Tuesday, 20 April 2010

Ricordi diversi alla rinfusa

Un ricordo leggero, ogni tanto ci vuole, no?

Torno indietro di una quindicina d'anni: allora ero un adolescente decisamente 'in fieri': già sulla mia strada, ma ancora incerto sulla direzione da seguire.

Tentato dalla normalità, che pure non potevo permettermi, e incuriosito da quelle atmosfere cui già non riuscivo a fare a meno, e che mi raccontavano del mio passato tribolato, del mio presente bizzarro, del mio futuro incerto e comunque vano, e che ritrovavo nei poeti, nei filosofi, nei dotti di cui studiavo vita e opere.

Il miser Catulle, il tormentato Petrarca, Giacomo: ero io che mi struggevo per Clodia, ero io che salivo a Monte Ventoso, ero io che naufragavo in un mare infinito ...

Un giorno, alle medie se non ricordo male, una supplente molto giovane chiese a tutti noi di leggere una poesia di Ungaretti, non ricordo quale purtroppo.
Io ai tempi non sapevo neppure chi fosse - non l'avevo mai sentito leggere una sua poesia, non mi ero mai lasciato incantare da quella voce cosi vinta dal dolore, eppure tanto piena di dignità e bellezza.

Per me era null'altro che un nome, decisamente altisonante, che ogni tanto sentivo dire da mio padre, Montale, Leopardi, Quasimodo, Ungaretti ...

Una poesia non si dovrebbe recitare come fosse prosa, no?
E la prosa comunque non si dovrebbe leggere come fosse una lista della spesa ...

Lirica per me non significa 'da accompagnarsi al suono della Lira', ma 'interpretazione soggettiva'.

La mia lettura sorprese piu' d'uno: la supplente mi riempi di lodi e complimenti - ne ando' a parlare con altri, se è vero che pure un'amica di mia sorella, non so come, un paio di giorni dopo, eravamo in gruppo, me ne fece cenno.
Ma io ne sono convinto: non c'era nulla di 'bello' nella mia interpretazione, era solamente 'diversa' - sentita, partecipata, unica, come unica sarebbe stata l'interpretazione di ognuno.

Non so esattamente perchè, ma da quel giorno ho smesso: volontariamente, non mi sono piu' lasciato andare, davanti ad altri. Ho tenuto tutto dentro, quasi sempre almeno, accuratamente celato, al sicuro da occhi, orecchi indiscreti, cuori sordi, menti bigotte e ottuse.

Forse era null'altro che il terrore di essere frainteso, o di mostrarmi per quello che ero: un nido di sentimenti, di tutti quelli piu' fragili e indifesi.

Ricordo con disgusto la mia 'Erano i capei d'oro a l'aura sparsi', recitata come fosse un messaggio da segreteria telefonica, e dire che Silvia era li ad ascoltare.

Sono andato drammaticamente fuori tema.

Ho avuto un professore di latino e letteratura molto particolare: persona straordinariamente meridionale, pacato, moderato eppure non informe, paziente senza essere inerte, saggio ma non pedante.
Amava Orazio e Leopardi: dell'uno celebrava l'equilibrio, dell'altro capiva, benchè non fossere le sue, le tribolazioni, le sofferenze.
Nei suoi insegnamenti, la dottrina vagamente epicurea dell'uno consolava l'animo romantico, o preromantico, dell'altro: sono sicuro che in ognuno di noi lui vedesse il seme di entrambi, e che in qualche modo volesse prendersene cura.

Tornero' a parlarne.

Non so che anno fosse.
Io ai tempi ero discretamente bravo in latino.
C'era questo mio compagno, Luigi, che era un po' scavezzacollo: non mi stava molto simpatico, ma dopotutto era lo standard per me, ed era decisamente parte di quella classe piu' di quanto non lo fossi io.
Luigi non era molto ferrato in latino.

Compito in classe: versione che non ricordo esattamente.
Passa un'ora, Luigi chiede di andare ai servizi - permesso accordato.
Esce dalla porta.
Il professore si avvicina al mio tavolo.

'Gio, non devi andare ai servizi?' (lui mi chiamo' in effetti con il mio cognome, e il tono della sua voce fu indimenticabile: un invito senza severità ma diretto).

Luigi ne rimase sorpreso: parlammo' un po' della versione, di un paio di dettagli non chiari.

Duttilità - una qualità di cui dovrei ricordarmi anche io, vero?

10 comments:

  1. Che meraviglia sentire di professori così! Di quelli che "sentono", di quelli che uno si sogna di avere, di quelli che veramente sanno chi sei.
    Hai avuto una gran fortuna Gio, credimi!

    Sai consa dovresti fare?... registra la tua voce e recita una poesia, qui sulla tua pagina. Ne avresti il coraggio? Lo faresti per noi e per te?

    :o)
    Joh

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  2. Cara Joh, trovo la mia voce un po' ridicola a dir la verità ;-)
    E l'intimità della parola è qualcosa che non sono sicuro di riuscire a condividere facilmente.
    Ci pensero', ma non credo lo faro'.

    A presto,

    Gio

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  3. Se c'è qualcosa che non ho mai riscontrato in nessuno dei miei professori, e' proprio l'elasticita' mentale.
    Dote di cui sono molto avara anch'io, purtroppo...

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  4. Mia carissima Donatella, non è mai troppo tardi per imparare!
    Sai cosa devi fare?
    Datti al JAZZ!
    Un po' di Jazz ci vuole!
    Che ne so, qualcosa dei Jazz Messengers, o quasi qualsiasi cosa dell'etichetta Blue Note, la mitica etichetta del mondo Jazz.
    Cerca su Youtube questo video, un esempio:
    http://www.youtube.com/watch?v=hwFveMpGtHs
    O questo di un altro grande:
    http://www.youtube.com/watch?v=cqwmDNPegnM

    VAAAAAIIIIII :D

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  5. Che meraviglia le tue parole. In sintonia anche con il mio momento. incontro per la prima volta Ennio, Virgilio, Catullo, Apuleio.
    Orazio, Ovidio. Gallo.
    Ammiro, ascolto, rifletto.
    Il tuo post è stupendo perchè sento, mi arriva, mi tocca l'amore per le lettere che hai. Mentre ti leggevo, ti sentivo..

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  6. Caro Gio io non sono stata cos'ì fortunata sai? non ho avuto, per tanti motivi, una preparazione culturale ottima come la tua.
    Le esperienze di vita, le responsabilità, i viaggi mi hanno aperto la mente affrontando la vita "possibilmente" senza farmi molte domande...senza guardarsi troppo indietro.
    Oooh! piace anche a te il jazz?? il mio ex lo adorava..io no davvero!
    Per compensare però (sorridiamo) ho amato tanto lui!
    Ciao dolcissimo!
    Viola

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  7. Cara Occhi,

    amo le lettere, dell'amore confuso dell'adolescente, del sognatore con la testa fra le nuvole e i piedi ancorati per terra.
    I miei studi, il mio lavoro mi hanno portato lontano dalla poesia, dalla filosofia, ma tutta quella che sono riuscito a tenermi vicino mi è carissimo, indispensabile.
    Per questo amo le Memorie di Adriano (opera immensa che è impossibile contenere completamente neppure per un istante!) straordinario compendio dell'arte classica.
    Ricordi il passo in cui Adriano parla della differenza tra l'arte greca e tutte le altre?
    Cito letteralmente: 'Noi soli abbiamo saputo mostrare in un corpo immobile la forza e l'agilità ch'esso cela'.
    Ecco, non è solo la scultura che ha questo potere: la stessa peculiarità la si trova nelle parole scritte duemila anni fa, e che mi sembrano invece sussurrate all'orecchio!
    Mi sono portato dietro, oltre la alpi, le mie vecchie antologie di latino: Didone ed Enea, o Seneca, o Cicerone ogni tanto mi accompagnano nelle ultime ore della notte ... anche se ormai non riesco più a tradurre nulla.
    A presto!

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  8. Cara Viola!
    La mia cultura non è certo ottima, ma di sicuro ho avuto la fortuna di poter studiare molto: mi é piaciuto dedicare tante ore all'esplorazione di mondi fittizzi e fantastici.
    Ma è nei viaggi che ho poi visto quei mondi materializzarsi, nelle persone che ho incontrato rivivere quei personaggi :-)
    Il Jazz ... è immenso!
    Conosci, ad esempio, Django?
    Ma per quanto sia immenso non vale certo l'amore per una persona!
    A prestissimo,
    Gio

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  9. :) non mi viene altro, stasera. Deposito solo il sassolino, a segnare il passaggio di qui.
    'Notte.

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  10. I ricordi leggeri dovrebbero essere frequenti, in modo da alleggerire il "tutto" . Ciao Gio

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