Friday, 12 March 2010

Prima e dopo, ovvero l'importanza della prima volta - Parte 1

Ritorno ancora al tema degli ultimi messaggi: cosa cambia tra il 'prima' e il 'dopo'?
Cosa succede in quel breve istante che per tutta la tua esistenza segnerà un punto di non ritorno? Perchè quel giorno cambia per sempre la tua esistenza?
Soprattutto: qual è la vera importanza di 'quella volta'?

Mi viene in mente un detto latino:

'Gutta cavat lapidem non vi, sed saepe cadendo'
'La goccia scava la pietra non con la forza, ma cadendo spesso'.

E' vero.

Parlavamo della 'morte' dunque: si puo' morire lentamente d'asfissia, possiamo sentire le forza abbandonarci piano piano. Possiamo lottare, e infine rassegnarci, lasciarci sopraffarre dall'inedia.
Ho sempre pensato, in passato, che la mia morte emotiva sarebbe sopraggiunta per asfissia - per assenza d'aria. Come rinchiuso in una gabbia di vetro, vedevo intorno a me gli effetti prodigiosi dell'aria sugli altri e morivo lentamente di stenti.

Ad ogni traguardo, la laurea, il primo lavoro, i trent'anni, sentivo pesare sempre piu' il nulla che gravava sulle mie spalle: mi figuravo il Gio arido, incattivito, vinto del futuro. Mi auguravo riuscisse almeno a mantenere in sè vivo l'amore per l'arte, ma ne disperavo ogni volta che sentivo la 'Canzonetta sull'aria' delle Nozze di Figaro.

'Gio auguri, trent'anni: momenti di bilanci' - o qualcosa di simile fu un campanello d'allarme. Vidi, in un istante, la somma di quei lunghi anni grigi; vidi la polvere accumulatasi su ogni mio tentativo di dare colore a quell'anima, la mia, che non riuscivo a condannare completamente. Sentii l'asfissia ormai prossima. Vissi cosi settimane di mestizia e lento sfiorire: iniziavo a non sentire piu' nulla. Io, che ero capace di emozionarmi, fino a pochi mesi prima, per le cose piu' piccole, un cervo, una lince, una gemma primaverile, ero ormai un indifferente. Non era la mia concezione del mondo ad essere cambiata - erano le mie forze a scemare: quelle forze che, pur nel pessimismo leopardiano, m'aiutavano a ingannare la noia.

Un'incidente capitato a un'amica, il suo dolore, la sua preoccupazione, mi richiamarono in vita: sentii ancora l'anima dibattersi dentro di me - mi credetti salvo, o perduto di nuovo, a seconda dei punti di vista.

Ero stato capace, ancora una volta, di soffrire (l'amica si ristabili' presto perfettamente).

No, non sono morto di asfissia.

7 comments:

  1. c'è sempre un anelito di vita. bisogna aggrapparsi ad essi anche nei minuti più mesti, in cui il dolore logora...
    nulla vale la morte dei sentimenti! nulla!
    vogliamoci bene e ricordiamolo soprattutto quando stiamo male...

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  2. Non si muore.... stranamente e malgrado il "nulla" non si muore. Si cammina in una strana nebbia lattiginosa, fino a che ci si accorge di aver percorso dei cerchi concentrici, senza un apparente via d'uscita. E' la nostra volontà che ci porta ad avvertire l'azzurro del cielo... senza quella non c'è che il grigio...

    Joh

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  3. Si 'muore' più volte nel corso di una vita, per periodi più o meno lunghi. Poi qualcosa scatta, ed è diverso per ognuno di noi e si ritorna alla vita, alle sensazioni...Non dura, niente dura per chi è troppo sensibile, ma forse è meglio così...si cresce , si diventa migliori.

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  4. Mi piacciono le tue parole, il modo in cui le srotoli sul foglio virtuale, come una pergamena dell'anima. Hai mai condiviso coi lettori il motivo del tuo dolore? La ragione del cambiamento repentino della tua vita?
    Te lo chiedo solo perché ti seguo da poco!

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  5. Tu a morire di asfissia?! Non farmi ridere, piuttosto moriresti soffoccato da una patatina fritta capitata nel posto sbagliato! Sei così abituato alla tua forza mentale e fisica, che non la senti più! Ma se non la senti è perché ti sei troppo abituato a sentirla e significa che dovresti rilassarti un po' e ritirarti nell'ala destra del tuo castello, guerriero!
    E te lo dice una la cui anima e sensibilità a volte si raggomitolano come un pugno stretto che non lascia passare nemmeno un filo di aria!

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  6. Meditero' su ogni commento.

    Dautretemp, io individuo due motivi per il mio malessere: di quello cronologicamente primo, della malattia fisica insomma, parlo dettagliatamente in diversi messaggi.
    Avendo a cuore la riservatezza delle persone che mi sono accanto, tendo invece a essere piu' vago circa le mie relazioni interpersonali, che pure sono la causa vera del mio male attuale.
    Selene ... pensero' molto a quello che hai scritto, che pero' mi sembra centomila volte troppo benevolo nei miei confronti.
    A presto :-)

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  7. vogliamoci bene e ricordiamolo soprattutto quando stiamo male...

    Bellissime parole.

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