Thursday, 1 April 2010

Rivoluzionare

Un paio d'anni fà, in piena estate, approfittando del fatto che molti di noi erano in ferie, e che chi stava lavorando poteva comunque farlo da casa, il piano sede del nostro istituto venne completamente rinnovato.

Avevamo messo in uno sgabuzzino, in grossi scatoloni di cartone, i nostri libri, i nostri computer, tutto insomma, lasciando cosi agli operai l'agio di poter lavorare senza preoccupazioni.

Avevamo, io e i miei colleghi, in precedenza scelto, da un catalogo, i nuovi mobili: tavoli, cassettiere, lampade, comodini, sedie.

Passo' cosi una settimana particolare, comunicando via mail o telefono, e alzandosi - lo confesso - un po' (molto) tardi il mattino, andando a dormire a notte fonda, mangiando in santa pace.

Lunedi mattina, dunque, c'eravamo dati appuntamento sul presto per sistemarci nel nuovo ufficio - nuovo nel vero senso della parola, perchè era effettivamente irriconoscibile.

Apriamo con un po' di emozione la porta del nostro ufficio e entriamo.

E' tutto ordinatissimo: i sei tavoli, lungo due file parallele, sono perfettamente allineati. Su ognuno, una tazza da caffè con il marchio del nostro istituto, un bigliettino di benvenuto e, se non ricordo male, un cioccolatino.

La cassettiere, sei, a separare i diversi tavoli, le lampade, quattro, distribuite in modo da garantire un'illuminazione omogena: tutto era in equilibrio perfetto, in meravigliosa, statica armonia.

Mentre gli altri colleghi iniziavano a disfare i pacchi, a ripopolare i loro uffici dei libri, delle piante, dei poster, noi iniziavano a rivoluzionare tutto.

Un'occhiata era stata sufficiente: cosi com'era, la situazione non andava per nulla bene.

Quello era un ufficio qualsiasi, per quanto fosse bello non era il nostro ufficio.

Perfino io mi sono rimboccato le maniche, nonostante le mille premure dei miei colleghi, volevo anche io darmi da fare - volevo sentire quel mal di schiena che significa 'soddisfazione'.

Per ore abbiamo trascinato, spinto, ruotato, allineato, accostato, creato e riempito nicchie, e poi ancora rispostato tutto da capo, perchè avevamo distrattatamente coperto una presa di corrente, o perchè ci eravamo dimenticati di una cassettiera, o dell'attaccapanni, o per un fraintendimento o per un errore di calcolo.

A sera era tutto perfetto - o disastroso, a seconda dei punti di vista.

I colleghi, entrando per un saluto, strabuzzavano gli occhi increduli.

Oggi, se mi guardo attorno vedo, nel modo in cui abbiamo disposto ogni cosa, riconoscibilissima la nostra impronta - ognuno ha sistemato le proprie cose in accordo con il proprio carattere.

Cosi si fa, no?

Non è stata quella una manifestazione del nostro logos?

4 comments:

  1. E' vero, noi tendiamo a fare il "nido" in ogni luogo, renderlo il più possibile simile a noi. Il luogo dove lavoriamo è, per assurdo, il luogo dove noi passiamo la maggior parte del tempo e quindi come si potrebbe vivere senza sentirci a proprio agio? Un ritratto, le penne, i fascicoli, la posisione del telefono, i quadri che eventualmente possiamo appendere o solo dei fogli con scritto quello che ci piace...
    Io non ho finestre, vivo 2 piani sotto terra, non vedo la luce... come potrei vivere in un posto simile se non lo avessi addobbato secondo il mio essere?

    Un abbraccio
    Joh

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  2. Se ti accontenti di come trovi le cose, non vai da nessuna parte.
    Devi faticare, è inutile.

    Sempre, sempre ...

    A presto Joh :-)

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  3. Io invece adoro le stanze vuote, le case nuove, con l'odore di vernice e gli scatoloni in giro... Un materasso al centro della stanza e l'idea di provvisorio...

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