Friday, 2 April 2010

Il palco e la realtà

La gente paga per entrare a teatro, sedersi in poltrona, ed assistere a drammi, commedie, opere tragiche o buffe.

La gente paga per piangere o ridere, per inseguire un pensiero, o per abbandonarsi al diletto.
Se lo spettacolo è stato di gradimento, scroscianti applausi salutano gli artisti in posa sul palcoscenico - se invece lo spettacolo è stato sotto le aspettative, ce la si può squagliare alla fine del primo atto.
Gli spettatori portano con sè, nelle loro case, il ricordo di quello che hanno visto - la distanza della finzione li rassicura, no? Nessuno si vuole tradurre a casa lo strazio di Amleto, che pure tanto rapisce in scena.

Gli artisti prima di andare in scena si truccano, si mettono in costume, provano per settimane.
Per due o tre ore, finalmente, sono quello per cui hanno tanto lavorato: eroi, vigliacchi, saggi, mediocri.
Prima di tornare a casa, smettono quegli abiti un po' buffi, puliscono via dal proprio viso il trucco, rinunciano a quell'intonazione perfetta della voce e ridiventano Luca, Elisa, Giulia, se pure in scena sono stati Amleto, Ofelia, Elvira.

Di solito è così.

Poi c'è chi, chissa per quale motivo, non riesce a scendere mai da quel palco, e anche se il teatro è deserto continua, stoltamente ad agitarsi, a fremere, fino a ... spegnersi.
Life's but a walking shadow, a poor player, that struts and frets his hour upon the stage, and then is heard no more; it is a tale told by an idiot, full of sound and fury, signifying nothing.
Chi sto aspettando?

5 comments:

  1. Ciao Gio!

    Tanti auguri di Buona Pasqua!

    Ciò che hai scritto in questo post mi ha fatto tornare il ricordo (ancora una volta) di Italo Calvino.

    Leggendoti mi capita spesso, anche se non riesco a fornirmi una spiegazione valida.

    Non dico altro e certamente non sto a tediarti con banali consigli e positive esortazioni... del tutto fuori luogo.

    Oggi sei così. Punto.

    Un abbraccio!

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  2. Auguri anche a te Milo, e buon rientro :-)

    Grazie di tutto.

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  3. Quante verità "nascoste" che emergono!
    Bisognerebbe davvero imparare ad avere più umiltà e qualche volta accontentarsi anche di poco!!
    Ehm...mi sono ripromessa che da ora in poi voglio essere più rispettata.A MODO MIO! ( E MI DISPIACE ESSSERE DIVENTATA COS'I'!)
    Gio occhi bene aperti mi raccomando!
    viviamo in un mondo di lupi lo sai vero!!
    BACIONE E BUONA PASQUA
    VIOLA

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  4. Domani, poi domani e ancora domani, a
    piccoli passi arranca, giorno dopo giorno.
    Fino all’ultima sillaba del ricordo, fin
    quando tutti i nostri ieri avranno agli sciocchi
    illuminato il sentiero che porta alla polvere
    della morte. Spèngiti dunque, breve fiammella!
    Altro non è la vita che un’ombra
    che passa, un povero istrione che si pavoneggia
    e per un’ora si riscalda sulla scena,
    ma che poi non lo si sente più… una storia narrata da
    un idiota, tutta strepiti e furori, e che non significa NULLA .

    William Shakespeare Macbeth
    Atto V, Scena quinta

    (la traduzione è mia)

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  5. Sfido un essere umano a chiamarsi uomo se non si sente muovere qualcosa dentro leggendo - sentendo - queste parole.

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