Monday, 19 April 2010

Carestia

C'è anche una buona parte di frustrazione, ma c'è anche tutto quello che una carestia porta con sè: la debolezza, la fragilità, la stanchezza.

E devo ammetterlo: non riesco piu' a gioire semplicemente della felicità degli altri - non almeno se questa mi viene rovesciata addosso, all'improvviso, magari mentre sto pensando ai miei malanni, alla mia solitudine.
Non ho piu' la forza necessaria per fare da scudo a quel misto di invidia, tristezza e paura di chi si scopre non semplicemente solo, ma infinitamente piu' solo di un altro che pensava, follemente, un po' simile a sè stesso, non tanto incapace di provare qualcosa quanto di condividerlo, non unicamente smarrito ma persosi da sè, per attitudine piu' che per volontà.

Ma cosa è scritto sul mio viso?

Possibile che sia un mistero tanto intricato da non essere decifrato neppure da chi frequento da anni, quotidianamente?

Mi viene in mente un passo terribile dalle Memorie di Adriano (cito a memoria, magari sbagliando).

'Ci sono persone che ho frequentato tutta la vita, e che non riconoscero' agli inferi'.

La rovescio: chi mi riconoscerà agli inferi, quando non avro' piu' una forma, ma solamente quella stessa anima che si dimena ora qui dentro, al ritmo del battito del mio cuore?
Chi è riuscito ad andare un po' in profondità, oltre quell'alternarsi di lune storte o scoppi di ironia, quel mio cedere ogni tanto all'ilarità, o il ritirarsi nella misantropia?

Chi?

E io, che diavolo ho combinato?

Devo preservarmi da questo squallore - DEVO.

10 comments:

  1. Essere compresio è forse la cosa più difficile che ognuno di noi chiede al prossimo di fare nei nostri confronti. Io per prima mi rendo conto che spesso, rivolgendomi a qualcuno, porto ad esempio un pezzo del mio vissuto. E' sbagliato... è sbagliatissimo. Si dovrebbe solo ascoltare, in silenzio le parole dell'altro, con rispetto, cercando di scorgere anche quello che non viene detto. E' questa la parte più importante. Sentire il "non suono", sentire ogni singolo strumento all'interno di una melodia.

    Dovremmo inziare a dire: "tu" e non "io". Iniziare a dire "non dico nulla", ascoltare semplicemente e basta. IO è una parola che andrebbe ben soppesata e riposta nel proprio cassetto lontano da chi ci è di fronte.

    Tu... come stai?

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  2. Che dici...io ti sento e molti altri pure...alle volte le parole si fermano un attimo prima, ma quello che c'è resta.
    E di te resta tanto.

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  3. Joh, come sto io?
    Infreddolito?
    Impaurito?
    Sfiduciato?
    Affamato?
    Un po' anche incazzato via.

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  4. Nicole, devo fare un po' di chiarezza con me stesso, pentirmi se necessario di alcune scelte, rimediare al male che posso aver causato.

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  5. Perche' non riuscire piu' a gioire della felicita' altrui deve essere segno di aridita' e squallore?
    Magari nel corso del tempo ci e' stata rovesciata addosso un'infinita' di volte, qualcuna perfino da arrivare a credere che prima o poi ne sarebbe toccata in sorte un pochino anche a noi, ma a furia di vedere gioire sempre gli altri e mai noi stessi credo sia inevitabile che si finisca per non sopportarla piu'...
    Io pero' la chiamerei esasperazione...
    Un abbraccio.
    Dony

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  6. Cara Dony,

    quando è la felicità di chi è stato il tuo unico vero amico, come è il caso, non puoi che sentirti un disastro umano.
    Ecco, è così.
    Non sono capace.

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  7. Gio il mio prossimo post è dedicato ad un uomo disperato,ma tanto, l'abbiamo seguito per qualche anno: ha avuto una vita fin dalla nascita e morte disastrosa!
    era un uomo con l'innocenza e le paure di un bimbo..allontanato da tutti e spesso solo.
    ancora oggi non riesco a dare forma al suo tragico destino...eppure lo vidi 15 giorni prima di morire, ci scrivevamo messaggi nel suo diario.... aveva un male incurabile in gola.
    quando mi ha scritto che era "terminale" io stupidamente ho pianto, e lui mi ha risposto scrivendo: a me viene da ridere!
    a giorni lo scriverò questo post.
    è triste questo commento lo so,ma è un inno alla vita, anche se non toglie nulla alla sofferenza! a tutte le sofferenze.
    se vuoi commentare ora nel mio blog lo puoi fare (spero di aver sistemato i probemi tecnici del mio p.c
    dolce notte gio.
    Viola

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  8. Molto bello Viola :)

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  9. Ciao Giò, ti si può rubare un piccolo spazio? E' condivisione il tuo blog?
    Oggi è una giornata cosi pesante, anche ieri lo era. Faccio fatica a trovare consolazione nelle immediate vicinanza e un tempo scrivere mi dava un po di coraggio.
    Da tanto tempo stò attraversando una crisi economica cosi dura che mi stà lasciando senza energie.
    La mia famiglia vive alla giornata, mio figlio, 3 anni, ha bisogno di tutto e più di ogni altra cosa, di una madre serena. Durante l'università pensavo che i sacrifici miei e dei miei genitori sarebbero stati giustificati da una vita migliore per me e per i miei figli. Ad oggi, per me si vede il baratro,davvero non credevo che sarebbe andata cosi.
    E' una sconfitta?
    Grazie. Viruss.

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  10. Viruss, è terribile.

    Sai, quando mi capita a parlare a studenti (di liceo, o universitari) è proprio questo che dico - saranno anni di sacrifici, ma l'educazione, lo studio sono le uniche cose sulle quali potrete contare sempre, e che nulla vi potrà portare via.
    Tieni duro, ti prego.

    Non è una sconfitta, hai fatto le scelte giuste, e le stesse scelte le farai per tuo figlio, vedrai.

    Vorrei poterti dare un po' di coraggio, un abbraccio, asciugare le tue lacrime ... ma sono troppo lontano per altro che non sia un pensiero.

    Spero ti arrivi.

    A presto, sei sempre benvenuta qui.

    Gio

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