Tuesday, 27 April 2010

Due parole

Una testimonianza non reticente di un male in parte semplice, sfrontato, ingombrante.
Inequivocabile.
Non ci sono mezze misure nei rapporti con gli altri, nè viceversa.
Si perde memoria della normalità anche se ci si vive in mezzo, ci si confonde con i miti dei sogni, anche se non esistono se non nel nostro cuore color della notte.

La sciocchezza, l'ironia, anche di bassa lega aiutano: se ridi non puoi pensare, non puoi accorgerti di nulla, è il massimo che posso augurarmi con quasi tutti, no?

Chiedo a un amico:
'Ma dove sono i miei simili?'
'Non esistono'

Devono esistere.

Oggi pero' sono allegro: ieri leggevo un'operetta morale di Leopardi su Copernico e il sole ... vinto dal sonno non l'ho finita ahime, ma mi sono lasciato catturare dal sonno pensando che chi lo ama non puo' essere poi cosi diverso da me.

5 comments:

  1. Cerchi i tuoi simili? La malattia ti divide dagli altri così tanto Gio? Cosa rende un uomo diverso? Cosa ti spinge a sentirti tale?
    Anch'io sono diversa da te...

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  2. A volte le parole mi si formano in mente senza che me ne accorga: si aggregano così, come per caso.
    Io non so cosa diavolo volevo dire.
    Ma davvero, dovevo scrivere della 'testimonianza non reticente', del 'cuor color della notte', della 'perdita di memoria'.
    Dopotutto l'ho detto: due parole, inutili :-)

    A presto Joh, un caro saluto.

    Gio

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  3. le parole non son mai inutili, soprattutto se scritte di getto. Anzi credo che siano le più sincere.

    Un saluto anche a te
    Joh

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  4. Per risponde a quella che mi chiedevi: mi rende diverso ciò che per me è bello, necessario, e cosa è bello o necessario per gli altri.
    Non voglio perdere le mie peculiarità - sono conseguenza della malattia, ma non sono poi male secondo me - e sono in equilibrio precario.
    Ciao :-)

    Gio

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  5. beh... non male direi!

    Ciao!

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