Wednesday, 14 April 2010

La pubblicità

Da quando mi sono trasferito, più di tre anni fà, guardo pochissimo la televisione.

Il motivo? Il più semplice possibile: non ne ho una.

Qui, ovviamente, con qualche abbonamento particolare si possono vedere tutti i canali italiani.

Garantirsi quindi la propria dose di idiozie e pubblicità sarebbe facile: Jerry Scotti mi sorride sornione ogni volta che sono a cena da amici, e le sue domande, i suoi ragionamenti mi deliziano tra il primo e il secondo. Aspettiamo assieme che si freddi il dessert, ci salutiamo che sto giusto finendo l'ultima chucchiaiata di gelato.

Su internet pure sono sconfinate la cattive abitudini della televisione: il web che parla italiano non l'ho abbandonato, e cosi mi capita ancora di vedere qualche pubblicità, magari nell'attesa di un video su quel sito di notizie, o come sfondo di un portale che visito spesso.

Oggi ho avuto modo di avere un bell'attacco di nausea: courtesy of Sughi Barilla, o qualcosa di simile.

Non so se sia perchè il mio palato, in questi anni di dieta forzata dalle quotidiane immondizie della pubblicità italiana sia diventato più intollerante della media, o se perchè semplicemente siamo andati oltre la decenza, ma una pubblicità su un Sugo pronto, che tira in ballo bambini, famiglia e datterini in 30 secondi mi ha veramente disgustato.

Stomachevole e gratuito, vouyeristico e ipocrita.

Una bella voce calda, porosa oserei dire descrive la scena: in una cucina elegantissima, da catalogo, una mamma felice, un bimbetto allegro, luce.

Tutto quello che di più lieto poteva bestemmiarsi a questo mondo con la mercificazione, l'amore tra una madre e un figlio, l'accompagnamento di una voce apparentemente carezzevole e premurosa di nonna, è bestemmiato in questo filmato insulso.

Mi ricordo un'allucinante spot Fiat, dove in un tentativo veramente goffo di esaltare l'italianità, si arrivava a mettere Falcone e Borsellino tra la pasta e il mandolino.

Al diavolo di cubetti e i datterini Barilla, al diavolo la Grande Punto, al diavolo la bassezza di chi per vendere, consumare, non si ferma davanti a nulla.

E allora tutto buttiamo nel tritacarne assieme al sugo e a un'utilitaria.

Io non voglio: per me esiste ancora il sacro!

4 comments:

  1. Non sono indecenti le pubblicità in sè, indecente è il consumatore che si lascia affascinare e si sente coinvolto in prima persona in quella famiglia o in quella Punto. Questa è la vera indecenza.

    Nemmeno io ho la televisione ... ho amici ai quali scrivere sul web...

    Un abbraccio
    Joh

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  2. Decisamente abbiamo almeno due cose in comune ;-)

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  3. Bellissimo post... Mi sto mettendo dopo un periodno di astinenza da blogger a leggere i post che ho in arretrato.... te l'ho mai detto che il tuo e' uno dei miei blog preferiti? ;)

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  4. Stanotte vado a letto con un sorriso a 32 denti :D
    A presto Colei Che ;-)

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