Monday, 5 April 2010

Duemila metri, seconda parte.

Continuo il racconto che ho iniziato qualche giorno fà.

Da ragazzo, in sella alla mia Honda da Enduro, avevo fatto diversi viaggi, ma mi ero quasi sempre limitato a itinerari di modesta entità, e quelle poche volte che mi ero allontanato parecchio da casa era perchè, semplicemente, avevo perso la strada.
Parliamo di 10 e piu' anni fa: ai tempi si faceva affidamento solo sul proprio buon senso e alla propria conoscenza del territorio, ed io non ho mai avuto nè l'uno nè l'altro.
Tutto comunque si era sempre risolto entro poche decine di chilometri di distanza da casa mia: prediligevo già a quei tempi le strade di montagna, e il loro susseguirsi continuo di curve, tornanti, salite, discese.
Amavo perdermi in stradine immerse nel verde dell'erba, delle foglie, e nelle tinte scure della terra e dei tronchi: cercavo, in quelle strade spesso non molto frequentate, la paura di un sentiero accidentato pieno di buche, la bellezza mozzafiato di un panorama inatteso, il saluto amichevole di un altro motociclista che incrociavo, e nel quale rivedevo me stesso.
Amavo il fresco delle zone ombrose, rincorrevo il tepore di quelle illuminate dalla luce del sole: mi tuffavo nelle prime, riemergevo nelle seconde.

I miei genitori, i miei amici, erano forse convinti che usavo la moto giusto per andare un po' in città, o al limite per andare a trovare un amico in campagna.
Non avevo certo idea di cosa abbia combinato, di cosa abbia dovuto cercare oltre quello che la vita mi offriva per tentare di rimediare alle privazioni della mia esistenza.

Torniamo ora al recente passato: ho comprato la mia moto in primavera: saggiamente avevo deciso di dire addio alle mulattiere e alle loro insidie, e avevo finito per scegliere una moto con gommatura da strada.

Le prime gite dopo tanti anni - sul lago - mi erano costate non poco in termini di mal di schiena, ma con il tempo mi ero riabituato a quella postura un po' innaturale, alla sella dura e scomoda, ai colpi d'aria e cosi via.
Dopo i primi tentativi - e i primi fallimenti - ero quindi riuscito a seguire la costa del lago quasi al completo: con soddisfazione traversai il lungo ponte che ne univa la rive a sud ... salvo dover fare subito dietro-front in quanto non ero in regola con i permessi per risalire in autostrada.

Al lavoro condividevo la gioia e lo stupore di quello che vivevo: la campagna fiorita e i profumi del bosco, le cascate, le fattorie, i piccoli borghi sperduti tra i boschi, unici perchè trovati per caso e persi quindi per sempre.

Un collega ciclista, un venerdi pomeriggio, mi propose di trovarci l'indomani in alta montanga: lui avrebbe viaggiato in treno per un lungo tratto, che io avrei potuto fare agevolmente in moto, e quindi avrebbe iniziato la scalata - destinazione GrimselPass.

Accettai la sua proposta: era vaga e non mi impegnava piu' di quel tanto. Avevo avuto la premura di farmi dare il suo numero di telefono cellulare, ed ero già convinto, in cuor mio, che l'avrei sicuramente chiamato, la mattina seguente, per annunciare il mio forfait.

2 comments:

  1. Bellissime sfumature di vita... colori forti e tenui.
    sotto o sopra le righe senza giudicare: (chi sono io per poterlo fare?)
    non ha alcuna importanza...
    un suono,uno spartito sono base musicale, non parole... sono bellezza rara!.
    Sarebbe meraviglioso abbracciare tutta la vita oltre lo specchio, oltre le alte vette...e comprendere!
    Ma la "tua" libertà purtroppo finisce dove inizia la mia....
    Ciao dolcissimo!
    Viola

    p.s La mia "vena poetica" è....stanca, se vuoi non commenterò più

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  2. Cara Viola,

    sei più che benvenuta da queste parti :-)
    domani, se mi ricordo, ti dirò come andò quel giorno.
    A presto,

    Gio

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