Thursday, 29 April 2010

Incubo o sogno?

Mancano pochi giorni a Natale, si vive un inverno freddo, ventoso, pieno di neve e ghiaccio.

Qualcuno mi ha invitato ad una cena, in un grande convento di una città che non conosco.
L'invito mi ha sorpreso, ma so che una mia cara amica, suora nel sogno, decisamente non nella realtà, è pure membro di quel monastero e chissà, forse è in qualche modo responsabile di quell'invito, che pure è anonimo: senza firma, senza una motivazione precisa per quella convocazione.

Arrivo che è già buio.

L'abbazzia è enorme, resto soprattutto impressionato dall'imponente portone all'ingresso, che si richiude alle mie spalle con un tonfo secco.

Penso tra me e me che dev'essere davvero impossibile forzare una simile tavola di legno, rinforzata da un'intelaiatura in ferro e chiusa da grossi lucchetti e numerose serrature.
D'un lato, per terra, una lunga sbarra di metallo, di quelle da mettersi di traverso: qualcuno mi spiega che è talmente pesante che pero' nessuno riesce a usarla, nè a spostarla da li.
Immagino che queste suorine forse abbiano bisogno del mio aiuto, della forza di un uomo, ma per quanti sforzi faccia, per quanto mi impegni fino allo spasimo, non riesco neppure a smuoverla di un centimetro.

Qualcuno prende il mio soprabito, mi dirigo quindi verso il refettorio, dove le suore sono già in tavola.
L'atmosfera non è festosa, percepisco, anche se nessuno mi rivolge la parola, una certa ansia, quella paura che si ha di un pericolo vago e misterioso, contro il quale non si sa cosa fare.
Lo smarrimento di un bimbo perso nel buio attanaglia quelle donne, sono chiaramente al limite dell'esaurimento.

Passano alcuni minuti, durante i quali cerco un viso conosciuto tra quelle cento maschere di terrore.

Finalmente una figura, esile solo perchè nelle vesti semplici di una suora, si avvicina a me: è la mia amica, la vedo scossa, quasi non la riconosco.
Mi trascina in disparte, quindi si lascia andare piangendo, ringraziando il cielo che sia arrivato.

Si scusa del biglietto, che dovette scrivere senza alcun dettaglio per paura che 'fosse intercettato' e inizia a spiegarmi di orribili episodi di violenza che da qualche tempo si stanno verificando nel monastero: uccisioni orribili, incubi ricorrenti, avvelenamenti, visioni collettive ...

Se non la conoscessi come persona seria e prudente, penserei di avere a che fare con una pazza, ma adesso sono davvero preoccupato.

Il racconto della mia amica mi ha rapito: man mano che torno in me, sento la presenza degli occhi e orecchi che ci stanno scrutando.

La sensazione è spiacevole: non so se siano le speranze delle sue sorelle, o la sete di sangue del male che forse si annidia in alcune di esse ad interessarsi a noi due, ma voglio uscire dal convento, respirare l'aria fredda della notte, riprendere contatto con la realtà, e ritrovare un po' di lucidità.

Seguito dalla mia amica torno al portone: è sbarrato!
Adesso siamo chiusi, in trappola, perduti forse.

Torno alla mensa: la notizia si è diffusa, il panico si è impadronito di tutte quelle donne.
Cerco di portare un po' di ordine, ma è inutile: alcune scappano nelle loro stanze, altre si stringono l'une alle altre vicino al grande camino, cercando di sistemare tavoli e sedie a mo' di barricata.

Devo capire.

Chiedo alla mia amica di restare con le altre nel grande salone, io daro' un'occhiata in giro e tornero' al piu' presto.

Il refettorio è nel centro del monastero: tutt'attorno, lungo le quattro pareti, su, per tre piani, ci sono le celle delle suore.
Si accede ai diversi piani del convento seguendo una scala interna, ma in ogni piano c'è una sorta di balcone, un ballatoio, interno, che dà proprio sulla sala da pranzo.

A questo punto mi rendo conto di avere la capacità di fare salti eccezionali: un balzo e riesco ad arrivare al primo piano, direttamente dalla mensa, un altro e arriva al secondo e al terzo, senza dover fare la scale.

Dopo il mio primo salto, una voce, dal basso, cattura la mia attenzione: è quella di un mio vecchio compagno di liceo, un ragazzo un po' strano con il quale non sono mai andato troppo d'accordo.
Canzona i miei tentativi di fare chiarezza, è quasi offensivo e un po' brusco nei confronti delle suore.
Per un attimo mi passa per la mente che forse è stato lui a chiudere il portone, ma sento che prima di indagare nella sua direzione, devo salire al terzo piano: li capiro' qualcosa, ne sono certo.

Tutto è buio: ho lasciato alle mie spalle le luci del salone, sono entrato in un corridoio interno.
Nel silenzio avanzo lentamente: riesco a vedere benissimo anche al buio, e anche questo mi sorprende.
Dovro' far buon uso di questa mia capacità.

Sotto una delle porte, vedo una striscia di luce.
Qualcuno è li dentro, ma chi?
Mi avvicino: la porta è socchiusa.
Mi faccio coraggio: la apro.
Sento una resistenza, qualcuno sta bloccando la porta ... sono sicuro, ho trovato qualcosa!
Do una spallata con tutto il vigore di cui sono capace e sento un 'Ahia'.
E' una voce che conosco - entro e vedo Emily, una mia amica, una bella ragazza di colore (che non conosco in realtà), caduta per terra per la mia spinta.
Mi spiega che lavora come sguattera nel convento da tempo, e che si è spaventata quando ha sentito i miei passi.
Le spiego che è pericoloso che resti con la porta aperta: io continuero' a dare un'occhiata in giro, ma le raccomando di chiudersi dentro.
Non prende sul serio i miei ammonimenti: ride delle mie parole, 'le solite esagerazioni', ma promette che si chiuderà dentro.
Per un po' di minuti cerco dunque, in ogni stanza, un elemento che possa aiutarmi a fare chiarezza sulle vicende assurde che stanno capitando, ma nulla, non trovo nulla.
Torno nel corridoio.
La porta di Emily è spalancata.
La chiamo, le dico che non è prudente!
Entro e la vedo: giace a terra, in una pozza di sangue, con ferite da armi di taglio ovunque.
Rabbrividisco.
Devo tornare nella mensa, sono preoccupatissimo per la mia amica.
Dal terzo piano mi butto fino a pian terreno: lo spettacolo che mi attende è terrificante.
Morti ovunque: morte le suore, morto il mio compagno di liceo.
Tutti orribilmente massacrati.
Hanno tentato la fuga: alcuni cadaveri sono vicino al portone, altri ai piedi del camino, dove dev'esserci stato un tentativo disperato di difesa ...

Cerco la mia amica, ma il suo corpo non è tra quello dei morti.

In quello scempio, in quella confusione orribile, stanco ma non spaventato, mi fermo un attimo a riflettere.
E adesso?

Eccola la mia amica.
Mi viene incontro sorridendo.
Ha una spada in mano, ancora intrisa del sangue delle vittime.
Delle sue vittime.
'Ma perchè?' le chiedo.
Si porta il dito indice davanti le labbra 'Ssst!'.
Si avvicina.
'Finalmente siamo soli, io e te Gio'.

Prima di capire cosa questo significhi per me, mi sveglio scosso piu' che terrorizzato.

Sono le cinque del mattino, il cuore mi batte all'impazzata.
E ti penso.

4 comments:

  1. Mi piace moltissimo il tuo stile.
    Certo che dev'essere una relazione un po' conflittuale la vostra... "da paura" :-)
    Buona serata!

    ReplyDelete
  2. anch'io stasera sento tanto freddo: domani sarò ancora ricoverata: a marzo sono stata un mese...ci ritorno.
    spero che almeno tu abbia veri amici nella tua vita.c'è tanta brutta gente al mondo, che potrebbe vivere bene e non vogliono, in più creano disagi ad altri...e non solo.
    baci, porterò il p.c in ospedale...ti commenterò ogni tanto.
    grazie gio, leggere i tuoi post mi fa pensare che ci sono anche persone meravigliose a questo mondo.
    viola

    ReplyDelete
  3. Benvenuta Enrica :-)
    Oggi decisamente ho scritto un pezzo un po' bizzarro ;-)
    A presto!

    Gio

    ReplyDelete
  4. Cara Viola, quello che sono lo sono diventato in virtu' del male che mi ha perseguitato da che sono bambino.
    Non si vive un inferno senza imparare qualcosa di 'meraviglioso'.
    Non so se ho 'amici'.
    Ci sono alcune persone, poche forse, che mi amano moltissimo.
    Sabato parto: per una settimana sarò fuori città per lavoro, non avrò il PC.
    Ho attivato la moderazione dei commenti per quello.
    Al mio ritorno ti racconterò un po' di quello che avrò visto.
    Ti auguro tutto il bene del mondo - che è l'amore degli altri, non è vero?

    A presto Viola.

    Gio

    ReplyDelete