverai prima a casa, dove ti aspettano i tuoi cani, che non vedi da Natale, dove tutti avranno un sorriso per te - quello che un po' ipocritamente si regala a chi ricordiamo solo al momento della partenza, o dell'arrivo, e che pure, ogni tanto, non dispiace ricevere.

I pensieri si stanno fondendo tra loro: il sorriso di un'amica e quella sonata di Schubert sono ormai una cosa sola, le palbebre s'appesantiscono, s'avvicina il sonno quando ...

Salgono due ragazze.

'Carine' penso per prima cosa.

La primavera le ha già spogliate di cappotti, guanti, sciarpe, maglioni di lana, berrette e tutti gli altri indumenti che richiedono fantasia a noi sognatori per immaginare la grazia delle forme, la sensualità di certe pieghe della pelle, l'inebriante odore dei capelli.

Il vagone è quasi vuoto, eppure prendono posto davanti a me.
Tiro indietro un po' le mie gambe, lascio loro spazio.

Parlano italiano, forse sono studentesse in trasferta.

Il loro abbigliamento, giacchetta a mezza manica per una, pantoloni di jeans per entrambe, una lunga camiciona di velluto, un po' aperta sul davanti, per l'altra, ha la semplicità di quello delle pendolari, ma una certa ricercatezza negli accessori, una collanina, un paio di vistosi orecchini, o nell'acconciatura, una taglio da parrucchiere, un po' di trucco attorno agli occhi, dichiara la loro giovinezza.

L'estasi dura 5 secondi: sto ancora pensando a come poter rivolger loro la parola quando una delle due apre bocca e inizia a parlare, parlare e parlare.

Parla del regalo di compleanno che ha fatto a una sua amica, parla del suo numero di telefono, che ha dato a uno incontrato su Facebook, parla del PIN di non so che cosa che ha dovuto cambiare, parla della svendita a quel negozio, parla di quell'attricetta al centro di un po' di gossip.

Il tutto, condito con centinaia di 'cioè': un insopportabile intercalare, una nenia, un monologo senza capo nè coda.

Prendo il mio telefonino.

Mando un SMS a un amico:

'Ehy Marco ... l'uccisione di una garrula gallina petulante è contemplata dal codice penale? Se la reclusione è sotto i dieci anni ne vale la pena!'

Tutto questo è accaduto una decina di giorni fa.

Ma mi è tornato in mente oggi, mentre ero in corridoio e l'ho vista.

Stava girando l'angolo, ma vedendomi con la coda dell'occhio ha rallentato un attimo il passo e mi ha salutato con un cenno del capo.

Una bellezza, oggi, tale da paralizzarmi, stordirmi, intontirmi oltre la media.
Una bellezza semplicemente inequivocabile.

Mi sono fermato, ho spalancato gli occhi per essere sicuro che fosse lei, trattenendo il fiato per lo stupore.
Era lei.

Oddio, spero di sentirla parlare presto.
Spero di sentire la sua voce adagiarsi oziosa e inerte, indolente, sugli argomenti piu' stupidi, quelli che mi fanno venire il voltastomaco anche solo di sfuggita.

Altrimenti potremmo avere un problema.
Un problema con te, amazzone del quinto piano.

8 comments:

  1. Ma poi in definitiva, l'avresti sgozzata o no la garrula gallina o avresti soprasseduto (magari supportato da filtri auricolari) poiché il suo piumaggio non era male?!

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  2. Mia cara Dautretemp, al quindicesimo 'cioè' non c'è piumaggio che tenga!

    L'eventuale somiglianza con la Venere di Milo, una grazia non dissimile da quella di Cnido non l'avrebbero salvata se non fossi giunto presto a destinazione ;-)

    Stavo giusto cercando una buona scusa per comprarmi un lettore mp3 ;-)
    A presto!

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  3. Dunque il piumaggio fa perdonare 14 "cioè".

    Aggiorno i dati.

    :-)

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  4. Non sono sicura che sopporteresti l'amazzone del quinto piano a lungo se dovesse parlare come un'anatra a lungo... (ti accontenti dell'immagine?). Certo che la bellezza non è da scartare, anzi. "Ma si! Gio", falla parlare per una mezzoretta e poi chiudile la bocca con un bacio! :o)

    Un abbraccio
    Joh

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  5. La bellezza è armonia. Quando manca l'intelligenza o un po' di spessore, l'armonia si spezza e non importa quanto sapiente sia stato il lavoro di costruzione della facciata, l'intero perde cmpletamente d'interesse. E' una sensazione che ho provato tante volte, un fenomeno misterioso...

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  6. Cara Joh, decisamente sono molto insofferente alle anatre ;-)

    Come dicevo a Dautretemp, non c'è bellezza che tenga: anche perchè mentre la bellezza resterebbe 'sua', il cicaleccio finirebbe davvero per corrompermi ;-)

    A presto!

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  7. Enrica, è proprio quello che mi auguro, come dicevo anche ieri: essere delusi è una benedizione!

    A presto,

    Gio

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  8. Bravo Marco ;-)

    'No, cioè, mi ha chiamato, cioè, mica pensavo io che lui ... cioè, per chi mi ha presa?'

    AAAAAAAAHHHHHHHHHH

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