Sunday, 7 March 2010

Un sogno malinconico

Ho sognato il mio primo maestro di chitarra, un uomo straordinario, presso il quale, quasi 10 anni fa, presi qualche lezione di musica, e che cambiò per sempre il mio intendere l'arte.
Una morte improvvisa interruppe il nostro rapporto: nelle poche ore di lezione che trascorsi con lui durante quei mesi, comunque, ebbi la visione più nitida che abbia mai vissuto del genio musicale.
L'etimologia di 'genio' è la stessa di 'generare' - il mio maestro era eccezionalmente capace di 'generare' atmosfere con quelle sei corde. Un concetto musicale, una teoria, di cui pure era competente, si traduceva immediatamente in musica. Illustrandomi la differenza tra le varie scale, la gaiezza della maggiore, la mestizia della minore, i richiami orientali di questo, e così via, mi diede modo di intuire le unità di cui si compone il tutto.
Ricordo con tenerezza le prime lezioni: parlavamo un po' di musica, io gli accennavo il mio amore, ad esempio, per 'Asturias' e lui prendeva in mano la chitarra et-voilà 'Asturias'.

Ho talmente stima per lui che non me la sento di scriverne.

Stanotte è venuto a visitarmi durante il sogno.

Sono in città, mi sto dirigendo al lavoro.

Sono a piedi, a pochi passi dall'entrata del nostro dipartimento, quando una macchina sportiva, una Porsche Carrera S4 grigio metallizzata, mi supera. Vedo che parcheggia poco avanti, vicino l'entrata, ove si trova una villetta che, nella realtà, non esiste.

Vi scende lui.

Mi fa un cenno di saluto con la mano, mi avvicino.
E' magrissimo, chiaramente infermo, eppure felice.
Veste una camicia di jeans.

Durante tutta la durata del sogno, resta questo dubbio: sta per morire oppure è tornato dall'al di là?

Nessuno di noi due fa cenno a questo.
Quando morì io pure ero in ospedale, per uno dei miei malanni.

Ho un vago ricordo della nostra ultima lezione, perchè a un certo punto dovette alzarsi, aveva una tosse fastidiosa - ma io non potevo intuire nulla.

Non ricordo però le ultime note che ha suonato per me.

Andavamo d'accordo.

Per lui ero uno studente curioso e forse un po' indisciplinato - non ho mai seguito un procedimento standard per apprendere alcun chè, scienza, letteratura o musica che fosse l'oggetto del mio studio, ma penso gli facesse piacere insegnarmi.

Questo almeno è quello che mi raccontò poi sua moglie.

Io penso di non essere portato all'esecuzione di musica, per quanto le mie dita lascino intendere il contrario, e nonostante alcuni tra i più celebri esecutori di tutti i tempi, si dice, abbiano avuto la mia sindrome - credo però che lui trovasse interessante discutere con me perchè le mie domande era animate da un vivo interesse.

Amo discutere con gli altri: non solo per quanto degli altri rifluisce in me, ma per quello che le parole altrui innescano nella mia mente - credo qualcosa di simile lo vivesse anche lui.

La musica non va per forza di cose saputa suonare: già capirla è qualcosa di notevole ... ma, ahimè, non ho avuto abbastanza tempo per approfondire davvero la mia conoscenza con lui.

Mi invita ad entrare nella villetta, lui vive li.

All'interno, trovo le mie due chitarre, adagiate su un tavolo.

Le prende in mano, le accorda, quindi comincia a suonare.

Questa volta lo so, lo sa anche lui: quelle saranno le sue ultime note per me.
Le devo fissare per sempre nella mia memoria.

Stiamo parlando, mentre improvvisa, di Blues, quando una voce, che viene dall'ingresso, lo chiama.

Deve andare.

Mi consegna la chitarra, non dice nulla.
Si alza, fa per uscire dalla stanza.
Torna indietro, deve spegnere una lampadina.
Ancora, sta per uscire, ma torna indietro di nuovo, per cercare le chiavi.

Infine se ne va davvero, e io resto solo con le mie chitarre, e il suo 'addio'.

6 comments:

  1. averlo incontrato e SENTITO anche solo per pochi mesi è stato importante.
    dovremmo benedire questi incontri.
    accadono rarissime volte.

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  2. Cara Agnese, era un uomo eccezionale.
    Viveva con modestia e naturalezza la sua arte - per me è stato un privilegio unico conoscerlo.

    Inutile dire che mi manca moltissimo ma hai ragione: è stato importante anche se è durato per pochi mesi.

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  3. ci sono persone che entrano nella nostra anima e nulla, neppure la morte, li allontana dai nostri pensieri...
    essi rimangono nei gesti, nelle parole, in tutto quello che ci sta attorno e che ce li ricorda...

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  4. un saluto affettuoso,,,,,mi piace 'come suoni'...

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  5. Cara Giò, grazie :-)
    Devo però ammettere che lui suonava moooolto meglio.
    A presto!

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