Monday, 15 March 2010

Le lenti a contatto

Non ricordo un giorno della mia esistenza in cui già non portassi gli occhiali.

Mi viene da ridere, se paragono questa frase a quella di Lev Landau, uno dei piu' eminenti fisici russi del secolo scorso. 'Dau' era solito dire che non ricordava un giorno della sua vita nella quale già non fosse capace di integrare o differenziare (o cosi' almeno mi pare di ricordare).

Ma se il buon Lev aveva dimestichezza con la fisica teorica fin da piccolo, io avevo dimestichezza con quella sperimentale: urti elastici e anaelastici erano tutt'altro che rari.

Da bambino, una volta, andai a sbattere con innocenza contro una vetrina - invisibile per me. Finii giu' da una scalinata, mentre passeggiavo la sera a Numana, bella località balneare nei pressi di Recanati. E ho già raccontato di quella volta che mi persi al mare, o di quando mi infilai in un lungo tunnel buio ...

I miei genitori presero la decisione: lenti a contatto (semirigide).

Un disastro.

Il nostro travagliato rapporto inizio' sul finire degli anni '80, prima dell'insorgere dei miei problemi di salute veri e propri.

In qualche modo trovammo un centro specializzato, a Milano, nei pressi del Tribunale.

Non dimentichero' mai la gentilezza squisita e l'infinita pazienza di quell'uomo alle prese con un disastro umano mio pari: avevo ogni sorta di difficoltà con le lenti, e passai lunghe ore nel suo studio, cercando di sbrigare una matassa che non faceva che divenire ogni giorno piu' intricata.
Non riuscivo a mettermele, mi davano fastidio una volta dentro, e toglierle era egualmente complicato: alle prese con quei barattoli di liquido detergente, quei piccoli astucci per lenti ho vissuto di follia per anni.
Mia madre quasi risolse il problema: un giorno, nel tentativo di togliermene una con quell'insulsa ventosetta, fu vicina ad accecarmi.
Io, anni piu' tardi, egualmente, fui prossimo alla risoluzione del dilemma: nel tentativo di raccoglierne una, rimasta aderente al tavolo dalla parte aperta, la frantumai, facendola in mille pezzi.
La reazione di mio padre fu terrificante: pensando forse che l'avessi fatto apposta, telefono' alla emittente radiofonica locale, e mise in vendita il mio computer: per un ragazzo come me, malato, il computer era tanto - evasione, svago, fantasia.
Rimasi scioccato da quella reazione insulsa, ma fortunatamente non si fece vivo nessuno.

Ci si affeziona a quel che si ha, anche se è poco - tanto poco che gli altri neppure se ne accorgono.
Nel mio caso, quel 'poco' allora era il computer - un portale per un mondo fantastico nel quale ero 'normale'. Con gli anni sarebbe diventato la capacità di sognare, sentire qualcosa che forse non esiste eppure percepirne il calore.

Tutto spazzato via.

Tolto quello, lo so per esperienza, bisogna ingegnarsi ancora - un processo che puo' prendere mesi - per ritrovare 'tutto' in quel pochissimo che resta.

Anche da adolescente, rimasero i problemi: ne individuavo pero' le cause, nella forte asimmetria del mio visus. Anche i tentativi durante il primo anno di liceo fallirono, e per qualche anno accantonai le lenti.

Avevo 17 anni e una grande voglia di fuggire, di scappare in qualche luogo remoto.
et li occhi porto per fuggire intenti
ove vestigio uman l'arena stampi.
La moto era il mio obbiettivo.
Tornero' a parlare delle mie avventure, del mio passaggio dal motorino alla moto, delle pazzie con il mio amico.

Prima di poter prendere la patente, bisogna superare un esame di vista.

Andai tesissimo alla visita. Nello studio disordinato di quel medico annoiato dalla routine, si sarebbe presa una decisione importantissima per me.
Non avevo le lenti, non le mettevo da mesi, erano ormai perse.
Con gli occhiali fallii il test: fu una botta clamorosa.
Uscendo dallo studio, con la raccomandazione di tornare con occhiali o lenti nuove, diedi un'occhiata alle linee che mi mancavano: poche lettere non difficili da memorizzare.
Avevo letto in qualche manuale di un asso della prima o seconda guerra mondiale che si era imparato tutto il tabellone - e che nonostante il visus limitatissimo era diventato un asso.
Io mi sarei accontentato di molto meno.

Tornai con le lenti e in qualche modo superai il test - il commento del medico fu preoccupante.
Si assolveva, ad alta voce, dalla colpa di farmi passare l'esame proprio al limite, pensando che dopotutto avrei preso la patente della moto, e che se fosse successo qualcosa, sarei stato io, e non altri, a patirne.

Prima di ogni gita in moto quindi c'era il dilemma lenti a contatto: metterle, indossare gli indispensabili occhialoni scuri (senza si rimane accecati dal sole) e sperare, in viaggio, che nulla mi entrasse nell'occhio, e che non ci fossero gallerie male illuminate.

Una volta, su una strada ad alta velocità, mi capito': pieno di lacrime e quasi alla cieca in qualche modo riuscii a cavarmela.

Ne valse la pena.

20 comments:

  1. certo sei proprio spericolato, sotto quella veste di mite bravo ragazzo tranquillo si nasconde il pericolo n1... ahahhahaaha

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  2. Prossima puntata: Gio e gli incidenti in moto ;-)

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  3. Un saluto da una quattrocchia convertitasi alle lenti a contatto!!!
    Molto carino il medico che ti ha fatto passare l'esame...

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  4. mio padre mi tolse il giradischi perchè non avevo tradotto tutto Jesus Christ Superstar (avevo 14 anni..!). Non ho mai portato gli occhiali, ho imparato in modo egregio l'inglese ma ancora oggi ricordo il dolore per quella punizione oltre misura. Chissà quale piano educativo avevano in mente i nostri genitori! Boh??

    Ti abbraccio
    Joh

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  5. Cara Donatella,

    Con gli anni poi mi sono operato.
    Immagina la mia sorpresa quando per la prima volta, a piu' di vent'anni, ho visto gli alberi nitidi sull'orizzonte, lungo il crinale delle nostre belle montagne.

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  6. Cara Joh, quel giorno mi resi conto che ero in parte uno straniero perfino in casa mia.
    Cercai di far capire a mio padre che togliere il computer a me era come rompere una gamba a mio fratello, che passava i pomeriggi a giocare a pallone ma niente.

    A presto!

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  7. Ci sono alcuni post a cui mi piacerebbe partecipare lasciando una presenza discreta, senza infastidire... Questo è uno di questi perciò ti lascio solo un sorriso!

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  8. Cavolo, che punizione esagerata! Mio padre e' sempre stato piuttosto severo, ma non credo gli sia mai neanche passato per la testa di vendere qualcosa che mi apparteneva... Per le lenti... io sono una di quelle che porta gli occhiali, ma non puo' mettere le lenti. Non che non ci riesco... :P E ovviamente in ufficio sono tutti/e orbi che indossano lentine invisibili. C'e' una ragazza che porta gli occhiali. Solo che qualche settimana fa, chiacchierando con lei ed altri colleghi e' uscito che sono lenti finte, lei ci vede benissimo!! Li porta solo perche' le piace farlo! Il mio capo era presente, e le ha detto che le l'avesse saputo al colloquio non l'arebbe assunta! :P

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  9. Cara Colei che, se devo trovare un difetto ad Alice ... beh, NON porta gli occhiali ;-)

    Anche io ho un collega bizzarro ... lui porta gli occhiali non perchè ha un visus limitato, ma perchè ha una vista eccezionale da uno dei due occhi, e per equilibrare deve indossare delle lenti.

    Ecco, alle volte la vita è crudele ;-)

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  10. Cara Dautretemp ... mi piacciono i sorrisi :-)

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  11. anch'io porto le lenti.
    anche stamane mi aiuteranno a ordinare il caffe'.

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  12. In che senso Cowdog?
    Che tempaccio ... :'-(

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  13. bagnati come pulcini. ma il caffe' e' andato.

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  14. Qui al nostro dipartimento la colonia italiana ha comprato una macchina per caffè Lavazza credo. Quando vado a fare una fotocopia ci passo vicino - e quello è il mio 'caffè' quotidiano ;-)
    Guardo fuori dalla finestra alla ricerca di un timido sole che si nasconde dietro le nuvole.
    Se ci sei batti un colpo!

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  15. eccolo!
    e il lago e' ricomparso. allora non erano le mie lenti a fare cilecca...

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  16. Salgo sul tetto del nostro dipartimento - da li si vedono anche le montagne ;-)

    Beh, a dire il vero il cielo non è abbastanza terso per vederle bene.

    Quanto lavoro oggi ... stasera si esce tardi - sarà già buio da un pezzo.

    A presto :-)

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  17. io le montagne le vedo dalla finestra. esattamente qui, alla mia sinistra.

    helas, gli orari da scienziato: 10-21 ?

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  18. Ahime.

    Di solito arrivo molto tardi al mattino ed esco verso le 7 e mezzo otto - e capita di lavorare nei week end.
    Oggi comunque sono arrivato molto presto, verso le nove, e non so quando usciro'.
    Poster per Wien, Extended Abstract da correggere un po', presentare il draft di un paper, due righe per il topic di un altro ... e un altro abstract da fare per metà aprile.

    Guardo fuori dalla finestra: il crepuscolo è il momento piu' bello, quando il crinale delle colline si colora di quel rosa tenue e sfuma nell'azzurro.

    Ancora un paio d'ore almeno - poi scendo, prendo la moto e torno a casa.

    Stasera sono troppo stanco per cucinare - una pizza in forno e buonanotte - poi un po' di musica, magari gioco un po' a Oblivion, oggi non sono in grado di leggere, anche se un'occhiata a uno dei libri che ho sul comodino mi accompagnerà fino al momento di spegnere la luce.

    A presto,

    Gio

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  19. "ma perchè ha una vista eccezionale da uno dei due occhi, e per equilibrare deve indossare delle lenti."
    Ok, anche questa e' una storia curiosa. Ma almeno il tuo collega ha un motivo per portarle! :P
    "Poster per Wien, Extended Abstract da correggere un po', presentare il draft di un paper, due righe per il topic di un altro ... e un altro abstract da fare per metà aprile."
    Quanche volta dovrai dirci di quale campo della fisica ti occupi... ;)

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  20. Si, ma per noi veri miopi è un'offesa vivente ;-)

    Ahime cara Colei, mi occupo di fisica di bassa lega, le cose davvero cool le ho lasciate a Milano ...

    A presto :-)

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