Saturday, 24 April 2010

La solitudine, finalmente!

Finalmente sono solo, finalmente inizio a sentirmi solo davvero.

Finalmente quella sensazione di ansia, di smarrimento, di disagio continuo, che il tempo accresce nella monotonia di giorni, settimane, mesi che passano sempre uguali, mi sembra svanire, sciogliersi.

Un lettore di queste pagine a questo punto potrebbe ben farsi delle domande.
Ma come?
Lamenti sempre il dolore che deriva dalla tua solitudine e ora te ne rallegri?

La sto osservando con cura la mia solitudine, la sto distinguendo lentamente da ciò che mi da dolore, ciò che ne è causa prima.

Ho creduto inizialmente che la solitudine fosse generata dalla mia malattia, dai miei problemi intendo dire, ma non è così: è stato piuttosto proprio il credere che la mia condizione fosse dovuta a qualcosa di intimamente connesso a me, quella diversità che pensavo, sola, mi distingueva dagli altri a farmi star tanto male.

E allora il demone era il mio ospite, ed io il suo.

Ed io vedevo quello che toccava a quei pochi altri, simili a me, pensavo, tranne che per gli effetti del male sul mio corpo, e ne rimanevo scosso: escluso perfino da chi ritenevo più prossimo a me, escluso nel pensiero prima che nelle azioni che ne conseguono.

Non si esuriscono le differenze agli effetti del mio male sul corpo.
Forse quello che distingue sono gli effetti del mio male sulla mia anima, ma io a ognuno di questi, perfino a quelli che portano agli incubi, e perfino ai loro riflessi nel mio agire quotidiano, sono suddito fedele.
Ha sussurrato una divinità nel mio orecchio, ho ascoltato una rivelazione forse maledetta, ma egualmente sacra.

Ogni giorno ti incontro nella mia insonnia, nel mio dolore, nei miei sciocchi sogni perfino.

Ecco: è in virtu' di questo che io sono solo, me ne sto convincendo.

Cosa mi distingue da Luca?
Questo.
Cosa mi distingue da Elisa?
Questo.

Non mi rassegnerò a credere che la mia solitudine sia dovuta ad altro finquando non avrò prova che sia altro ad allontanarmi da 'te'.

15 comments:

  1. Un abbraccio forte forte, caro mio Gio! Purtroppo l'intelligenza emotiva spesso è destinata alla solitudine. Chi capisce e percepisce bene bene il proprio male, lo nasconde dagli occhi degli altri, perché nessuno vuole spogliarsi e rimanere "nudo", vestito solo dalla propria vulnerabilità. E' questa è la strada che porta alla solitudine.

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  2. Lungo quella strada mi sono spinto in profondità.
    Un abbraccio a te mia cara.

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  3. Ho avuto modo di imparare che una solitudine controllata è una manna dal cielo...

    Ciaooooo

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  4. La consapevolezza di essere diversi dagli altri non fa che accrescere le barriere che ci separano dal mondo fino a portarci ad un isolamento atrocemente arreso...
    Qualche giorno fa' ho visto in libreria " La solitudine dei numeri primi", ma ho posato il libro senza acquistarlo.
    Mi hai fatto cambiare idea.
    Un bacio.
    Dony

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  5. Baol, questo è semplicemente verissimo.

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  6. Cara Donatella, adesso, personalmente, devo rimboccarmi le maniche, e cercare quelle persone per le quali saro' normale, scontato perfino.
    Alice, Giulia ... non so che nome avrà.
    Ma il mio obbiettivo è trovarle qui nella mia città come ne ho trovate qui, dove mi sono denudato, come dice Selene.
    E' arrivata anche li la primavera?
    Un abbraccio,

    Gio

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  7. Piu' che altro si passa da giorni in cui pare gia' estate ad altri in cui sembra tornato l'inverno...
    Ricambio l'abbraccio...

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  8. La primavera e' arrivata... spero che anche la tua solitudine possa passare con il disgelo...

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  9. Mia cara, dovrò impegnarmi.
    Dovrò ...
    Sarà già un successo volersi impegnare.

    A presto,

    Gio

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  10. il giorno in cui arriverai a sentire dentro un distacco dal tuo corpo avrai vinto la tua battaglia e non ti sentirai più solo.

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  11. ciao gio,ti ripeto che spesso la solitudine è davvero la migliore compagnia..almeno per me
    la vera armonia credo che si possa comprendere in perfetta solitudine, in simbiosi anima-corpo.. e davvero sono emozioni profonde dove respiro profondamente (non parlo di meditazioni o altro)
    a volte la compagnia, che pure gradisco, non mi orienta in certe sensazioni di spazio dove io mi sento veramente io...dove mi sento vera...
    tuttavia girovagando nel mondo, anche in solitudine e "vivendo" anche altre culture, religioni, ho conoscito persone con dei carismi eccezionali che mi vivono ancora dentro.
    ma ora più che mai, non voglio più concedermi troppe domande o"intrusioni" negative che possono condizionare.
    ..ancora di più purtroppo vivo la giornata..
    Non so se mi sono spiegata bene, ma evidentemente sono una persona troppo sensilile...
    buona domenica gio.
    viola

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  12. Se dico che non ho capito, Gio?

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  13. Marisa, io non mi preoccupo del mio distacco, ma di quello altrui ;-)

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  14. Cara Viola, 'evidentemente sono una persona troppo sensibile': ecco, questo l'ho capisco di sicuro.

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  15. Cara Jacqueline, in effetti come spesso mi capita ho scritto sull'impeto del momento, cercando di mettere in parole un'intuizione piu' che un ragionamento.

    Cerco di spiegarmi meglio dunque, con un esempio.

    Ci sono A e B, amici, si incontrano in un periodo in cui entrambi sono 'soli' - almeno in apparenza.
    A e B si confidano: A è rassegnato alla solitudine, crede sia dovuta alla sua malattia che lo ha reso un po' deforme. B lamenta la sua solitudine, e la avvicina a quella di A. 'Tu, A, non sei dissimile da me: siamo soli perchè non 'facili' come persone'. A in cuor suo si convince di essere davvero simile a B nella visione del mondo, e pensa che l'unica differenza a questo punto sia nella sua deformità (più o meno accentuata e visibile che sia non conta qui).
    D'un tratto tutto cambia: B non è più solo, trova centomila amici, una nuova amante, e comunica queste novità a A in modo lievemente brutale (ma non posso entrare nei dettagli). La solitudine di A è invece sempre totale: A teme che sia tutto da ricondursi ai propri problemi di salute, che non potrà MAI levarsi di dosso: ne soffre ovviamente.
    Poi un giorno si rende conto che non è così: A non è simile a B, la differenza non si esaurisce in corpo sano - corpo non sano.
    A finalmente vede la sua solitudine da un altro punto di vista, e riprende fiato un poco.

    Adesso A deve rimboccarsi le maniche e trovare Alice: A non ha più la scusa della 'deformità', se sarà solo sarà perchè è un incapace.

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