Wednesday, 10 March 2010

Scambio di identità

Seconda liceo credo.

Quel pomeriggio avrei dovuto chiamare a casa un mio compagno di liceo - un ragazzo molto timido, eppure per certi versi interessante.

Purtroppo era una di quelle persone non prive di qualcosa di interiore, benchè indefinito ai miei occhi, ma talmente povere di sostanza e forza da finire per scegliere di barattare ogni aspetto non conforme della propria personalità per un briciolo di riconoscimento da parte degli altri.

Il mio timore è che negli anni, egli abbia perso le proprie peculiarità, senza riuscire mai a diventare parte di quella normalità che tanto bramava.

Esempi come il suo, che sono sempre riuscito a vedere con lucidità dall'esterno, sono stati moniti per me: quando si vive una natura per forza di cose diversa, non la si puo' che degradare in modo ridicolo cercando di conforme, una goccia come le altre in un mare omogeneo. E grigio.

Mi aveva detto di vivere su quel Viale: una delle vie principali della mia città.
Cercai tutti i Bianchi di quella via: fortunatamente ne trovai uno solo.

'Pronto?'
'Salve signora Bianchi, sono Gio, un compagno di scuola di Luigi. E' in casa?'
'No, tornerà stasera, devo dire qualcosa?'
'Non si preoccupi, lo richiamero''.

Passano due o tre ore.

'Pronto'?
'Salve signora Bianchi, sono ancora Gio: Luigi è tornato?'
'Si, ma è già riuscito di casa. Gli ho detto che hai chiamato, ma non ti conosce: non ha avuto nessun compagno di liceo di nome Gio!'.
'Ma ... andiamo a scuola assieme!'
'Come? Ma mio figlio ha finito il liceo 10 anni fa!'
'Scusi, non è casa di Luigi Bianchi, 16 anni?'
'No, mio figlio Luigi Bianchi ha 28 anni!'

Storia buffa - realmente accaduta.

C'era decisamente qualcosa che non andava nel mio rapporto con in numeri telefonici dei miei compagni.
Ricordo che sbagliavo sempre a fare il numero di Roberto (scambiavo due cifre).
Rispondeva sempre la piu' folle segreteria telefonica che abbia mai sentito: un uomo, chiaramente non giovincello, si rivolgeva alle 'pollastrelle' invitandole a lasciare il loro messaggio dopo il 'Chicchirichi' ...

Tutto drammaticamente vero ...

Torniamo a noi.

Luigi mi aveva semplicemente dato un'indicazione generica: lui non viveva sul viale, ma in una via adiacente - nessun male, via.

Alle volte, semplicemente, un fraintendimento va avanti a lungo: si parte sempre da un'assunzione errata della quale non si dubita - e si continua, fedeli a questa falsa asserzione, non curandosi troppo delle assurdità apparenti che ne discendono.

La fede nelle proprie scelte iniziali rende ciechi e sordi di fronte alle folli loro conseguenze.

Il caso della telefonata non mi ha insegnato molto.

Tra le persone che mi conoscono oltre il virtuale, solo mia sorella sa di questo blog - lei ignora perchè abbia voluto renderla partecipe di queste mie confessioni.

Presto, forse la prossima volta che verrà a trovarmi, le faro' una domanda semplice semplice: 'C'è differenta tra il Gio che conosci e il Gio di cui leggi qui?'.

Io non vedo questa differenza, ma la mia opinione è sicuramente parziale.

La sua risposta mi chiarirà una volte per tutte un dubbio: quello che la gente conosce nella vita di tutti i giorni, quale dei due Luigi è?
E' quello del fraintendimento, o quello autentico?

Non che mi fidi molto del suo parere in verità, ma adesso è giunto il momento di capire cosa non va.

Che ci sia qualcosa di distonico è evidente: non posso certo attendermi una vita semplice, nessun'altra serenità se non quella che discende dall'atarassia, ma perchè la mia vita dev'essere anche vuota?

Perchè chi pure mi ama, nella migliore delle circostanze, non capisce un accidente di me?
Perchè chi mi ama vuole viceversa, alle volte, evidentemente, evitarmi?

Questo è quello che adesso devo capire.

15 comments:

  1. Hegel mi pare disse "una sola persona mi ha capito ma mi ha frainteso!"
    Sai, ho scritto ben due post sull'argomento! Non su luigi... Ma su questa visione distonica di me che mi assilla e mi opprime! un saluto!

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  2. Non tutti riescono a reggere a lunga andata la tua intensità. Potrebbe essere una spiegazione alla tua domanda? :)

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  3. Ognuno può vederti in un modo singolare Gio, è una cosa talmente normale.. non dovresti porti queste domande e tormentarti in questo modo per trovare delle risposte (certo da che pulpito viene la predica... hehe).
    Per quanto ti sforzerai di capire quello che sei veramente e di svelarti così agli altri, loro non ne vorranno sapere perché, come tu stesso hai detto, "La fede nelle proprie scelte iniziali rende ciechi e sordi di fronte alle folli loro conseguenze"...
    Dovresti semplicemente fare fede alle tue di convinzioni e continuare per la tua strada. Se gli altri non sempre ti capiscono non vuol dire che per forza c'è qualcosa che non va in TE...

    un saluto! =)

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  4. forse non capiremo mai abbastanza chi ci sta di fronte, compreso chi amiamo...
    o a volte la sinergia è così forte che stentiamo a crederci...
    esiste però, accade...non con tutti...
    e forse va bene così...
    [ma è davvero un gran casino, hai ragione!]

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  5. Cara Dautretemp, vedrò di leggerli dunque :-)
    E' confortante, in parte, sapere di non essere 'solo'

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  6. Selene, tu oggi vuoi fare di me un uomo felice ;-)
    Grazie della lusinga :-)

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  7. Cara Liubee, passano i giorni, e sono tutti uguali: alla monotonia fa da cane da guardia la paura di combinare disastri e soffrire ancora.
    Che palle :D

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  8. Cara Agnese, ci sono cose che secondo me non vanno detto ma condivise come 'ovvie'.
    Ecco, a me mancano queste 'ovvietà condivise'.
    Adesso vado a ritirare il bucato ;-)
    Ciao!

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  9. Caro Gio, non voleva essere un velato invito, mi leggerai solo se vorrai! Io commento non per avere qualcosa in cambio ma solo per sottoscrivere quei pensieri altrui che sento mi toccano! Ciao!

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  10. Cara Dautretem,

    ti giuro che non l'ho pensato neppure per un nanosecondo.

    A presto!

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  11. Ho scoperto da poco come il nostro essere, la nostra "realtà" sia vissuta dalle persone, anche le più intime come una sorella, in maniera totalmente differente. Il nostro percorso, il vissuto, ci fa percepire gli avvenimenti in maniera del tutto diversa così come ci fa conoscere le persone attraverso differenti sensazioni. Chi può dire cosa facciamo conoscere di noi agli altri?
    Ci vorrebbe qualcuno che, mettendoci una mano attorno al cuore, ci assorbisse. Senza dire parole, solo tenendoci stretti.

    Un saluto
    Joh

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  12. Scommetto che quando l'hai scoperto, ti sei sentita il terreno sbriciolarsi sotto i tuoi piedi.
    A me è capitato così il giorno in cui sono svanito, morto, evaporato, trasformandomi in quello che sono ora.

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  13. si è stata una tegolata... e me l'ha tirata la mia famiglia.

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  14. Caro Giò
    forse potresti chiedere a tua sorella quante volte le capita di soffrire per non essere stata capita o per essere stata fraintesa. Credo che ognuno di noi sia molto impegnato nella risoluzione di questo dilemma tanto da far passare in secondo piano la comprensione degli altri.
    Mi rendo conto che nei momenti di particolare sconforto l'empatia tra due persone affini è di grande consolazione, tuttavia la nostra individualità-intimità può essere un grande tesoro da custodire con particolare cura. Difatti quando lo scoramento allenta la morsa, ci sentiamo forti e fieri, capaci non solo di sopportare, ma anche di giore per non essere stati capiti e per non esserci dati in pasto a colui che non ha capito.
    Non essere troppo duro con te stesso, e non esserlo nemmeno con chi ti ama. I limiti sono gli stessi per tutti e sono umani.
    Un grande abbraccio Viruss.

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  15. Cara Viruss, la tua è un'analisi eccezionalmente lucida.
    Grazie di cuore, davvero.

    Gio

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