Friday, 2 April 2010

L'attimo dell'incontro

Ero un bambinetto di poco piu' di dieci anni, malato e sofferente.

A quei tempi volevo soprattutto tornare a giocare a pallone, a correre, ad arrampicarmi sul nocciolo.

Erano passati pochi mesi da quando mi chiamavano 'Garrincha', come la celebre ala sinistra verde-oro della Selecao stellare di Pelè, ed ero diventato irriconoscibile.

Quando il dolore, il semplice-meschino-crudo dolore di quel corpicino sfibrato, esausto, prigioniero di un destino maledetto, o la stanchezza, che non poteva trovare riposo, si facevano insopportabili, quando le lacrime sgorgavano copiose dai miei occhi, quando la distanza tra i miei sogni innocenti di bimbo e la realtà si faceva smisurata, mio padre cercava di consolarmi, o di sgridarmi per indurire il mio cuore e farmi divenire meno sensibile al male.

Certo, a volte mi sgridava, aveva per me parole durissime, epiteti quasi canzonatori.

Non sono diventato tanto insensibile al male quanto avrebbe forse sperato mio padre, piuttosto ho imparato, forse vigliaccamente, a evitarlo.

E' li che ho iniziato ad occultare tutto, a tenermi lontano il piu' possibile da situazioni in cui la mia deformità, le mie paure, i miei problemi sarebbero potuti essere per me cagione di sofferenza, e quindi di lacrime.

Alle parole dure pero', non raramente, s'affiancavano parole di speranza, di consolazione.

Me le ricordo benissimo.

Mi sarei consolato, con gli anni, delle possibilità dovute mia 'testa', avrei dimenticato le tribolazioni legate alla malattia.

Tutto cio' cui la mia 'testa' mi ha portato è la contemplazione di un mondo utopistico, ma fittizio, non è abitato da alcuno, ma non è di questo che voglio parlare.

Comunque, aveva ragione mio padre: almeno, la mia modestissima 'testa' mi ha evitato di dover fare un lavoro manuale per vivere.

Nelle mie condizioni dovevo davvero puntare tutto sull'educazione, sullo studio; mi sarei dovuto formare uno scheletro alternativo a quello comunemente inteso, avrei dovuto allenare muscoli diversi ma egualmente capaci di sostenere pesi assai gravosi.

Molto raramente mi capita di vedere i segni del mio male sugli altri, quelle dita affusolate, quei polsi sottili, quella magrezza un po' particolare.

Ero all'Esselunga del mio quartiere, a Milano, quel giorno.

Con il mio carrello giravo tra i diversi corridoi: cercavo il mio olio pugliese, o l'ottimo pecorino Re Nero, di cui andavo pazzo.
Mi piaceva fare la spesa, sentirmi grande e autonomo.

Vidi un ragazzo, nell'uniforme blu dei magazzinieri.
Era giovanissimo, forse vent'anni.
Stava sistemando delle casse d'acqua, un lavoraccio manuale che mi avrebbe ridotto in uno stato pietoso in poche ore.

Guardai le sue dita:
Dita affusolate.
E poi, polsi sottili, magrezza particolare.

Ci ho ripensato oggi, oggi che mi fanno male le ossa, oggi che il freddo che è arrivato, ancora, qui in città.
Lo sento nei muscoli, nelle cicatrici.

Scommetto che lo senti anche tu, e forse le tue braccia, la tua schiena, i tuoi polsi, che a comando sollevano, trascinano, stringono, sono anche piu' stanchi dei miei.

Queste cose le devo dire a qualcuno.
Pero' io ho deciso: non sarà un altro che ha la mia sorte ad accompagnarmi.

4 comments:

  1. Il destino non guarda mai nel cuore, nel corpo e nemmeno e in "banca"! a nessuno...(SORRIDIAMO E URLIAMO)!
    Chissà! forse un giorno.. Boh!
    p.s non leggere il mio blog attualmente, sono diventata un pò monella, ma credimi ho validi motivi..
    e non è ancora finita!
    Ti conosco da poco, ma ci tengo molto alla tua "comprensione"... diciamo cos'ì va!
    BUONA PASQUA!
    Viola

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  2. Ci sono diversi modi di soffrire, diversi modi per uscire dalla sofferenza. Anche io ero una ragazzina tropo sensibile, troppo insicura e mio padre ha fatto come il tuo. un antidoto che nel tempo ha funzionato, insieme al veleno sparso da gente insensibile ( io le chiamo le solite stronze senz'anima) che si e' presa gioco della mia fragilita'. Il tuo destino lo accompagnerai da solo, come tutti noi, guarderai al passato, come gia stai facendo e andrai comunque avanti.

    buona pasqua froma london

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  3. Buona Pasqua anche a te Viola :-)
    Goditi questa 'monellite', ogni tanto va bene, no?

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  4. Terrò a mente le tue parole Clelia.
    E buona Pasqua anche a te, dal cuore, un po' freddo in questi giorni, della vecchia Europa.

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